It Follows, il terrore di essere giovani

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Jay vive con la madre e la sorella in un sobborgo residenziale. È bellissima e i bambini del vicinato la spiano spesso mentre prende il sole nella misera piscina prefabbricata nel suo giardino. Lei però li lascia fare sorridendo, rivolgendo tutti i suoi pensieri a Hugh, un ragazzo che ha da poco conosciuto.

Al loro secondo appuntamento, dopo un rapido rapporto sessuale consumatosi nella macchina del ragazzo, Jay viene narcotizzata da Hugh e portata, legata ad una sedia a rotelle, in un luogo isolato dove il giovane le spiega come il loro incontro abbia tragicamente segnato il loro destino. Da quel momento una figura misteriosa, capace di cambiare aspetto, seguirà lentamente e inesorabilmente Jay fino a quando lei non sceglierà di “passare” la maledizione a qualcun altro.

It Follows, secondo lungometraggio del regista e sceneggiatore David Robert Mitchell, è una sorprendente pellicola che cristallizza la gioventù di un sobborgo americano (quello problematico di Detroit che il regista aveva precedentemente affrontato nel suo primo lungometraggio The Myth of the American Sleepover) intrappolata fra l’attesa di una vita diversa da adulti e la dimensione tardo-adolescenziale che la vuole ancora intrappolata nelle case dei genitori a scimmiottare nostalgicamente l’infanzia.

Il sesso diviene una distrazione accettabile, anche se non sufficiente, e un rito di passaggio che in It Follows è però capace di trasmettere, come un virus, l’orrore di una presenza misteriosa e letale che inizia a perseguitarti.
Una regia minimalista ed equilibrata quella di David Robert Mitchell che si pone al servizio di un’opera scevra da quell’isteria tipica di certo cinema horror, ma che punta a mettere in scena piuttosto la paranoia che, dilagante, coinvolge i protagonisti tutti troppo giovani e innocenti per avere “maturato” degli spettri che tornino a perseguitarli.
Senza brandelli di pelle cadenti, occhi fuori dalle orbite o carni in bella vista, le presenze di It Follows con la loro sconcertante apparente normalità riescono a intimorire facendo sì che protagonisti e spettatore riescano ad intravedervi qualcosa di familiare e al contempo fortemente disturbante.

Interessante esperienza cinematografica che, con un attento uso di luci, spazio e geometrie suburbane, concede davvero molto poco alla atmosfere horror di impianto classico, per concentrarsi sui volti, e in particolar modo sugli sguardi, dei ragazzi in fuga dai fantasmi del presente verso la speranza di un nuovo futuro.

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Caterina Liverani

Caterina Liverani

"Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome."
- Paul Eluard, Libertà
Caterina Liverani

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