Ex Machina, corruzione e paura della macchina uomo

Ci sono film di fantascienza e film di fantascienza.

Da una parte abbiamo quel bisogno fisico e, nella gran parte dei casi, autodistruttivo di rappresentare la fantascienza con immagini sempre più grandi, colorate e pop come l’Ultron di Joss Whedon che decide dietro ai suo occhi rubini e lega in titanio vibranio di muovere il grande teatrino della noia e della approssimazione degli Avengers.

Da l’altra parte abbiamo una fantascienza prettamente teorica e l’abbiamo vista in tantissimi film quest’anno, tra cui Automata e Humandroid/Chappie.

Non è neanche un caso che, volendoci mettere dentro anche Avengers, tutti questi film vogliano trattare il tema della fantascienza attraverso l’IA, l’Intelligenza Artificiale e tra questi Ex Machina è forse il più grande compendio mai scritto e girato.

La trama, come per i più grandi film, si presenta della più semplice: un genio programmatore ora miliardario (Oscar Isaac) invita nella sua tenuta personale, isolata da tutto e tutti, un suo dipendente (Domhnall Gleeson) per testare Ava (Alicia Vikander) primissima intelligenza artificiale realizzata dal miliardario. Il test è il più semplice e ancora utilizzato, il Test di Turing, atto a verificare se le risposte che riceviamo alle nostre domande siano frutto di una programmazione o di una vera e propria intelligenza artificiale.

Ex Machina lavora tantissimo con il mezzo della sceneggiatura e bisognerebbe fermarsi parola per parola per analizzare ogni singola sfumatura.

Oscar Isaac è la vera sorpresa del film, oltre a confermarsi l’ottimo attore che conosciamo, tutto il film gira biblicamente attorno a lui e a quello che lui riuscirà a creare.
Sappiamo, dagli eventi del film, che lui in giovanissima età ha creato il più grande motore di ricerca per il web e da lì è partito tutto il suo impero economico e tecnologico. Da esso, con il passare degli anni, il suo pensiero muta: dalla creazione di un motore di ricerca e quindi la possibilità di condivisione del sapere del web, alla creazione di un vero e proprio contenitore dove gestire e dare ‘vita’ a queste informazioni.
Appunto, un’intelligenza artificiale.

C’è qualcosa di tremendamente classico e perfetto nella realizzazione claustrofobica di questo film, non tanto nella location kubrickiana e minimale, quanto nel messaggio, in uno dei tanti, del film che riprende alla fine molto del filone di film con le macchina, ovvero, la paura dell’uomo verso di esse.

Alex Garland, ottimo sceneggiatore che qui si cimenta anche come regista (promosso a pieni voti) nei suoi film ha sempre avuto a cuore la posizione dei propri personaggi all’interno di una piramide sociale, i ruoli che ognuno di questi assume. Prendete per esempio 28 Giorni Dopo; le attente visioni mostrano come da temere non sono tanto i non morti, ma la classe dei militari, che verso la fine del film, prendono i nostri protagonisti dentro la loro villa con la promessa che si rivelerà vana, di protezione e ‘futuro’. I veri zombie di 28 Giorni Dopo sono i militari stessi, grande potere in mano alle persone sbagliate che renderanno il protagonista (Cillian Murphy) uno spietato assassino.

Oscar Isaac deciderà quindi di costruire Ava ma gli darà delle sembianze femminili (sono arrivate molte critiche di misoginia al regista). Perché questo? Il miliardario si scoprirà come il classico marito violento verso la propria moglie e le mosse successive sono delle più lapalissiane: la ricerca della libertà, della voglia di vivere.

Ex Machina non affronta solo il concetto di ‘vita’ inteso come un processo di evoluzione che deve e vuole andare avanti (come avevamo visto in Automata), quanto il cercare la radice del problema della nostra fobia contro le macchine: tutto viene da noi.

La paura che abbiamo verso le macchine non è altro che la semplice paura primordiale dell’essere umano, che come tale costruisce qualcosa somigliante a lui (Ava e gli altri automi avranno sembianze femminili con ogni attributo sessuale possibile), chiaro segno di sostituzione a Dio da parte del miliardario, ma allo stesso tempo i suoi comportamenti violenti porteranno questa Intelligenza Artificiale da lui creata a cercare aiuto, in questo caso nel personaggio di Gleeson, un pubblico inerme che non fa altro che domandarsi se Ava è veramente una IA funzionante o solo una programmazione subdola dell’ancora più sadico miliardario e quando i due uomini cominceranno a perdere ogni barlume di umanità, il giovane malcapitato comincerà a non capire più chi è macchina e chi umano, Ava prenderà sempre più sembianze umane e ottenere la sua vendetta.

E’ un film di fantascienza, come è un film Thriller e come è un film horror. Un semplice, graduale ma necessario processo che il film affronta in maniera raffinata e stomachevole.

Dopo Wall-E della Pixar, nulla è stato più come prima, le IA non sono più nostre nemiche, ma anzi, sono loro che provano più sentimenti degli uomini, corrotti fino al midollo dal potere e dall’egoismo e quindi, sono loro l’unica salvezza, non per gli umani, ma per la vita.

La paura verso Ava che proveremo man mano nel film è causata da un uomo che passa la mattina a fare esercizi e bere frullati per arrivare alla sera e sbronzarsi puntualmente. Non certo diverso da persone che dietro una scrivania prendono decisioni per un intero paese facendoci poi vedere con occhi pieni di dubbi e disprezzo il prossimo.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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