Beasts of no Nation, un superbo processo di disumanità

Lido di Venezia, seconda giornata della mostra d’arte cinematografica.
Oggi si da il via alle proiezioni dei film in concorso per l’ambito Leone d’oro e l’aria che circonda il palazzo del cinema profuma di adrenalina e curiosità. Ma se c’è una cosa che ho imparato nella mia vita da cinefilo è mai farsi grandi aspettative, si corre il rischio di rimanere profondamente delusi. Ma quando si è in coda per entrare in sala grande per assistere alla prima mondiale di Beasts Of No Nation di Cary Fukunaga, ogni preconcetto e raccomandazione va a farsi benedire. Prendi posto in galleria, ti metti comodo ed attendi che le luci calino.
La pellicola inizia e ciò che hai di fronte è uno scenario allegro e confortevole: bambini di colore che giocano con una vecchia televisione malfunzionante ed imitano i loro programmi preferiti. Ma presto quel sorriso tenero che hai in volto si spegne e per tutta la durata del film ti accorgi che hai un dolore fastidioso, la tua mandibola è paralizzata, aperta in un’espressione di sgomento.
Dalla primissima visione del trailer, c’era da aspettarsi un film tenace e d’impatto, ma la crudezza è disarmante, Fukunaga questa volta non si è risparmiato e ci ha offerto scene di una violenza sconvolgente. L’immagine di un bambino che brandisce con disinvoltura un macete non è certo qualcosa di facilmente dimenticabile.
Ma ehi, il titolo del film parla chiaro: Beasts Of No Nation, un lungo ed inesorabile processo di disumanizzazione. Questi bambini infatti, scelti ed addestrati per divenire criminali senza pietà al servizio di un Idris Elba mai così imponente, invece di crescere, maturare come ogni fanciullo fa nel corso dell’infanzia, subiscono attivamente un processo inverso. La storia del piccolo Agu (il giovane Abraham Attah, al suo esordio sul grande schermo) ci distrugge internamente. Assistere alla trasformazione da innocente e spensierato bambino a bestia, ci porta a pensare che violenza e crudeltà colpiscono chiunque, anche i cuori più puri.
Agu, da spettatore indifeso dell’omicidio dei suoi genitori, perde ogni barlume di purezza ed agisce trascinato dalla brutalità e dalla foga compiendo scelte che non hanno un briciolo di moralità.
Se il fine del rinomato regista della grandiosa prima stagione di True Detective era quello di lasciarci senza parole, è riuscito nel suo intento.
Si sente già il profumo di vittoria? Mah, chissà! Certamente questa pellicola non risparmierà ai critici elogi o meno. Noi di Vero Cinema siamo usciti dalla proiezione più che soddisfatti.

Angelica Lorenzon

Angelica Lorenzon

"I know everything, everything but myself."
- François Villon
Angelica Lorenzon

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