TFF33 – Kilo Two Bravo, quel maledetto campo minato

Afghanistan 2006. Un gruppo di soldati britannici trascorre il suo tempo tra atti di cameratismo e controllo del territorio. C’è chi ascolta i Kaiser Chiefs, chi gioca a scacchi, chi legge riviste di moda, chi fa esercizi fisici, chi fuma una sigaretta dopo l’altra. Un giorno, alcuni di loro rimangono intrappolati in una striscia di sabbia e rocce che è un vero e proprio campo minato. Ritornare al proprio campo-base non sarà una cosa semplice.
Un vero e potente dramma teatrale nel deserto è quello portato sullo schermo con Kilo Two Bravo, non solo per la scenografia naturale di pochi metri quadrati, ma per la costruzione stessa della vicenda.
Ogni centimetro calpestato può provocare un’esplosione, il più delle volte non fatale, ma abbastanza potente da causare mutilazioni di vario genere (i russi, nei decenni precedenti, hanno lasciato sul territorio afghano circa 10 milioni di mine inesplose).
La catena di micro-eventi che producono macro-conseguenze per ogni soldato coinvolto costituisce un gioco al massacro di cui nessuno ha una vera e reale colpa.
Non si combatte contro un nemico preciso, anzi: non si combatte affatto. Questo gruppo di parà si trova a dover gestire una situazione assolutamente fuori controllo, con effetto domino, senza possibilità di puntare il dito su qualcuno del territorio e senza poter contrattaccare.
Pertanto, l’unico scopo di questa non-missione è portare a casa il proprio culo sano e salvo, senza alcun atto di eroismo se non quello legato alla sopravvivenza, l’istinto primario che ogni essere vivente possiede.

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Suspense e shock esplodono con violenza in Kilo Two Bravo, un film che riesce a rinnovare la tradizione classica dei war-movie, senza perdersi in intrecci narrativi troppo elaborati, e concentrandosi su ciò che vuole raccontare, senza perdere d’occhio il suo obiettivo finale: mettere in scena prima una storia di uomini e poi di soldati.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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