La tomba delle lucciole, la guerra non guarda in faccia nessuno.

È risaputo che in ambito cinematografico l’animazione made in Japan è una realtà pressoché inesplorata e che se non fosse per la distinta fama che porta il nome di Hayao Miyazaki, nei nostri cinema non arriverebbe nemmeno uno straccio dei tanti capolavori firmati Studio Ghibli.
Ma se la colpa di questa mediocre diffusione dell’animazione nipponica è da attribuire alla distribuzione italiana che spesso e volentieri predilige prodotti di dubbia qualità ostacolando pellicole nettamente più meritevoli di attenzione, anche noi umili divoratori di pop-corn commettiamo fallo quando ci limitiamo ad elogiare il signor Miyazaki ignorando altri suoi illustri colleghi che di certo non valgono meno e che oltretutto giocano nella stessa squadra.

Questo è il caso di Isao Takahata, co-fondatore dello Studio Ghibli dal 1985 che ha vissuto sempre nell’ombra del suo compagno di lavoro, ma che non è passato inosservato per chi come noi di Vero Cinema, cresciuti a pane e film, non si sono mai tirati indietro dinanzi alla possibile scoperta di registi con la “r” maiuscola.
Serie come Heidi e Lupin portano la firma di Takahata, ma la vera punta di diamante che consacra il regista come uno dei migliori animatori viventi sulla Terra è lo straordinario capolavoro “La tomba delle lucciole” (火垂るの墓, Hotaru no Haka), pellicola del 1988 basata su un racconto semi-autobiografico dello scrittore giapponese Nosaka Akiyuki.

Nell’ultimo anno, diversi film prodotti dallo Studio Ghibli sono stati restaurati e proiettati nei cinema della nostra penisola, ed il 10 ed 11 novembre 2015 tutti noi avremmo modo di assistere alla visione nelle sale di “La tomba delle lucciole”, godendo oltretutto di un nuovo doppiaggio curato da Gualtiero Cannarsi.
Voglio essere chiara con voi. Se il mio intento fosse quello di convincervi ad andare in massa al cinema, potrei benissimo chiudere quest’articolo qui, ribadendo e sottolineando il nome dello Studio Ghibli e sono certa che tutto ciò basterebbe. Ma dato che il mio fine è ben diverso e ciò quello di illustrarvi la grandezza di quest’opera, mettetevi comodi perché per quanto, a mio avviso, sia impossibile rendere giustizia a questo film, m’impegnerò in questo tentativo.

La prima precisazione che è doveroso fare, affinché non vi facciate false aspettative, è che il modo di vedere e fare cinema di Takahata è nettamente distante da quello di Miyazaki. Dunque sin da ora dimenticate i mondi fantastici e le atmosfere fiabesche di quest’ultimo, perché Isao Takahata è diametralmente opposto seppur complementare. Entrambi i registi trattano nei loro film diversi temi importanti, ma è decisamente diverso come questi vengono elaborati e presentati.
“La tomba delle lucciole” ci mostra una spietata lotta per la sopravvivenza in una Kobe del ’45 distrutta dai bombardamenti americani, descrivendo non tanto la guerra quanto le sue conseguenze e la profonda miseria che ha lasciato, il tutto con una grande umiltà e trasparenza.
Nessun abbellimento, nessun ricamo, non è nelle intenzioni di Takahata quello di aiutarvi a mandar giù la pillola. E questo lo si coglie dalla primissima scena del film che ci presenta il nostro protagonista Seita, un ragazzino di quattordici anni, che muore di stenti in una stazione circondato dall’indifferenza dei passanti.
Non è un semplice film d’animazione, questa è la cruda testimonianza di una realtà che l’intero Giappone mai dimenticherà.
La guerra in questo film viene vista dagli occhi di due bambini, appunto Seita e la sorellina Setsuko, una dolce e tenera bambina di cinque anni, due innocenti che perdono prima la propria casa e poi la madre a causa dei bombardamenti, e che quindi devono farsi forza cercando di sopravvivere alla fame che non ha pietà per nessuno. Dinanzi all’orrore che subiscono, le uniche gioie e distrazioni sono una scatola di latta di caramelle e le lucciole che vivono sulle sponde di un lago vicino ad una grotta nella quale i due fratelli troveranno rifugio.
La figura delle lucciole è essenziale e metaforica, associata alle brevi vite dei kamikaze e degli sfollati. Ma Seita e Setsuko non sono solo vittime della guerra, ma anche dell’insensibilità e dell’egoismo degli adulti che hanno a cuore solo i propri interessi. Ma è davanti a realtà come queste che si capisce quanto l’affetto non basti a salvare la vita delle persone che più abbiamo a cuore.

 

Ci sono film che ti fanno piangere, altri commuovere ed altri ancora come “La tomba delle lucciole” che ti distruggono senza pietà. Tutto ciò senza forzature, senza l’utilizzo di musiche dalla presenza ingombrante, ma lasciando spazio al pessimismo esistenziale del regista che non ci risparmia scene non adatte ad un pubblico piccolo, come fosse comuni e cadaveri divorati dalle fiamme. E ciò che ancora più spiazza e ci lascia disarmati è la tenerezza che alberga nei cuori dei due giovani protagonisti, che vivono nell’infantile ignoranza di non prevedere l’amaro destino che li attende. La loro purezza li rende ciechi davanti alla natura del male. È forse per questa ragione che più anziani si diventa, più freddezza acquisiamo. Molto probabilmente l’uomo matura in questo modo per sopportare la dura realtà della vita. Questa è perlomeno la visione del regista.

Più aumenta l’orrore, più cresce in noi la commozione.
Per il popolo giapponese sarebbe più semplice dimenticare, ma questo non li renderebbe delle persone migliori, né li aiuterebbe. È anzi giusto e doveroso vivere il ricordo di quella tragedia, tanto che ancora oggi ogni anno viene puntualmente trasmesso in tutte le tv giapponesi “La tomba delle lucciole”, insieme ad “Hadashi no Gen” di Mori Masaki, altro classico che descrive gli atroci avvenimenti di Hiroshima e Nagasaki.

“La tomba delle lucciole” di Isao Takahata segna una netta linea di demarcazione dividendo tutti i film d’animazione creati precedentemente, non solo perché presenta un taglio documentaristico che semplifica ed eleva la realtà, ma anche perché è il primo lungometraggio dello Studio Ghibli a proporre l’animazione delle bocche sincronizzata ai dialoghi.

Essendo un film d’animazione, forse molte persone non lo prendono sul serio, sottovalutando la sua profonda anima ed il messaggio che vuole lasciare, ma posso garantirvi che “La tomba delle lucciole” è uno dei migliori film di guerra che sia mai stato realizzato. A voi il giudizio.

Angelica Lorenzon

Angelica Lorenzon

"I know everything, everything but myself."
- François Villon
Angelica Lorenzon

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