Irrational Man, reciproche influenze in un mondo illogico

irrational man poster italianoÈ opinione diffusa che la maggior parte delle speculazioni filosofiche, di cui dotti intellettuali si riempiono la bocca, siano solo masturbazioni verbali, prive di un vero fondamento reale. In Irrational Man, Abe Lucas (Joaquin Phoenix, ingrassato di 14 chili per la parte), professore universitario di filosofia, non nasconde di pensarla così e spinge i suoi allievi ad andare oltre quella sfera di concetti e ragionamenti astratti per scoprire il mondo per come realmente è: buio, spaventoso e illogico. Jill Pollard (Emma Stone), sua studentessa, s’invaghisce di lui fino ad un punto di non ritorno.

Con Irrational Man, Woody Allen sfiora Nodo alla gola (il rapporto docente-studente e l’atto di uccidere per presunta superiorità) e La congiura degli innocenti (l’humor nero della vicenda che ruota attorno ad un morto), entrambi di Alfred Hitchcock, e approda in quel porto sicuro che lui stesso ha creato con alcuni suoi film precedenti: da Crimini e misfatti a Scoop, senza tralasciare narrazioni come quelle di Misterioso omicidio a Manhattan o Match Point. Insomma, Woody Allen ancora una volta lega insieme tragedia e commedia in un perfetto connubio ed equilibrio di elementi.

E sul rapporto docente-studente, cioè quello che intercorre tra Abe e Jill, vale la pena soffermarsi qualche secondo. La fascinazione che una studentessa, perfettamente inquadrata nella sua esistenza, prova per il suo professore, che è invece scollegato dalla realtà e ormai distante dalla vita, è inevitabile quanto fondamentale per la sua formazione, più di qualsiasi lezione imparata sui banchi di scuola. L’effetto benefico che l’una provoca nell’altro è tale fino ad un certo momento, perché la loro relazione annienta il reciproco modo di approcciarsi alla vita, con effetti devastanti e diversi.

 

L’inserimento della sequenza al luna park, nostalgicamente atemporale come solo Woody Allen sa fare, sigilla il senso della loro unione. Il premio (una torcia tascabile) che Abe vince e che Jill sceglie è totemico ed emblematico.
L’oggetto-torcia, portatrice di luce in quel mare di tenebre che è il mondo (“L’orrore … l’orrore” urlava, svegliandosi in piena notte, il protagonista di Basta che funzioni), ma che sono anche il cervello (la ragione) e il cuore (l’istinto) dell’uomo, assurge a simbolo prometeico di svelamento della verità.

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Jill prende una sbandata per un uomo alla deriva di se stesso perché rappresenta l’ignoto dell’esistenza e con coraggio esplora il mondo interiore di Abe, sfidando il senso di vertigine dell’abisso interiore che lo contraddistingue. Attraverso Abe, le sue lezioni e i suoi racconti, Jill dolorosamente scopre quegli angoli bui della vita degli esseri umani, che nessun libro le avrebbe mai potuto mostrare e insegnare. E nel fare ciò, ne esce rafforzata e maggiormente esperta del mondo reale che la circonda.
L’evoluzione continua del personaggio di Jill e -nello specifico- le conclusioni a cui arriva dopo aver scoperto la verità circa l’omicidio, sono lontane dall’essere condannabili di “moralismo”. Quando apparentemente torna sui suoi passi non è solo per opportunismo (rimettersi con l’ex fidanzato) o per vigliaccheria (non essere d’accordo con quel “giusto delitto”), lo fa da sola, seguendo il suo istinto e pensando di allontanarsi da tutto ciò che ha imparato da Abe e di cui ora vuole disfarsi, sapendo in cuor suo di essere ormai cambiata proprio grazie a quelle parole e quelle ore trascorse insieme.

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Se un film non è mai completamente riducibile ai concetti su cui vengono costruite le sue vicende, lo stesso deve valere per le interpretazioni e analisi che se ne possono fare. Quelle che avete letto si tratta della stessa “aria fritta” che lo stesso Abe tanto condanna? Probabilmente sì. Senza aver necessariamente bisogno di chiacchiere a riguardo, Irrational Man vive e brilla da solo di quella purezza e semplicità cinematografica che da sempre contraddistinguono il modo di Woody Allen di intendere il cinema e la vita, riassumibile con una sua battuta dal film Scoop, che sintetizza perfettamente il senso e la forza di questo suo ultimo film: “Io vedo sempre il bicchiere mezzo pieno, ma di veleno”.

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