Abel Ferrara e gli ultimi giorni di Pasolini

Pasolini poster 2Abel Ferrara ci immerge nelle ultime 24 ore del regista (1°-2 Novembre 1975) alternando scene di vita quotidiana a fughe visionarie di un uomo dalle mille sfaccettature e contraddizioni. Facendo interpretare il “ritratto d’artista” a Willem Dafoe: tratti spigolosi del viso, occhiali da sole, abiti dello stesso Pasolini (chiesti in prestito alla famiglia). Chi lo giudica lo fa perché incapace di etichettarlo (come regista, poeta, critico, romanziere, sceneggiatore…) e ne rimane confuso. Lui ha sempre dichiarato di essere uno scrittore, nel passaporto.

Tra le immagini sottotitolate de: Le 120 giornate di Sodoma e Gomorra, PPP/Willem Dafoe risponde alle domande del giornalista. Un po’ in francese, un po’ in italiano. Per lui non c’è niente che non sia politica, neanche il sesso. E riguardo alla censura del suo ultimo film dirà che “Essere scandalizzati è un diritto, essere scandalizzati è un piacere e chi rifiuta il piacere di essere scandalizzato è il cosiddetto moralista”.

Continua rispondendo che non prova nostalgia per l’epoca in cui la gente lo insultava per strada perché lo fanno ancora. Non ne rifiuta un certo piacere perché non è un moralista. Inizia così la storia della sua ultima giornata, della sua vita, del film stesso “Pasolini”. Il tutto racchiuso in un cerchio.

É mattina. Il risveglio di Pasolini, il ritorno del figlio. Ne intravediamo la copertina sulla scrivania, accanto alla macchina da scrivere mentre PPP plasma il suo Petrolio (l’inconpiuto romanzo pubblicato postumo nel ’92). Entriamo così, all’interno dei suoi appunti: nelle scene che si alternano tra le due voci narranti dei protagonisti (Carlo e Andrea). Con il primo assistiamo a una sorta di “rituale”: è notte in un campo di periferia e Carlo consumerà rapporti orali con un gruppo di ragazzi; lo seguiremo poi in un salotto della medio-alta borghesia in cui si vocifera di favoritismi, ipocrisia, bombe e crisi dell’Eni.

Il preambolo del testamento (spiritual-culturale) di PPP è nel monologo di un invitato al salotto: “L’arte narrativa è morta, noi siamo in lutto. Il mio non è un racconto ma una parabola: il rapporto dell’autore con la forma che crea”.

È ora di pranzo. Pasolini si unisce alla famiglia e amici. Poco dopo Laura Betti (Maria de Medeiros) suona alla porta ed entra. Da Zagabria senza “censure”: ha infatti prestato la voce a L’Esorcista e nelle scene orgiastiche di Sodoma. Lei è l’elemento che “rompe” la routine dei commensali: allontana il silenzio con i suoi racconti, il suo modo di fare travolgente, li fa alzare, prendendoli per mano. Nell’aria il souvenir portato a PPP: musica popolare croata. Ballano e vivono il momento.

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Nel pomeriggio, dopo la partita di calcetto, PPP si lascia intervistare da Furio Colombo (Francesco Siciliano) riguardo “la Situazione”: il suo essere contro le istituzioni, se abbia o meno un “pensiero magico” in cui credere nel caso rimanesse solo e privo di mezzi espressivi. Pasolini sottolinea il bisogno di dire “No” per cambiare la storia: perché il buonsenso non ha mai modificato le cose. Rimane infastidito quando Colombo paragona il suo linguaggio a “un raggio di sole attraverso la polvere”. Ciò che PPP vuole far comprendere è che non ci sono esseri umani ma macchine, consumismo e conformismo. Possesso e distruzione. Lui “fugge” la Vita violenta ma è riuscito a “scendere all’inferno e a sapere cose che non disturbano la pace degli altri”. Non esita nell’affermare che ad una possibile cancellazione della scuola e della tv gli resterebbe “comunque tutto: cioè sé stesso”.

È sera, annoiato delle domande, va in trattoria. Due parole con l’amico-proprietario, si siede giusto in tempo per cadere nel suo sogno: dentro al disegno (che teneva con sé) della terra vista dallo spazio. Eccoci in un Porno-Teo-Kolossal alla maniera di Abel Ferrara. (PPP non realizzerà mai il film: il secondo della trilogia della morte, anche se avrebbe voluto girarlo il prima possibile). Eduardo de Filippo è sostituito da Ninetto Davoli (amico di Pasolini che abbiamo visto in numerose sue pellicole) e interpreta Epifanio, mentre Nunzio (che doveva essere Ninetto Davoli) è Riccardo Scamarcio. Il loro inseguimento della stella cometa li porterà ad una serie di avventure/disavventure: prima, al mercato in cui tutti urlano “E’ nato il Messia”, poi alla stazione con le domande “indiscrete” dei carabinieri e al calar della notte entreranno nella “città” di Sodoma. Lo scoprire (da spettatori) di un mondo/girone infernale dominato dal Caos e dalla Lussuria (con tanto di Festa della Fertilità e fuochi d’artificio come gran finale) non li distoglierà però dal loro obiettivo: raggiungere la stella cometa.

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PPP ritorna alla realtà della trattoria, entra la “Sacra Famiglia” con tanto di bambinello e poi scende la notte. A bordo della sua Alfa Romeo caricherà Giuseppe Pelosi (Damiano Tamilia) lo farà cenare, gli chiederà della giornata e poi un ultimo giro in auto: il preludio della tragedia.

Adesso il finale di Porno-Teo-Kolossal ci sembra vicino: Epifanio è morto e con l’angelo Nunzio salgono le scale per il paradiso. Stanchi si fermano: il paradiso non esiste. É tutto un’illusione. Eppure Epifanio è felice: senza la stella cometa non avrebbe conosciuto la Terra. “E adesso? La fine non esiste. Aspettiamo. La fine arriverà”.

Abel Ferrara ci racconta nel suo Pasolini la vita quotidiana e il sogno dentro al sogno. La forma fisica e il linguaggio dell’ arte. Le scene si contaminano in un vortice di pensieri, lettere, idee, interviste, frammenti di opere incompiute. Impossibile condensare in un film tutta l’essenza pasoliniana: tutto ciò in cui credeva e creava. Willem Dafoe sa che ci sono cose che si possono vivere solamente attraverso il corpo (come dichiarava PPP). Allo spettatore rimane una delle tracce lasciateci da Pasolini: “di essere una forma la cui conoscenza è illusione”.

Mentre il giorno svanisce in una notte violenta,

rimane la Fine in un cerchio che non si rompe

ma continua immutabile il suo corso.

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Mariangela Martelli

Mariangela Martelli

"Living is easy with eyes closed, misunderstanding all you see"
- The Beatles
Mariangela Martelli

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