Protagonismo e disperazione in Money Monster

COL_BILL_TEMPLATE_21La crisi economica è diventata intrattenimento televisivo nel programma di Lee Gates (George Clooney), presentatore del programma che dà il titolo al film, ma lui non può perdere un centesimo, a differenza dei suoi spettatori che guardano la tv da quelle case su cui pende un mutuo pesante come un macigno. Là fuori c’è un mondo che affonda e che campa per sopravvivere. Lui no, non smette di essere un arrogante pagliaccio. Continua con la sua controllata vita sregolata tra escort, divorzi, gli alimenti da pagare, una figlia di cui non sa neanche l’età precisa, gli assegni staccati, i vestiti da mille dollari, la ciambellina prima di andare in onda, i collaboratori con pomate erettili. Un giorno però il giovane Kyle (Jack O’Connell, gigantesco in Starred Up e ’71), che ha dato retta allo stupido show di Lee Gates e ha perso tutti i soldi che aveva, decide che ora di dire basta: con tanta facilità prende in ostaggio lo studio televisivo e terrorizza (neanche tanto, a ben vedere) gli addetti ai lavori e intrattiene, appassiona, fa divertire i telespettatori.

Quella di Lee è la professionalità del non essere professionisti. Il suo non è giornalismo, lui lo sa benissimo e non lo nasconde. Le notizie sono diventate parole che corrono sul fondo dello schermo tra uno spot e le previsioni del meteo. Lui fa solo il suo lavoro, crede di essere uno tosto, ma tutto quello che fa è ubbidire agli ordini che in diretta gli vengono impartiti nel minuscolo auricolare wireless color carne che -in maniera cronenberghiana- è diventato parte di lui. Quando quella realtà sembra crollare in mille pixel, il suo attentatore (re)inventerà il mestiere di quel burattino della tv.

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Jodie Foster dirige Money Monster sapendo che il materiale che deve portare sullo schermo vive di una contraddizione costante. Le multinazionali sono il nemico, ma senza di loro non si può più vivere e la giostra si fermerebbe, paralizzando l’esistenza del mondo occidentale (solo quello?). La tv è spazzatura, ma non si può non guardarla, neanche volendo (prendi un caffè al bar o aspetti la metro e ti ritrovi uno schermo attaccato ad un muro che ti parla e che tu guardi, magari con disprezzo o distacco, ma ti “contamina”). I cattivoni non perdono mai, vincono sempre, eppure chi saprebbe campare senza qualcuno che dice cosa fare, cosa pensare, come vestirsi? Come i protagonisti di Money Monster, tutti hanno un bisogno di un regista che mostri loro come comportarsi e che parte recitare. Nel film è Julia Roberts, ma è un ruolo nel quale alla fine tutti un po’ si alternano, spostandosi da un luogo ad un altro.

Siamo un po’ tornati ai tempi di Michael Clayton: pistola puntata su mostruosi scandali, ma la sensazione è che sia piena d’acqua e non di pallottole. Comunque, sia uno sia l’altro, son film decorosi, che se non altro hanno il merito di dare qualcosa su cui riflettere per almeno cinque minuti prima di finire quel caffè o salire sulla metro ed evitare di domandarsi cosa oggi sia ancora percepito come vero, reale e cosa no. Un’immagine vi seppellirà.

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Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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