Dark Places, non tutte le storie oscure ci interessano

Dark Places è la classica trappola per topi: si posiziona l’esca viva e succulenta, ci avviciniamo e rimaniamo incastrati in questi 110 minuti di nulla.
Possiamo già vedere come è stato ideato questo film: una chiamata sul carro dei vincitori, seguendo il successo del Gone Girl di Fincher, si opzionano i diritti di un altro romanzo di Gillian Flynn, Nei Luoghi Oscuri (Dark Places), si mette insieme un cast interessante, con tanto di attrice protagonista nelle vesti di produttrice e si cerca il successo facile, ma questo non arriva. Ironia della sorte, il film di produzione franco-americana, fatica addirittura a trovare una distribuzione tanto da trovare vita solo su internet, on demand e viene trascurato dai più.

Ma perchè? Cos’è andato storto?

Per affrontare questa analisi, tenete sempre conto che l’ultimo di Fincher, il già citato Gone Girl, è stato considerato da molti un film sopravvalutato.
Il regista francese Gilles Paquet-Brenner si tuffa a capofitto sul progetto, tanto da portarlo in première già a marzo 2015. Insomma, il tempo di capire se Gone Girl sarebbe andato bene o meno e poi iniziare subito la pre-produzione.
Il cast attira, Charlize Theron e Nicholas Hult freschi di Mad Max: Fury Road, Christina Hendricks è sempre bello vederla, Chloe Grace Moretz , Corey Stoll e Tye Sheridan completano il quadro.
Il racconto si perde in due linee temporali diverse, una del 1985 dove assistiamo a quello che porterà al massacro dell’intera famiglia di Libby Day (Charlize Theron da adulta), massacro per cui verrà accusato il fratello (Tye Sheridan da ragazzo, Corey Stoll da adulto). Dall’altra parte abbiamo i giorni nostri, dove Libby, donna completamente asociale, morta interiormente e a corto di soldi, viene contattata da Lyle (Nicholas Hult) e le propone di partecipare ad un incontro del loro Kill Club, un gruppo di persone appassionate di crimini irrisolti o fatti di sangue che hanno sconvolto l’America. La richiesta è di andare a trovare il fratello in prigione per far emergere la verità.
Inutile dire che il titolo del film riassume perfettamente lo stile narrativo e quello che ci troveremo davanti: ripercorrere tutti quei posti, quei luoghi e quelle persone che hanno portato Libby ad essere la donna scostante che è ora ma allo stesso tempo, questo porterà a galla ricordi che la stessa ragazza, metaforicamente e fisicamente, ha cercato di nascondere per tenerli al buio e non farli mai più uscire.

Il materiale da portare su schermo è tanto ed è proprio questo l’unico e grandissimo difetto che ci ha veramente lasciati indifferenti e freddi davanti un film del genere, una gestione confusa, superficiale, alcune volte rappresentata stereotipando i classici luoghi comuni che non rispecchiano assolutamente la realtà e che sembra quasi voler ridicolizzare alcune situazioni o realtà che veramente viviamo, per osmosi, tutti i giorni.
La crisi economica, la continua ricerca di un lavoro come di una stabilità mentale, le bugie, la droga, il satanismo (si evince una chiara e viva paura dell’America, rievocando casi macabri come il più famoso di Charles Manson), violenze domestiche e l’accusa di abusi sessuali su minori (come lo stesso sesso, che viene vissuto liberamente e con le conseguenti gravidanze di adolescenti).
Sulla carta sembra essere un film forte, di quelli dove c’è bisogno di perdersi in questi personaggi che sono alla sbando e che non sono altro che lo specchio dello stesso paese che manca di una forma di speranza o futuro, ma ci accorgiamo che nulla si incastra come dovrebbe, ogni situazione o twist di trama serve soltando per arrivare alla fine del film e lo fa con fatica, arrancando, inciampando, rendendo vano ogni singola scena vista pochi minuti prima.

Arriviamo a fine visione che viene da chiederci “ma perchè dovrebbe importarmi di tutto questo schifo o situazione deprimente?”. Ci sono viaggi e viaggi verso l’oscurità di un paese o di una persona, realizzati con tatto, che portano la storia narrata sulla nostra pelle facendoci provare le stesse sensazioni dei protagonisti che vediamo su schermo, ma qui tutto questo manca rendendo il racconto pretenzioso e finto al 100%.
E a conclusione di questo, non capiamo veramente come possa essere considerato un film sopravvalutato Gone Girl, quando poi ci troviamo davanti prodotti del genere.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

You may also like...

Condivisioni