
Gone Girl, lo specchio di Narciso
February 23, 2015 0 By Gabriele Barducci– Ti chiami?
– Amy
– Ah, Amy. Ma chi sei?
Così recitano i due protagonisti durante i primi minuti del film, flashback atti a mostrarci il primo incontro tra Amy e Nick.David Fincher ama narrare e destrutturare storie. Con Gone Girl, raggiunge il massimo dei due aspetti citati prima. Davanti una realizzazione tecnica come sempre eccellente e di qualità, c’è un aspetto di una raffinatezza inaspettata: il personaggio di Amy, appunto la Gone Girl del titolo, interpretata da Rosamund Pike.
C’è sì una storia di una coppia e di un matrimonio e di come questo viene prima costruito e distrutto, ma lo vediamo attraverso la penna e il diario di Amy. L’ambiguità del racconto e di quella sottile linea che divide la realtà dalla finzione è racchiuda già dalla prima scena, parole dure e criptiche davanti a un lui che accarezza dolcemente i capelli di lei. Chi è Amy e chi è Nick, ma ancor di più, chi è la “amazing Amy”?
Costretta a vivere in un costruito e finto modello di persona, la fuga di Amy rappresenta, da lei espressa nella seconda parte del film, la sua morte, il suicidio di quello che lei non è mai stata veramente ma semplicemente un costrutto di quello che altri volevano, prima dai genitori e poi dal marito.
Si parla di suicidio e non di omicidio perché ora lei può decidere della sua vita, se e come cambiare colore dei capelli, cosa mangiare e non sentirsi più in dovere di rimanere in linea. Eppure la sua fuga la renderà più debole del previsto, smarrita e derubata.
Come un Narciso bisognoso del suo specchio, Amy ha bisogno delle telecamere puntate nella finta realtà che ha costruito e sente il bisogno di essere sotto quei riflettori ma a modo suo. Semplici camere di sorveglianza di una casa, non sono sufficienti.
Gone Girl, ancor prima di essere un racconto e una metafora sul matrimonio, è un racconto di una femminilità non più naturale ma costruita per creare un falso sé, una maschera per nascondere il nostro vero nemico, noi stessi, costretti a dei modelli imposti a cui non ci ritroviamo mai, vittime di scelte altrui.
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
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