Zootropolis, la paura verso il prossimo

Che la Disney abbia preso questa strada estremamente femminista (non che sia un difetto) era lapalissiano e se serviva una conferma globale, Frozen è servito forse più a cercare di impostare questa strada che a portare un film bello, perché no, Frozen per quanto abbia incassato, pecca di poca originalità, ma chiaramente visto con gli occhi innocenti di un bambino, pregiudizi, analisi o opinioni da vecchi bavosi critici innamorati di un cinema che non esiste più, vengono meno.

Quel che la Disney riusciva a fatica era portare al cinema queste storie femminili, dove il principe azzurro non serve più perché le protagoniste donne erano forti abbastanza per salvarsi da sole o aiutandosi a vicenda (appunto, Frozen), ma narrandole in modo strettamente maschile.

L’incastro era talmente facile e sottile che ai più è sfuggito. Ma ecco Zootropolis.

Lungi dall’essere un ottimo film (ha molti difetti), dopo anni la Disney trova la giusta chimica per presentare storie del genere. Il mondo animale abita e convive felicemente, tutti gli animali sono civilizzati e la coniglietta Judy ha un sogno, entrare nelle forze di polizia. Tutti la guardano male, è un lavoro da maschi, ma con la giusta forza di spirito e intraprendenza (un occhiolino all’allenamento di Ercole impartito da Filottete), riuscirà ad entrare nelle forze di polizia di Zootropolis, la più grande metropoli divisa in settore per far vivere tutti i tipi di animali esistenti.

Purtroppo la strada sarà tutt’altro che in discesa. La divisione nei diversi settori è facilmente intuibile: in polizia sono tutti leopardi, giaguari, tori, mufloni. Il sindaco di Zootropolis è un leone (e sembra nascondere un segreto) e Judy dovrà cominciare dal basso come ausiliare del traffico.
Un’occasione per un’indagine personale (alcuni animali di natura predatori, perdono il loro senso di civiltà, tornano alla loro natura di cacciatori) e l’aiuto improbabile di una volpe, Nick, porterà a galla una delle realtà che più si affaccia nel mondo che conosciamo oggi: il potere di governare qualcuno (o una città) servendosi della paura dello sconosciuto, la paura di qualcosa che non comprendiamo al 100%, il non chiedersi perché e quindi seguire la massa. Lo sconosciuto, il pericolo deve essere allontanato.

Come citato sopra, la Disney conduce continui studi sul mondo di oggi. La richiesta di mercato di nomi come Star Wars era, ed è attualmente, talmente alta che l’annuncio della nuova trilogia e successiva trilogia spin-off ha quasi un intento più commerciale che qualitativo. La figura della donna veniva rivalutata e la scia di film che abbiamo visto è stata la risposta della Disney e, accorgendosi di una crescente paura verso il prossimo, l’aumento di minacce fantasma (non quelle di Lucas) e la manipolazione di queste, da parte dei media o di uomini potenti, presentano alle persone una realtà fittizia, necessaria per poterle introdurre in un mondo comandato dalla violenza e dal razzismo.
Temi facili per poter vincere, ma considerato l’intento del prodotto, arrivare ad un pubblico prettamente piccolo, l’intenzione è lodevole anche se, per un occhio adulto, il film pecca di una malsana voglia di arrivare ai titoli di coda così di fretta che le sequenze finali, sono un minestrone di tanti plot twist che vengono digeriti male e che stonano con il resto del film.

Per intenderci, ricordate il finale assurdo di Now You See Me? Ecco, la stessa sensazione.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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