La scomparsa di Eleanor Rigby, due storie, un amore, un dolore

 

LUI

“There’s only one heart in this body
Have mercy of me”.

Così possiamo ascoltare durante le prime battute di Lui, ed è proprio quello che vedremo per il resto dei 90 minuti di pellicola, questo cuore distrutto che cerca di smettere di perdere sangue e continuare a vivere.
Nonostante il titolo di questo progetto riporti subio a Lei come protagonista assoluta, la suddivisione in due distinti film, rende una visione ampia su quello che è stata una grandissima storia d’amore ma ora alla deriva. Non ci sono grandi situazioni narrative, neanche frasi memorabili per lasciare scolpito questo film tra i migliori del genere drammatico/sentimentale, ma soltanto una storia, forse la più convincente vista negli ultimi anni. Ed è proprio questo il punto di forza, rendere la messa in scena reale, sentirne quasi il gusto, l’odore, il sapore di reale che c’è, in tutto il progetto.

Per quanto il titolo metta al centro di tutto Lei, forse la parte più interessante per quanto riguarda i risvolti psicologici e le sfumature del personaggio di Eleanor, anche Conor, Lui, è necessario per portare a termine il lavoro al 100%.
Dimenticatevi quei bei personaggi maschili forti e duri come la pietra, che lasciano la casa con un “francamente me ne infischio”, qui Conor è allo sbando. La sua Eleanor è scomparsa, ha tentato il suicidio gettandosi da un ponte e dopo aver lasciato l’ospedale, le notizie su di lei sono poche. Dov’è? Perchè non si fa sentire con il marito? Cosa l’ha portata a compiere quel gesto? Non ci sono spiegoni necessari, perchè vedendo i due film (consiglio prima la visione di Lui, la più semplice e diretta, poi Lei, la più complessa, interessante e anche parte più lunga per quanto riguarda il minutaggio) scopriremo tutto, una tassello alla volta, tutto il puzzle prenderà forma, senza lasciare punti vuoti.
Nonostante la parte di Lei sia la più completa e più interessante, c’è molto da raccontare anche per Lui, che si pone dall’altra parte di Lei: Lui tiene alla vita, continua a camminare cercando di passare avanti al terribile lutto che ha colpito la sua famiglia e il seguente allontanamento dalla moglie. Il lavoro, il rapporto conflittuale con il padre, tutto parlerà di Lei.
Due film per due visioni differenti, ma il dramma è lo stesso. Se Lei vomita tutto il suo dramma in pubblico, Lui lo vive interiormente. Sembra quasi un personaggio freddo, senza anima, che ha subito un lutto la mattina e la sera stessa “ha messo tutto nel ripostiglio e poi ha ordinato la cena al telefono”. Ognuno ha un proprio modo di affrontare situazioni spiacevoli e come Conor cerca di non manifestare il suo dolore, sarà proprio Lei a procurargli l’ennesimo dramma, quello del suo gesto estremo e farlo entrare nell’ennesimo tunnel.
Conor continuerà ad andare avanti, fermo nella sua convinzione che solo guardare avanti e proseguire per la sua strada sia la soluzione, ma il padre gli lascerà in gestione un ristorante e “purtroppo alcuni vecchi clienti non si vedono più, sono come ‘scomparsi'”; tutto muta e tutto cambia, un ristorante ha bisogno di qualcosa di nuovo, come Conor ha bisogno di un nuovo impiego, una nuova giacca da indossare, lasciar perdere tutto, cambiare per del tempo, ripensare a quello che ha fatto e forse capire cosa ha sbagliato, guardare e pensare al passato e, come suggerisce uno dei due finali, c’è ancora una speranza per i due. L’importante è saper fermarsi e guardare dietro.

-Gabriele Barducci

 

LEI

Una giovane coppia perde un figlio. Come sopravvivere ad una tragedia del genere? Cosa fare per tornare a vivere? C’è effettivamente qualcosa da fare per ridare senso alla propria esistenza? Famiglia, parenti, colleghi, amici sono importanti, ma di fronte ad un vuoto così lacerante e abissale è fondamentale scollegarsi da tutto e sparire. Sul serio. Per un bel po’ di tempo. Questo è ciò che fa Eleanor Rigby (Jessica Chastain). Raccontare una medesima storia da due punti di vista può essere un rischio, ma non in questo caso. La forza del film sta nel decentrare la verità delle azioni compiute a favore del ricordo, diverso a seconda dei due protagonisti. La parte dedicata a lei tratteggia i confini di una personalità molto più complessa rispetto a quella del marito Conor (James McAvoy), per tale ragione le viene dedicato molto più tempo. Addirittura il titolo del film si riferisce a lei e lei sola, rendendo palese chi sia la vera protagonista. Lei compie un gesto estremo come buttarsi giù da un ponte, lei scompare e lascia il marito, lei sparisce per un bel po’ di tempo, lei ritorna sui suoi passi. È lei a dare un senso, di volta in volta, alle loro vite, è lei che illumina, come una lucciola che danza nell’aria, la via da percorrere per entrambi, insieme. E non c’è nessuna fretta in tutto questo percorso, il tempo passa, ma mai troppo velocemente. È opportuno allontanarsi da quello che si è diventati per cambiare veramente, con tutta la calma, la pazienza, la sofferenza di cui far tesoro, necessari per dare davvero una svolta alle proprie esistenze. Questo è ciò che fa Eleanor, in una maniera anche egoistica (lasciando il marito a occuparsi di disfare la loro casa, intrisa di ricordi dolorosissimi, per esempio), ma pur sempre volta a trovare una soluzione per uscire dalla loro situazione. C’è in Eleanor quel bisogno di appartenere a qualcosa, di tornare a far parte dei meccanismi naturali della vita, scontrandosi con ciò che non capisce, cercando di trovare un nuovo senso a cui aggrapparsi, una nuova versione di se stessa, una prospettiva differente per tornare ad avvicinarsi a Conor, il quale -senza forse rendersene completamente conto- continua ad aspettarla, perché non saprebbe fare altrimenti.
In più momenti è visibile nella casa dei genitori di Eleanor la locandina del film Un uomo, una donna (1966) di Claude Lelouch, un’altra storia di amori finiti, morte, distacco, lontananza, ricongiungimento. Vent’anni più tardi il regista francese ne realizzò un seguito. Se Ned Benson, in qualche modo, voglia seguire le orme di Lelouch non è dato sapere, ma non si può considerare casuale o fortuito il collegamento metacinematografico che quella locandina rappresenta. Quella di Eleanor e Conor è una storia di esseri umani, di un uomo e una donna, che, colpiti dalla tragedia più grande che può capitare a due genitori (perdere un figlio), reagiscono diversamente alla vita. Ma qualsiasi scelta facciano e qualunque sia la nostra posizione a riguardo, loro rimangono veri, magari incoerenti, disprezzabili, ma sempre credibili. E non è così frequente potersi permettere un’affermazione del genere nei confronti del Cinema a noi contemporaneo.

-Simone Tarditi

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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