American Ultra, tra cinecomics e Jason Bourne

American Ultra è un film del 2015 diretto da Nima Nourizadeh e scritto da Max Landis. Uscito con l’ormai consueto ritardo, come è consono a questo genere di film “indi”, American Ultra narra la storia di Mike (Jesse Eisenberg) e Phoebe (Kirsten Stewart), una moderna coppia di “stoner” che trascorrono le loro giornate tra il lavoro al supermarket lui, e un’agenzia di pegni lei. La coppia, innamoratissima, sogna il grande viaggio fuori dagli States e la promessa di matrimonio che Mike tiene celosamente nascosta aspettando il momento opportuno. C’è solo un piccolo problema, Mike soffre di attacchi di panico e non è mai riuscito ad uscire da un’aeroporto senza deludere la sua compagna che sognava ed attendeva con impazienza il loro romantico viaggio d’amore. Un giorno però, la vita di Mike viene scossa da una donna che entrando nel supermarket dove lavora, ripetendo alcune frasi, attiva in Mike una sorta di “codice” (come quello per il Winter Soldier di Captain America: Civil War) che risveglia in lui delle straordinarie abilità intellettive e combattive, rendendolo a tutti gli effetti una letale macchina per uccidere. Sfuggito ai primi soldati di un esperimento simile al suo, Mike intraprende una corsa contro il tempo per scoprire la verità e salvare l’amore della sua vita.

Possiamo definire il film di Nima Nourizadeh (Project X) un moderno cinecomics, a metà tra i film Marvel e la saga di Bourne con un pizzico di “pulp”. Scritto dal figlio del leggendario John Landis autore di leggendari cult movie (Animal House, The Blues Brothers, Un Lupo Mannaro Americano a Londra) Max è quello che si può definire uno degli sceneggiatori nerd più promettenti del futuro. Già sceneggiatore del più riuscito ed originale Chronicle, Landis scrive una storia d’amore e di supereroi- agenti speciali, che intrattiene, diverte e ripesca vecchie glorie di cult movie come Bill Pulman (Strade Perdute, Independence Day), John Leguizamo (Carilot’s Way, John Wick) e straordinari caratteristi come Walton Goggings (The Hateful Eight, Django Unchained), assolutamente folle nella parte del sadico killer/rivale di Mike; un personaggio che a più parti ricorda uno pseudo Joker sotto effetto di acidi potenti, la risata pesante e lo sguardo vitreo dell’attore penetrano lo schermo trasmettendo allo spettatore quel senso di totale pazzia nel personaggio magistralmente interpretato da Goggings. Landis questa volta scrive una storia più mainstream, in linea con le classiche storie da spy-movie o action  non approfondendo particolarmente la caratterizzazione e l’evoluzione dei suoi personaggi come il suo precedente film Chronicle, i temi trattati qui sono essenzialmente già visti e rivisti in diverse pellicole del genere ma tutto sommato a visione terminata viene comunque la voglia di vederne un secondo capitolo (che probabilmente non avrà mai luce).

Il regista, proveniente da un discreto successo commerciale come quello di Project X, film scritto da Todd Philips (The Hangover Trilogy), è un buon mestierante, particolarmente efficaci e d’impatto sono le sequenze d’azione e pulp, coreografata discretamente ma non eccelse come quelle di un grosso film o blockbuster d’intrattenimento. Si apprezza comunque la voglia e il desiderio di fare “grandi” cose con piccoli mezzi, non cercando di emulare i pezzi grossi “Marvel” o “Bourne” ma di portare una ventata di freschezza e giovinezza in un panorama cinematografico che oggi come oggi è saturo e abusatissimo di pellicole sui generis, ma soprattutto si vuole bene al figlio di una grande leggenda che speriamo presto o tardi di vedere dietro la macchina da presa con un altro dei suoi interessantissimi soggetti.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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