Suburra, la pioggia color nero su Roma

La pioggia incessante, violenta, cade sulla notte di Roma. Nelle stanze papali, il Santo Padre si confida: le sua dimissioni sono vicine.
Nei sottoborghi di Roma intanto, prende piede un grandissimo progetto: criminalità, politica e Chiesa insieme per un grandissimo appalto che porterà Ostia, cittadina del litorale romano, a diventare una piccola Las Vegas.
Il politico Pierfrancesco Favino, dopo aver passato la notte con due prostitute in una camera d’albergo, esce fuori dalla finestra e piscia. Essenzialmente, piscia su Roma. In una situazione analoga, Numero 8, il boss della criminalità di Ostia, immagina come sarà la sua città tra pochi anni; un sogno difficile che finalmente ha le sue basi per essere realizzato.
Il cuore di tutto questo è Claudio Amendola, Samurai, ex membro della temibile Banda della Magliana e ora unico punto di riferimento per tutta la criminalità romana. Quello che facilmente si puo’ identificare come Re di Roma.

Suburra è un grandissimo film. Non privo di difetti, ma grande prodotto cinematografico. Anzi, grande prodotto italiano.
Stefano Sollima è una piccola realtà che dovrebbe essere preservata invece ci troviamo di nuovo a dover leggere critiche. Parole e frasi messe insieme da un pubblico che purtroppo (o per fortuna) non ha la competenza per distinguere i diversi prodotti cinematografici che gli vengono proposti in sala tra un Luca Argentero o Paolo Ruffini.

Le realtà che vuole mettere in scena Sollima sono delle più scomode, di quelle che forse non ci interessano ma che ci basta ascoltarle al telegiornale. Con la serie di Romanza Criminale e il film A.C.A.B. prima e ora con la serie di Gomorra e Suburra, il genere thriller/noir sembra trovare una nuova linfa nelle mani sapienti di questo regista, figlio d’arte che si sta confermando sempre più una realtà gustosa per chi di cinema ne è affamato e vuole qualcosa di più.
Suburra non è un film rivoluzionario, ma è cattivo, violento, duro, attuale, 130 minuti pieni, ogni singolo fotogramma studiato al dettaglio e nulla lasciato al caso. Il regista si permette anche di creare un film con una valenza estetica sufficiente a tenere alta l’attenzione anche in assenza di trama.

L’incessante pioggia che colpisce la Capitale è segnata con un conto alla rovescia, che ci preannuncia l’Apocalisse, la fine di ogni cosa.
L’acqua che scende dal cielo sembra voler pulire tutto il nero e marcio che troviamo nel grande parco d’attori e caratteristi che ci accompagnano per tutto il film e saremo lì a cercare di capire per quanto ancora le fogne della città potranno contenere tutta questa violenza prima della saturazione.

Non siamo troppo lontani dalla realtà ed è forse questo uno dei punti forti del film: Suburra parla della difficoltà di prendersi le proprie responsabilità e ancor di più, di rendersi conto delle proprie azioni. Ogni personaggio viene risucchiato nello stesso buco nero di violenza che pensavano di poter aggirare senza problemi.
Numero 8, miglior personaggio del film, rappresenta totalmente l’idea citata prima: la rabbia, il sogno, l’orgoglio, l’amore, sentimenti contrastanti che rendono la visione della realtà sempre distorta e la difficoltà di dare il giusto valore alle cose che vogliamo e che abbiamo.

Suburra è un film da scoprire. Potremmo parlare di altre tante cose, ma non ci sembra giusto dato che la potenza della pellicola è proprio quella di catturarti, ti prende per il collo e ti sbatte per terra, per quanto male possa fare, ma è necessario.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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