It Follows, non guardarti indietro

Una catena di Sant’Antonio, una corsa alla staffetta infinita che conduce a una lunga serie di rapporti sessuali. Dopo l’esperimento comico di debutto, The Myth of the American Sleepover, lo statunitense David Robert Mitchell torna in sala con un secondo film indipendente, It Follows, scritto e diretto con abile maestria. Uscito nel 2014 e presentato al Toronto Film Fest nello stesso anno ha riscontrato esiti positivi cosa che Italia è quasi passato in sordina, considerando l’attesa di due anni per uscire nelle sale.
Si tratta di un horror nuovo che gioca nel suscitare la paura dello spettatore a un livello altro rispetto all’aspetto visivo, andando a tessere una fitta trama di terrore a livello psicologico; infatti, Mitchell segue le orme dei grandi classici del genere, dai film di Carpenter a quelli di Cronenberg passando per L’Infernale Quinlan, Shining e Il Mostro della Laguna Nera.

La trama è incentrata su un’adolescente di bella presenza disincantata e sognatrice che dopo un rapporto sessuale con un suo coetaneo viene messa in guardia dichiarando di averle passato una «cosa» che a sua volta deve passare per non lasciar che essa la raggiunga e la uccida per poi tornare nuovamente dal portatore precedente.
Qui i canoni dell’horror accantonano armi, mostri per colpire lo spettatore a un altro livello, dove è il «nulla» a mietere le sue vittime. Una presenza misteriosa s’impossessa dei volti di sconosciuti nella folla o di persone prossime alla protagonista. Sapiente la regia di Mitchell presenta questo «nulla» attraverso canoni bene precisi di ripresa; le inquadrature in campo lungo con il background sfocato che accenna alla presenza di sagome umane in lento avvicinamento, sempre mostrate a figura intera, che in lontananza si avvicinano silenziosamente alle spalle di Jay.

La presenza di una macchina da presa vitale si contrappone in maniera incisiva alla forte apatia che domina lo spazio scenico e di conseguenza la società fuori dal tempo e dallo spazio dei sobborghi degradati di Detroit.

La macchina da presa (mdp da ora in poi) ha qui un ruolo investigativo, di ricerca e di studio dei luoghi e degli spazi che si muove all’interno degli ambienti, seguendo ogni singola esitazione, ogni passo e micromovimento, il tutto incoraggiato da uno schermo panoramico di 2.35:1. Le lunghe panoramiche di 360° che in più occasioni si raddoppiano nel movimento, aprono il film dove nella sequenza iniziale la mdp che segue la corsa spasmodica di una ragazza che spaventa esce di casa, esita, indietreggia e dopo un rapido sguardo in macchina prosegue nella corsa attorno ad essa, fino a rientrare in casa; la mdp attende un istante la ragazza fino a quando non vi riesce, per chiudersi con una contro panoramica che la accompagna nella fuga in auto.
Una doppia panoramica, lunga e indagatrice scruta il liceo, dove Jay e il compagno Greg (Daniel Zovatto, già visto sul piccolo schermo in Marvel Agent of SHIELD e Revenge) vi si recano per scoprire l’identità di chi le ha passato la «cosa»; tale escamotage viene utilizzato per disorientare lo sguardo dello spettatore all’interno di uno spazio a lui inesplorato e veicolato nella direzione in cui il regista vuole. Sono mostrati dettagli sempre nuovi una sagoma sfocata che in linea retta avanza, personaggi che entrano ed escono di campo fino a chiudere la sequenza uno zoom che porta l’attenzione sul focus della scena.

In It Follows non solo la «cosa» ti segue ma anche la mdp che nella sua forte dinamicità mostra un’attività propria rafforzata dalle sequenze dove la mdp è fissa e il mondo estero si muove inesorabilmente attorno ad essa. È il caso della sequenza di Jay sulla carrozzina a rotelle oppure dalle numerose inquadrature stabili all’interno dell’automobile, dove i paesaggi fuori da quei finestrini seguono un inesorabile movimento rettilineo che i protagonisti percorrono in un perenne stato di passività.  Mitchell consolida la propria vena narrativa attraverso una messa in scena mirata ai totali e ai campi lunghi, con una maniacale ricerca di una composizione del quadro, di uno studio sulla simmetria dei “non luoghi”, lasciando emergere la indagine sulla modularità e sulla geometria delle forme, in una ripetizione quasi ridondante.

It Follows molto bello stilisticamente è altrettanto interessante dal punto di vista simbolico; i colori giocano un ruolo fondamentale nella messa in scena, dove le tonalità calde non sono poi tanto più rassicuranti di quelle fredde, il rosso della lussuria si manifesta costantemente in ogni scena sia come elemento presente (un maglione, la luce dei lampeggianti della polizia, una palla, ecc.) che come dominante (la tenda porpora cinema, i mattoni del liceo, ecc.). Il bianco gioca un ruolo di rilevante importanza considerando che veste gli abiti delle minacciose presenze, emblema della purezza e di quella verginità ormai perduta, che danno la caccia a chi ha trasgredito, quasi subisse una punizione divina e rinunciando, così, alla propria condizione infantile.  Bianco come gli abiti che indossano Jay e Paul (inseparabile amico della ragazza) nella sequenza conclusiva mentre i due camminano mano nella mano, quasi a voler porre l’accento sulla loro liberazione dalla situazione passata o a ricordare che adesso in quel limbo sono insieme.

In tutto il film è presente un’unica messa in scena del momento in cui la «cosa» raggiunge la sua vittima e la uccida; è il caso dell’omicidio di Greg che aggredito dal corpo familiare della madre, che non a caso indossa una bianca vestaglia, lo violenta succhiandoli tutta la linfa vitale (rappresentato in questo caso dallo sperma del giovane). Il rapporto sessuale rappresenta qui un’alfa e un omega, un atto che dona la vita ma che qui costituisce ciò che te la toglie.
Mitchell attraverso It Follows parla della crescita, dell’adolescenza e di quanto sia combattuta questa fase della vita; ciò viene mostrato tramite Jay che si fa portavoce del messaggio registico trascinando con se lo spettatore ad una fase di regressione; infatti, ogni volta che lei scappa dal proprio inseguitore, fugge in un luogo dell’infanzia, che sia la propria camera, o l’altalena del parco giochi, o la piscina, in luoghi di regresso della protagonista.

Film denso di suspense, con un’interessante prova registica, It Follows è un degno lavoro di sperimentazione e di ricerca visiva che non lascia i propri spettatori indifferenti.

 

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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