Suffragette, la conquista del diritto

Siamo nella Londra del 1912.
Maud Watts (Carey Mullligan) è una giovane donna della classe operaia, gran lavoratrice e madre di famiglia. Percorre, come ogni mattina, la strada che da casa la porta alla lavanderia industriale in cui lavora da quando era una bambina.
È un attimo: alcune donne iniziano a infrangere le vetrine, lanciando sassi che nascondevano nelle borse, nelle carrozzine vuote.
Queste donne sono le suffragette che dopo anni di silenzi, negazioni, ingiustizie, violenze e promesse mai mantenute da parte del governo, iniziano a far sentire la loro voce, a organizzarsi in gruppo.
Inizia la disobbedienza civile per un mondo senza disparità sessuali e salariali.
Per ottenere un riconoscimento, un voto pari a quello maschile. E pieni diritti sui figli.

Seguiamo la quotidianeità di Maud: la riservatezza, il gran lavorare, la sera finalmente a casa con la famiglia. La sua vita è simile a quella di tantissime che combattono la propria battaglia sia nel pubblico che nel privato.
Poco alla volta, la timida Maud si avvicina alla “causa” e se ne appassiona, tanto da condividere con altre compagne (tra cui la farmacista Edith Garrud interpretata da Helena Bonham Carter e Emily Davison interpretata da Natalie Press) un percorso che la porterà a non rinnegare più sé stessa.

Ne acquisisce piena consapevolezza mentre sostituisce l’amica Violet (le botte del marito l’avevano resa “impresentabile”) nel testimoniare alla camera dei comuni.
Il cancelliere Lloyd George vorrà sapere la sua storia e alla domanda finale sul perché lei si trovi lì, Maud esprimerà un suo pensiero: “C’è un altro modo di vivere questa vita”. Purtroppo, dopo pochi giorni, il cancelliere annuncerà pubblicamente che “non ci sono motivi per cambiare la costituzione”: infrangendo così la promessa alle migliaia scese in piazza.
Le scene che seguiranno saranno di violenza da parte dei poliziotti sulle donne, colpevoli non solamente di voler cambiare la loro situazione pubblica e familiare ma anche di aver dato del “bugiardo” all’autorità.

La prima incarcerazione di Maud sarà celebrata, al momento del rilascio, con una spilla sulla giacca. Un “merito” che le sue compagne le appuntano per ricordare e mostrare a tutti la sua “prima lotta”.
Maud “nasconderà” il ricordo di questi giorni prima di bussare alla porta di casa ma ciò che la aspetta non è un’accoglienza calorosa.
Il marito (Ben Whishaw) infatti, non la “riconosce più” e “si vergogna di lei” sia percbè ha imparato a esprimere un’opionione, sia perché i vicini -tutti orecchi- non fanno che puntargli il dito alla prima occasione.
Ma ormai Maud è decisa. Per la prima volta nella sua vita. Prosegue le sue giornate nella lavanderia di Mr Taylor (un “padrone” che non esita ad abusare delle più giovani che lavorano per lui) ma la sera torna a casa tardi: si sta organizzando con le altre, partecipa ad “un’ apparizione” dal balcone di Emmeline Pankhust: colei che si era “data alla macchia”, la fondatrice del movimento e promotrice della campagna nazionale per il suffragio femminile. Ora ricercata dalla Women’s Social and Political Union.
Le sue parole carismatiche infonderanno nuovo coraggio alle suffragette riunite sotto al balcone, che lottano ogni giorno per affermare i propri diritti.
Non sono delle sovversive ma semplicemente come proclama la Pankhust: “Non vogliamo infrangere lalegge. Vogliamo scriverla, la legge!”.

Gli attacchi di boicottaggio continuano contro le linee di comunicazione (bombe -fatte in casa- lasciate nelle cassette della posta o in edifici rappresentativi disabitati, fili dei elegrafi tagliati…) di pari passo a nuove incarcerazioni e scioperi della fame interrotti “con la forza” dai poliziotti che non volevano ritrovarsi delle martiri.
Maud seguirà presto le conseguenze del suo essere donna-suffragetta: sarà cacciata dal posto di lavoro e sbattuta fuori casa dal marito che darà in adozione il loro bambino.

Non sarà facile, ma non si può tornare indietro. Non ora.
Troverà un aiuto e solidarietà femminile nel gruppo.
L’amica farmacista organizza lezioni di difesa personale (un omaggio alla suffragetta Edith Gerrud, professionista di arti marziali) in vista di una prossima manifestazione: il derby in cui sarà presente il Re Giorgio V.
Il gruppo decide di intervenire per attaccare una bandiera-manifesto al cavallo del sovrano, in modo che le televisioni di tutto il mondo possano vederla. Purtroppo nell’impresa, una delle suffragette perderà la vita.
La stampa anti-femminista dell’epoca ne aveva approfittato per farla passare da fanatica, parlando di suicidio.
La scena del funerale (tratte da alcuni frammenti del periodo)è iconica quanto il film, rendere omaggio a una donna che ha “sacrificato” la propria vita per le altre. La sua sarà un’orma che le donne di tutto il mondo dovranno seguire per tentare di risolvere la questione femminile. Sarà una guida, non una martire.

Nei titoli di coda compaiono le “tappe” in cui i vari paesi hanno concesso il voto e uguali diritti alle donne.
L’ultima, in modo particolare, è un invito a riflettere sul presente e non ad associare questi eventi del film ad un qualcosa legato al passato: nel 2015 c’è stata la “promessa” di voto alle donne dell’Arabia Saudita.
Donne che come le prime suffragette inglesi cercano di far sentire le proprie richiesta ad una società sorda.

Un film di denuncia, questo della Gavron, con un cast di brave attrici appassionate, semplici, essenziali.
Non si cade nei sentimentalismi o negli eroismi ma ciò che ne traspare è di un vero e preciso ritratto dell’epoca.
La regista da inoltre, largo spazio alla quotidianeità della protagonista. Al dettaglio invece che al generale: ritraendo in modo reale la situazione femminile che si respirava in Inghilterra nella prima metà del secolo scorso.
Maud è una delle tante donne che sono arrivate, molto spesso, a sacrificare tutto per costruire un mondo più uguale per tutti.

Il film uscirà nelle nostre sale il 3 Marzo. Mese “simbolo” per l’emancipazione femminile, non solo per la “Festa della Donna” ma anche per non dimenticare il 70esimo anniversario del primo voto delle donne in Italia. Era il 10 Marzo del 1946.

Mariangela Martelli

Mariangela Martelli

"Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see"
- The Beatles
Mariangela Martelli

You may also like...

Condivisioni