Il miracoloso incanto di S is for Stanley

s is for stanley posterSu Kubrick, in molti hanno ricamato per decenni storie su storie e non potendo accedere in alcun modo alla sua vita privata hanno inventato e scritto di lui incongruenti e incoerenti profili d’artista lunatico, paranoico, recluso, tiranno, crudele, e via discorrendo. Questi epiteti hanno sempre contenuto in se stessi dei frammenti di verità, ma c’è uno sguardo che più di tutti ha permesso al mondo di capire finalmente qualcosa, di avere conferme o meno su quello che tutti son sempre stati d’accordo nel definire un genio. Lo sguardo è quello di Emilio D’Alessandro e sono i suoi occhi lucidi a fungere da tramite tra noi, adoratori di Kubrick, e il mondo interiore del regista. Come un prezioso dono di cui si sentiva una necessità estrema, il libro Stanley Kubrick e me di Emilio con Filippo Ulivieri, edito da il Saggiatore nel 2012, ha permesso di ridefinire i contorni reali di un uomo, che fino a quel momento conoscevamo per davvero solo attraverso le sue pellicole, analizzate e scomposte da generazioni di studiosi.

È un miracoloso incanto essere traghettati dall’assistente di Stanley nella vita professionale e privata (il quartier generale di Kubrick è allo stesso tempo casa e laboratorio dove prendono vita e forma le sue opere) di uno dei massimi maestri della cinematografia mondiale. S is for Stanley non vuole ridurre il volume Stanley Kubrick e me ad una sintesi di alcune sue parti, ma invoglia lo spettatore a farsi lettore e addentrarsi in quella che è per il cinema del secondo ‘900 la storia delle storie, cioè quella di Emilio e di Stanley. Cosa sarebbe successo se quell’uomo, andato via da Cassino per iniziare una nuova vita in Inghilterra, dedito al suo lavoro (allora solo di autista) a tal punto da sfidare una Londra paralizzata dalla neve per consegnare a Stanley il fallo gigantesco di A Clockwork Orange, avesse rinunciato a tale impresa? Le vite di entrambi avrebbero preso vie differenti e assieme a loro, probabilmente, anche il corso del cinema, per non parlare di un’amicizia indissolubile che non sarebbe neanche mai nata. Ipotesi impensabile.

“Con tutti i suoi pregi e i suoi difetti, le sue stramberie e la sua ammirevole integrità, Stanley mi aveva conquistato. Gli volevo bene. Lavorare per lui era faticoso, ma allo stesso tempo profondamente gratificante. Anche quando ero esausto sapevo che lui aveva chiesto solo quello che era necessario. Ormai il nostro era un meccanismo che funzionava alla perfezione. (…) Era compito mio non fargli perdere tempo, liberarlo dalle piccole e grandi incombenze della vita perché lui potesse semplicemente essere Stanley Kubrick.”

(Emilio D’Alessandro con Filippo Ulivieri, Stanley Kubrick e me, Milano, il Saggiatore, 2012, p. 178)

kubrick gif 44L’eccellente lavoro di Filippo Ulivieri, nello scrivere il libro e nel dare una forma ai ricordi di Emilio, e poi di Alex Infascelli nella realizzazione del film documentario ha posto le basi per una rilettura nuova e pressoché inedita della figura di Stanley Kubrick, troppo spesso dipinto per quello che non era, dando vita a false leggende sul suo conto che si sono tramandate di libro in libro, di sito in sito, di persona in persona. Quella che emerge invece dalle pagine di Stanley Kubrick e me e dalle immagini di S is for Stanley è il ritratto, sì, di uomo geniale, incapace di stare fermo anche solo per un secondo, costantemente al lavoro su vari e svariati progetti, ma anche quello di una persona bisognosa di dare (e ricevere) affetto e di condurre una vita normale nella pace della quiete domestica, circondato dai suoi cari, dagli amici e collaboratori e dai suoi amati animali.

Come altri hanno già puntualmente e giustamente fatto notare, la testimonianza di Emilio rappresenta il patrimonio più grande per conoscere lo Stanley Kubrick metodico e straordinario regista, ma anche l’uomo di tutti i giorni e le sue ossessioni, incertezze, paure, gioie. Se in molti dei suoi film gli avvenimenti che coinvolgono i protagonisti sembrano andare in direzioni diverse rispetto a ciò che essi inizialmente progettano, spesso culminando in eventi tragici, non si può dire la stessa cosa di Stanley e della sua eccezionale, incredibile e normale vita. Un po’ come quella di Emilio.

S is for Stanley gif

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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