Lo chiamavano Jeeg Robot, il film di cui abbiamo bisogno

Potremmo iniziare e finire l’articolo con un semplice “Lo chiamavano Jeeg Robot è un film spaventosamente potente. Andatelo a vedere senza sensarci sopra neanche due volte”, ma no, ci perdiamo come sempre in chiacchiere ad elogiare quello che è sicuramente il miglior prodotto di intrattenimento italiano creato negli ultimi 20 anni.

Prima che vi precipitate a scriverlo o pensarlo, vi anticipiamo: sì, mediamente Il ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores è un buon film, con l’unica limitazione di essere diretto ad un pubblico molto piccolo. Con circa 15 anni di meno, lo avrei apprezzato di più, Lo chiamavano Jeeg Robot è invece un film completo, per adulti, ancor più di quella fotocopia sbiadita di Deadpool che si sta elogiando a “capolavoro alternativo dei cinecomics”.
L’esordio alla regia per un lungometraggio di Gabriele Mainetti, ha una potenza, un uragano unico. Si rimane attoniti nel guardare quest’opera, irriverente, prepotentemente seria, ma allo stesso tempo strizza l’occhio alla leggerezza senza mai scendere nel ridicola per farsi compiare da un tipo di pubblico, ahimè, cresciuto a pane e Marvel, perchè c’è veramente una remotissima possibilità che questo film possa non piacere a qualche tipo di pubblico.

Ambientato in una cornice romana, in particolare, in una delle borgate più difficili quale Tor Bella Monaca, il delinquente Enzo Ceccotti, entrando a contatto con una sostanza misteriosa,  si ritroverà in possesso di una forza sovrumana. Cosa fare di questo poteri? Dare una svolta alla sua carriera di delinquente o voltare pagina e diventare un eroe?
La strizzatina d’occhio al potentissimo Chronicle di Josh Trank è d’obbligo: Enzo per i primi giorni, rapinerà negozi e ruberà a mani nude dei bancomat, ma l’entrata in scena di quella che diventerà la sua nemesi, Fabio Cannizzaro, detto “Lo Zingaro”, metterà Enzo nella posizione di riconsiderare l’uso dei propri poteri e dare un significato alla sua vita, passata fino ad ora a essere un signor nessuno.

Ogni storia che vede protagonista e antagonista scontrarsi, deve sempre essere ben calibrata, pensata e scritta. Di norma, la realizzazione del nemico deve sempre essere accurata, studiata nel minimo dettaglio. Egli deve avere quel pizzico di carisma in più, essere abbastanza spietato e sadico tanto da smuovere l’eroe a effettuare determinate scelte o azioni. Lo Zingaro è essenzialmente questo, un nemico talmente instabile e spietato di cui riusciamo a trovare diverse analogie (anche estetiche) con il recente Joker di Nolaniana memoria. Inserirsi in un una realtà romana di continui attacchi terroristici per prendersi la sua fetta (anche di pubblico) e imporsi nella criminalità romana. A interpretarso uno stratosferico Luca Marinelli che conferisce al personaggio quell’aura da mostro di Frankenstein: assolutamente bipolare nelle scelte, si muove senza uno scopo preciso. Si trascina a colpi di cadaveri, sparatorie e droga. Assolutamente il vero protagonista.

Quel che sorprende, nella pellicola di Mainetti, è che affronta il percorso dell’eroe più di quanto riescano a fare diversi film, altamente osannati, della Marvel. Il percorso di Enzo Ceccotti lo si può ritrovare come nel Bruce Wayne di Batman Begins e Il Cavaliere Oscuro. Contestualizzato in una cornice romana, si ragiona sul dovere di Enzo, sul destino che lo attende per via dei suoi poteri e su quello che deve (o dovrebbe fare). Conscio di non poter andare contro colossi Hollywoodiani, per quanto riguarda il genere, Mainetti affronta tutto con un tono più pacato, ma mai fastidioso. Ragiona sia sugli eroi che su i rispettivi coprimari, antagonista compreso.

Lo chiamavano Jeeg Robot è intelligente, un piccolo miracolo dove tutte le cose funzionano a perfezione e a meraviglia. Essenzialmente, è il film di cui avevamo bisogno, mentre si nuota in un mare di banalità e di analfabeti filmici che trovano ‘geniale’ e ‘irriverente’ prodotti come Deadpool. Aggettivi che invece merita Lo chiamavano Jeeg Robot assolutamente a mani basse. Puro cinema di intrattenimento italiano, che non si vedeva da anni.

 

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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