The Revenant, l’arte della sopravvivenza

Qual è la più grande forza motrice dell’essere umano? – L’istinto di sopravvivenza.

Fin dall’antichità l’uomo lotta contro ogni angheria del mondo circostante per il sacro santo diritto che spetta ad ognuno di noi, piccoli viaggiatori in questo sconfinato mondo; il diritto di vivere.

Quello che spetta a Hugh Glass (Leonardo Di Caprio) cacciatore di pelli, in questo nuovo film del regista premio Oscar Alejandro G. Inarritu (Birdman, Babel, Biutiful) è l’eterna lotta dell’uomo contro l’uomo, contro la natura e i pericoli circostanti ad essa legati.

Ambientato nel lontano 1823 in North Dakota e parzialmente ispirato alla storia vera del cacciatore di pelli Hugh Glass, The Revenant narra la storia di un gruppo di cacciatori di pelli capitanati da Hugh Glass che vengono attaccati da una tribù indiana che decima la loro spedizione e li costringe a scappare inizialmente riscendendo il fiume in barca, per poi spostarsi via terra per non subire i colpi delle frecce della tribù Ree. Accantonando le pelli, Glass e i sopravvissuti all’attacco dei pelle rossa, tra cui il figlio Pawnee di Hugh e Fitzgerald (Tom Hardy), decidono di proseguire il viaggio a piedi.
Durante il tragitto della via di ritorno però Glass viene attaccato da un grizzly che cerca di proteggere i propri cuccioli, ferito quasi a morte Hugh riesce però ad uccidere l’animale e a sopravvivere, riportando tuttavia ferite molto gravi che lo lasciano paralizzato al suolo. Il gruppo su consiglio di Fitzgerald decide così di abbandonare e derubare Hugh ritenuto ad un passo dalla morte e di lasciarlo al suo triste destino.
Sopravvissuto al suo triste destino e mosso da un unico istinto, la vendetta, Hugh affronterà ogni tipo di atrocità e di violenza pur di riuscire a realizzare il suo unico obiettivo.

Si è a lungo parlato di questo nuovo film del regista messicano Inarritu, già vincitore di 3 Golden Globe e nominato a ben 12 premi Oscar, per via della sua lunga e complessa lavorazione, il film infatti era in produzione già da diverso tempo, passato per le mani di registi del calibro di Park Chan-Wook a John Hillcoat. Solo nel 2011 iniziò la lavorazione sotto la guida del regista messicano ma soltanto nel settembre 2014 la 20th Century Fox fece partire le riprese che a causa dei vari problemi di produzione, tra condizioni climatiche poco favorevoli e il freddo glaciale canadese, fece lievitare il budget del film e allungare le riprese di altri sei mesi la data prestabilita.

Se in Birdman Inarritu si doveva solo accontentare dell’unico “finto” piano sequenza in uno stage di teatro, in The Revenant questa volta il regista da sfogo a tutta la sua maestria tecnica riprendendo in sequenze al cardio palma duelli a cavallo, scontri tra orsi e distese infinite di fiumi e montagne innevate, aggiungeteci poi la fotografia con lenti naturali di “Chivo” e avrete una vaga idea della maestosità dei piani sequenza e delle scene d’azione di questo film.

Con dialoghi ridotti all’osso e una ferocia come è consona a questo genere, The Revenant si appresta a far parte nell’olimpo dei grandi capolavori di genere, anche se il regista stesso ha più volte affermato che il suo non è il classico western, nonostante nel film ci siano tutti gli elementi del genere e in parte gli si può anche dare ragione perché Redivivo non è soltanto un film che parla del classico tema della vendetta, ma un film che parla di redenzione, di luce e tenebre, di male e bene e degli istinti primordiali dell’animo umano.

Il lungo viaggio di Glass lo metterà alla prova non solo sul piano fisico, ma anche e soprattutto su quello mentale.

Diverse volte nel film assistiamo a sequenze flashback e oniriche in cui vengono chiusi quegli apparenti buchi di sceneggiatura che servivano a completare la storia e a rispondere a tutte le domande lasciate inizialmente aperte, dando al film un tocco indubbiamente “Malickiano”.

Il film è pervaso da sequenze di incantevole bellezza in cui assistiamo a scorci e panorami di montagne e fiumi davvero incantevoli, con visuali da togliere letteralmente il fiato, e i complessi ed elaborati piani sequenza del regista non fanno che accrescere il senso di meraviglia e stupore che il film provoca allo spettatore durante la visione.

Insomma, siamo di fronte ad un opera oggettivamente perfetta, che rievoca a causa anche della sua lunga lavorazione, vecchie glorie/tragedie del cinema della “New Hollywood” come “I Cancelli del Cielo” di Cimino, al “Corvo Rosso non avrai il mio scalpo” di Sydney Pollack, passando per la delicatezza delle immagini di “The New World” di Malick.
Una vera epopea di genere che forse questa volta varrà il tanto agognato Oscar a Leonardo Di Caprio e magari anche il bis di regia e film per uno dei più grandi talenti del panorama cinematografico contemporaneo, Alejandro Gonzalez Inarritu.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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