Gli Oscar 2016 sotto la lente di Vero Cinema

Quei pochi giorni post-Oscar sono sempre pieni di commenti, ironia, gossip, chiacchiere a vuoto o pianti isterici. Come sempre non vogliamo stare qui a fare un riassunto dei vincitori o dei film premiati, ma vogliamo discutere e analizzare alcune questioni che ci stanno a cuore, o che semplicemente stuzzicano la nostra curiosità.
La prima vera sorpresa è stato l’Oscar al migliore attore non protagonista a Mark Rylance per Il Ponte delle Spie, l’ottimo film di Steven Spielberg. I nostri occhi erano puntati su Silvester ‘Sly’ Stallone, lo davamo vincitore sicuro, forte anche del Golden Globe, che ora si mostra come un contentino e unico premio per la sua gigantesca interpretazione in Creed. Considerando che alla sua età e per i suoi futuri progetti, difficilmente riceverà altre nomination, quest’occasione rappresentava la chiusura di quel cerchio aperto quarant’anni fa col primo Rocky (già lì si meritava l’ambita statuetta d’oro). Così non è stato. Conclusa la premiazione, è tramontata anche l’unica, nonché ultima possibilità per Sly di vincere.
E alla fine è arrivato invece l’Oscar celebrativo, fortemente simbolico, per il nostro Ennio Morricone. Nonostante la bellissima colonna sonora composta per The Hateful Eight, rimaneggiata dagli “scarti” de La Cosa di Carpenter, la memoria di tutti corre indietro nel tempo e torna alle meravigliose melodie composte per Sergio Leone o Giuseppe Tornatore, tra i tanti.

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A 87 anni, Morricone diventa il più anziano vincitore di un Oscar non alla carriera (già vinto, tra l’altro, nel 2007) e sempre a proposito di G. Tornatore, quest’ultimo sta lavorando ad un film-documentario sul compositore, che non vediamo l’ora di vedere.
La questione Regia e Fotografia è spinosa, quasi urticante. Doppietta per Inarritu e addirittura tripletta per Lubezki. Riguardo quest’ultimo, era davvero necessario conferirgli un altro premio? Un caso di premio giusto/non giusto: giusto perché il lavoro su The Revenant, per quanto abbia diviso anche noi di Vero Cinema, è stato eccellente, un po’ troppo di maniera forse, ma pur sempre straordinario e sicuramente ha influito sulla riuscita del prodotto; non giusto perché con Gravity e Birdman, la bravura di ‘Chivo’ era stata già ampiamente celebrata. Un terzo Oscar consecutivo potevano anche risparmiarselo, siamo sinceri. Ma tant’è. Roger Deakins, maestro (per questioni anagrafiche) di Lubezki, candidato all’Oscar per ben 12 volte a vuoto, quando lo vincerà?
Calcolando il meraviglioso e più variegato lavoro in termini di “ricerca dell’immagine” fatto per Sicario, questo poteva (e doveva) essere davvero il suo anno.
C’è un’arroganza di fondo nella celebrazione del duo Inarritu-Lubezki che se per Birdman ci aveva fatto piacere, in quest’ultima occasione ci ha lasciati perplessi e leggermente amareggiati, complici anche alcune cadute di stile: siamo tutti bravi a fari discorsi anti-razzisti sulla diversità, ma se poi si squadra dalla testa ai piedi un altro vincitore, con fare altezzoso, allora tutta la bella immagine che uno vuol dire di sé sotto ai riflettori, crolla miseramente.
Per le sceneggiature abbiamo i ‘politici e annunciati’ Spotlight e La Grande Scommessa. Meritevoli, ma tra gli altri nominati c’era tanta altra qualità, vedi i Coen per la sceneggiatura de Il Ponte delle Spie.
Mad Max: Fury Road segue la scia degli Oscar organizzati: premi maggiori agli altri, a Mad Max lasciamo il comparto tecnico, infatti per numero, il film di George Miller (che si meritava tutto il premio alla miglior regia, non venitecela a raccontare) è il vincitore della serata con bei sei premi.
Successe la stessa cosa anche con Gravity e 12 anni schiavo con quest’ultimo che si aggiudicò il premio per miglior film e Gravity tutte le categorie tecniche più la regia.

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Premettendo che gli Oscar non hanno alcuna funzionalità se non dare un valore certificato al lavoro di coloro che hanno speso anni dietro alla realizzazione di un film, per noi spettatori l’utilità è pressoché assente, ma quanto ci divertiamo a stilare pronostici, ad eleggerci a critici cinematografici senza alcuna qualifica e decretare chi merita o meno le ambite statuette d’oro.
Ma si sa, la cerimonia degli Academy Awards è uno show, negli ultimi anni più prevedibile che mai, che però ci regala aneddoti, momenti di suspense e piacevoli sorprese, dalla sfilata sul red carpet fino alla vera e propria premiazione.
Peccato che quest’ultima edizione ci ha più che altro annoiato ed infastidito, causa l’incapacità di Chris Rock, presentatore della serata. Quattro ore abbondanti di diretta non sono affatto semplici da reggere, e noi di Vero Cinema siamo pienamente d’accordo che si dovrebbe allargare la cerchia di candidati anche ad altre minoranze, come gli attori di colore, i latini e gli asiatici, priva una cerimonia di questo genere dal suo contenuto principale: l’intrattenimento. Approviamo la protesta, ma impostare l’intera cerimonia solo su questa presa di posizione degli #OscarSoWhite, dopo dieci minuti di monologo provoca un certo fastidio. Davvero non c’erano altri argomenti da trattare?
Alicia Vikander, in tutta la sua incredulità (ed anche la nostra) conquista l’Oscar come Migliore Attrice Non Protagonista per The Danish Girl, ed in effetti è la colonna portante del film e non tanto Eddie Redmayne che quest’anno torna a casa a mani vuote.
Altra donna che ha stretto fra le mani l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista è stata Brie Larson, magnetica ed intensa in Room di Lenny Abrahamson, pellicola che presto raggiungerà le nostre sale cinematografiche. Scontata la sua vittoria, ma più che meritata.
Ci sono stati coloro che hanno incrociato le dita per The Revenant, chi invece sperava nella vittoria di Spotlight, ma è stato proprio quest’ultimo a trionfare e qualificarsi come Miglior Film, spiazzando molti, ma di certo non deludendo noi.
Altra assegnazione prevedibile quella ad Inside Out per il Miglior Film d’Animazione. La Disney Pixar effettivamente non delude mai, ma ci chiediamo se l’Academy noti gli altri film in concorso quando è presente in lista una pellicola firmata Disney. Non dimentichiamo la mancata vittoria di La Storia Della Principessa Splendente di Isao Takahata ed ancor più scandalosa quella di Si Alza Il Vento del rinomato ed eccelso maestro dell’animazione giapponese Hayao Miyazaki.
Insomma, gli Oscar sono una baracconata, ma volenti o nolenti, da cinefili accaniti, non possiamo esimerci dal gettarci uno sguardo, seppure distratto. Se non altro, dopo la cerimonia, molti film tornano a circolare, nelle sale, sugli scaffali di casa e anche sugli hard-disk, restituendoci l’essenza più pura di eventi come questo: il Cinema.

(Gabriele Barducci e Angelica Lorenzon)

Angelica Lorenzon

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"I know everything, everything but myself."
- François Villon
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