Father and Son, figli di sangue e figli di cuore

1Quanto valore ha il tempo se paragonato all’affetto? Quanto valore hanno sei anni in cui cresci un figlio, dandogli amore, preoccupandoti del suo futuro costantemente? Quanto valore hanno quei sei anni in cui ogni tua convinzione viene drasticamente cancellata da un test del DNA che sancisce che quel figlio non è tuo? Questo è tutto ciò che troviamo in Father and Son dell’affermato regista del Sol Levante Hirokazu Kore-eda, autore di splendidi lavori quali Wandāfuru Raifu e Nobody Knows.

L’architetto Ryota e sua moglie Midori conducono una vita agiata a cui non manca nulla, se non la spontaneità di dare amore da parte del capo-famiglia nei confronti del piccolo Keita. Un giorno la cruda realtà viene sbattuta in faccia ai due genitori che scoprono che il figlio che hanno accudito per ben sei anni non è il loro, ma c’è stato uno scambio di neonati, un errore fatale che porterà non poche conseguenze amare.

La famiglia biologica di Keita si fa avanti: sono due persone umili, semplici nei modi e negli abiti, ma ciò che colpisce subito è la naturalezza con la quale amano i propri figli. Ryota e Midori conoscono così il loro vero erede, Ryusei, un bambino tutt’altro che silenzioso e decisamente diverso dal calmo e passivo Keita. Le due famiglie sono ad un bivio: cosa fare per salvaguardare il futuro dei loro figli? Scambiarli e dunque far valere i legami di sangue (a cui Ryota sembra tenere molto)? Lasciar perdere tutta questa brutta vicenda ed andare avanti come se nulla fosse accaduto?

2È inevitabile che si generino dei conflitti, dei paragoni a livello sociale ed economico fra le due famiglie, ma come sempre in queste guerre fra adulti, sono proprio i bambini a risentirne maggiormente. E per quanto non urlino o piangano, gli indifesi Keita e Ryusei esprimono i loro timori e la loro solitudine con una purezza e fragilità che non passerà inosservata. D’altronde a quell’età, i bambini di certo non ricorderanno i giocattoli costosi dati loro in dono, ma quanto invece le memorie felici dei momenti trascorsi insieme con i loro mamma e papà, che siano adottivi o meno.

Kore-eda Hirokazu, proveniente dal mondo del documentario, nel suo cinema ha sempre voluto analizzare i rapporti interpersonali, il ruolo che assume il ricordo, specialmente in coloro che hanno perso qualcosa (o smarrito se stessi). Se ripensiamo al suo Nobody Knows, anche lì è presente un’aspra critica al mondo degli adulti che vedono solo ciò che vogliono vedere, fingono di non sapere quando le situazioni si fanno scomode e mietono vittime proprio fra i loro figli. In Father and Son è il mirato ed attento sguardo di Keita a riportare ordine e pace nel tutto, a dare un preciso senso di ciò che significa amare indistintamente. Questa pellicola è un inno al sentimento ed alla sua manifestazione senza limiti.

Non si può insegnare a qualcuno come fare i genitori, tantomeno chi amare e come. Ma forse se imparassimo ad osservare meglio chi siamo, ci risulterebbe più semplice capire i desideri altrui e regalare emozioni a chi ci è più vicino.

Angelica Lorenzon

Angelica Lorenzon

"I know everything, everything but myself."
- François Villon
Angelica Lorenzon

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