The Wolfpack, sei fratelli separati dal mondo

The-Wolfpack_poster_goldposter_com_1“The Wolfpack” è il documentario d’esordio di Crystal Moselle, che ha deciso di raccontare la storia dei sei fratelli Angulo, cresciuti nell’ East Side di Manhattan da madre americana e padre peruviano, seguace del culto Hare Krishna, in lotta con il mondo reale.

Per anni, i sei fratelli Angulo (più una sorella) sono cresciuti senza praticamente mai uscire di casa, salvo piccole eccezioni per un massimo di nove uscite all’anno, succubi della figura del loro “Dio-Padre” Oscar, unico membro della famiglia ad avere le chiavi di casa e detenere potere decisionale su ogni cosa.
Oscar ripudia ogni forma di lavoro, intesa per lui come atto di sottomissione e quindi del non essere più libero e di potersi godere l’esistenza.

L’unico modo di evasione dei fratelli Angulo è riposto nella settima arte: il cinema, passione tramandata dal padre e in seguito coltivata in maniera ossessiva e meticolosa dai fratelli tramite vecchie VHS, DVD e tapes registrati dalla televisione. Unica valvola di sfogo e creatività per questi ragazzi è ricreare con oggetti di uso comune le scene dei loro film preferiti (da “Le Iene” a “Il Cavaliere Oscuro”), uno di essi scrive per intero i dialoghi delle sceneggiature su macchina da scrivere mentre gli altri si occupavano dei costumi, delle maschere e tutto il resto, riprendendo i loro filmini amatoriali con una vecchia videocamera del padre, unico mezzo ad essere concesso ai ragazzi. La Tv, la radio, il pc, internet sono completamente assenti dalla vita dei sei fratelli dal momento che rappresentano per loro un modo di comunicazione con quel mondo esterno che il padre tanto odia e che lotta per tener distante da loro, con la folle convinzione di volerli in tal modo tenerli al sicuro.

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La regista Crystal Moselle, vincitrice al Sundance Film Festival 2015 nella categoria miglior documentario proprio per “The Wolfpack”, fa raccontare ai giovani fratelli la loro storia, le loro esperienze, lasciando spazio anche alla madre e, nella parte finale, anche al padre, dando al film un vero tocco di autenticità dovuto ai diversi punti di vista, non solo quello dei poveri ragazzi del quale possiamo vedere tutta la loro gioia, energia e anche tristezza nei momenti più duri. Il padre, tornando il più delle volte a casa ubriaco, si scatenava spesso su di loro con atti di violenza, pertanto “The Wolfpack” evidenzia il lato più cupo e triste di una realtà non tanto lontana da quella che spesso i nostri protagonisti vedevano proprio nei loro film.

Il documentario ricorda tre film per due situazioni differenti: “Be Kind Rewind – Gli Acchiappafilm” di Michel Gondry, per il discorso dei filmini amatoriali fatti da entrambi i protagonisti, e i due film greci “Kynodontas” e “Miss Violence”, per la storie di padri padroni e di figli segregati in casa, costretti a vivere in un mondo scollegato dalla realtà.

Ma “The Wolfpack” non è solo un grande documentario metacinematografico, è un film vero, un inno alla libertà (in tutte le sue forme), al cinema, al diritto di ogni sacrosanto uomo a vivere la propria vita al massimo dei propri sogni ed obiettivi.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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