Black Mass, una macchia nera in espansione

Difficile decifrare le opinioni che vengono da chi ha modo di vedere alcuni film in programmazione nei Festival cinematografici più importanti del globo.
Nel caso del festival di Venezia, oltre al già citato e analizzato qui su Vero Cinema, Everest, un altro film aveva attirato la nostra curiosità, il terzo lavoro da regista di Scott Cooper, Black Mass.

Il genere gangster è uno dei più vecchi del cinema, è nato con esso e lo ha accompagnato decennio dopo decennio, evolvendo sempre di più o ripetendosi. I tanti commenti non entusiasmanti dal Lido sentono la necessità di essere analizzati per scoprirne il vero significato. Everest è un film brutto per i suoi motivi e ancor di più, non era assolutamente un film per una cornice ‘raffinata’ come quella di Venezia, Black Mass invece sembrava l’ennesimo gangster movie dove Cooper non riusciva a portare nulla di nuovo.
In parte è vero, ma bisogna analizzare bene la contestualizzazione in cui Cooper porta avanti il suo film.

La storia vera è quanto di più semplice, James ‘Whitey’ Bulger è un criminale di origini irlandesi che si troverà a fare un patto con l’FBI: quest’ultima nasconderà tutte le sue azioni se lui e la sua Winter Hill Gang riuscirà a scacciare da Boston la Mafia italiana. Inutile dire che questo accordo darà una libertà mostruosa a James Bulger che inizierà senza sosta la sua scalata al potere, mentre l’ufficio dell’FBI verrà messo in sospetto per favoreggiamento della criminalità.
Del grande cast presente, sono tre i personaggi su cui bisogna soffermarci, James Bulger (Johnny Depp), l’agente dell’FBI  John Connolly (Joel Edgerton) e Billy Bulger (Benedict Cumberbatch), fratello di James ma dalla professione assolutamente inversa, un potente senatore. Scopriamo che tutti e tre sono cresciuti insieme e tra loro c’è un estremo rispetto; James non infastidisce il lavoro politico del fratello Billy e questo non giudica la vita da criminale di James dato che entrambi sono semplicemente due uomini, due fratelli, davanti gli occhi della loro madre con cui passano più tempo possibile pranzando con lei. Sarà proprio John Connolly che intravedendo una brillante carriera nell’FBI darà carta bianca a James Bulger, così da fargli eludere le leggi e sbarazzarsi entrambi di Cosa Nostra.

Paradossalmente, sarà proprio John Connelly a dare vita alla Black Mass: James e la sua Winter Hill Gang commetterà ogni sorta di crimine senza essere infastiditi da nessuno.
James Bulger diventerà a tutti gli effetti una macchia d’olio che si espanderà senza sosta e colorerà di nero qualunque cosa riuscirà a toccare.

Questa è una delle letture più affascinanti della pellicola di Scoot Cooper, sposta l’attenzione non tanto sugli eventi reali (narrati in una forma romanzata che potrebbe dar fastidio), quanto sulle conseguenze. James Bulger non è a tutti gli effetti il vero protagonista, lui è solo una bomba, vediamo cosa capiterà alla sua persona e cosa lo farà esplodere ma le nozioni più importanti e stimolanti le vediamo nelle persone che gli sono accanto e che verranno toccate dall’esplosione.
Il cinismo di James aumenterà di pari passo al potere che otterrà nelle strade di Boston, perdendo il controllo e ogni forma di limite. La stessa professione del fratello Billy verrà messa in discussione , ma nessuno vorrà staccare la spina; la vita di strada è difficile per tutti, specialmente per loro tre che da piccoli si sono dovuti fare forza a vicenda per emergere dallo schifo del ghetto Bostoniano e cercare una propria identità, ognuno prendendo la propria strada, ma sempre portando rispetto agli altri due.

Per James, John non è lo sporco federale maiale come lo sono tutti gli altri. C’è una frase che viene detta da James che riassume il messaggio “per noi cresciuti in situazioni difficili, vale di più una parola o una stretta di mano che una firma su un foglio”.
Riprendendo il suo precedente lavoro, Out of the Furnace – Il fuoco della vendetta, Scott Cooper compie il salto avanti, ci mostra l’evoluzione del marcio con cui viviamo quotidianamente, di come questo ci modella e come, dietro un distintivo, qualcosa di oscuro possa sempre nascondersi.

Black Mass non è un film perfetto ma mostra un’evoluzione tecnica da parte di Scott Cooper veramente impressionante, il suo continuo lavorare con dei personaggi ai margini della società e in questo caso, mostrare il doppio, non concentrarsi troppo su un personaggio, anzi metterlo al centro ma poi mostrarci come alcune tristi pagine di cronaca sono state scritte per l’egoismo di altri.
Quegli altri che dovrebbero proteggerci.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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