Billions, sadomasochismo e squali della finanza

Axe (Damian Lewis) è uno spietato speculatore finanziario che ha saputo arricchirsi spudoratamente con il crollo delle Twin Towers, una tragedia che ha colpito da vicino la sua società e Lara (Malin Åkerman), sua futura moglie. La spregiudicatezza di questo squalo miliardario fa attirare su di sé una schiera di ammiratori e fedelissimi soci in affari, ma anche una serie infinita di grane legali e giudiziare. Chuck Rhoades (Paul Giamatti), integerrimo procuratore distrettuale di New York, sembra avere infatti un unico vero scopo nella sua professione: sbattere Axe in carcere e lì lasciarlo marcire in eterno. Sua moglie Wendy (Maggie Siff) lavora come psicologa e oracolo per la società di Axe, un impegno ben retribuito, ma che genera uno strisciante conflitto sotterraneo tra lei e Chuck, che -tra le altre motivazioni- non sopporta che sua moglie sia passata al lato oscuro del suo acerrimo nemico.

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La formula di Billions è quella di portare sul piccolo schermo lo scontro tra mastini di razza. Più che di un eterno inseguimento tra gatto e topo, la ferocia che intercorre tra Chuck e Axe risponde più alla bunkeriana filosofia del “cane-mangia-cane”. Se le vicende investigative ed economiche costituiscono lo scenario più variegato e ricco di colpi di scena lungo il quale si dipana gran parte dell’azione, la componente più interessante di questa prima stagione risiede in una scrittura cinicamente perfetta dei suoi personaggi, la base costitutiva di ogni grande narrazione. Occorre salire ai loro piani alti per scorgere qualcosa di più.

EVERYONE HAS A DARK SIDE, WHY DON’T YOU LIKE MINE?

Wendy è vestita di cuoio nero. Frustino in mano e tacchi vertiginosi nel petto villoso di Chuck, lo stesso luogo dove è solita dargli scosse elettriche con un trasparente taser fallico oppure bruciature di sigaretta all’altezza del capezzolo. Lui mugugna qualcosa, ma gli è difficile parlare con un legaccio in bocca. Quel che dice non importa, l’importante è che sia presente e che ubbidisca alla sua padrona. L’american family tagliata in due dal labirintico campo della Psicanalisi (mestiere di lei) e dai cavillosi meandri della Giustizia (lui). Un nucleo familiare nel quale i figli non si vedono quasi, sempre seguiti da una baby sitter che fa anche da domestica. Perché c’è spazio solo per Chuck e Wendy, due persone così diverse da stupire che siano potute finire insieme (e stiamo parlando di una serie tv), eppure, in quell’essere davvero insoliti, i due hanno trovato un equilibrio fondato sulla sottomissione sessuale, la segretezza professionale reciproca (fino a un certo punto), il disprezzo mascherato da obblighi sociali.

billionsgif34Di altra natura, seppur sempre inquietante, il matrimonio tra Axe e Lara disturba per la reciproca fedeltà dei due sposi. Una coppia letale, lei una vipera a sangue freddo e lui un leone affamato di vita. Nella rete sempre più fitta delle serie tv, ma anche in quella del cinema, lo spettatore è abituato a sciropparsi tradimenti e perversioni sessuali sempre più aberranti man mano che si sale nella scala gerarchica (vd. Cosmopolis, The Wolf of Wall Street, Eyes Wide Shut, etc.). La destabilizzante normalità del matrimonio di Axe e Lara è una delle carte meglio giocate dai realizzatori di Billions che, in più di un’occasione durante lo show, hanno saputo sorprendere utilizzando gli elementi base di ogni lavoro di finzione, quasi un ritorno alle origini nell’approcciarsi alla scrittura, va ribadito, di personaggi credibili. La ricchissima coppia vive di una quotidianità composta da due figli (viziati da far schifo), uno chef personale, un ristorante con tanto di stellina Michelin, un’azienda che macina soldi a palate, una villa gigantesca. Tutto quel lusso sfrenato in cui nuotano dalla mattina alla sera esige però un patto senza prezzo: entrambi possono funzionare solo in virtù di loro stessi, insieme. I consigli reciproci, il coprirsi le spalle a vicenda, il comprendere il partner valgono più di ogni loro ricchezza messa insieme e, per l’appunto, Axe e Lara possono permettersi di cavalcare l’american dream fino in fondo solo se uniti. Ed entrambi lo sanno molto bene.

OBEY YOUR MASTER, YOUR LIFE BURNS FASTER

La storia di Axe a Chuck è quella di due burattinai che tirano i fili delle loro marionette su due palcoscenici diversi. I loro pupazzetti modellati e comandati spesso interagiscono con quelli dall’altra parte della barricata, provocando effetti a valanga tra i due schieramenti. Lo scenario su cui si danno guerra i protagonisti di Billions è costruito su un’impalcatura priva di confini se non la linea di demarcazione che divide le loro vite personali ed è sorretto da un’intelaiatura fatta di connessioni internet, interfacce web, intercettazioni, foto scattate di nascosto, sassolini nelle scarpe, paranoia, patteggiamenti, minacce e loro attuazioni. Non conosce pace né tregua l’odio che scorre tra il business man e il procuratore distrettuale.

Se tuttavia Axe si permette di attraversare gli Stati Uniti col suo jet privato solo per andare a vedere (e conoscere) i Metallica in concerto o si lascia andare a bevute da solo o in compagnia, l’unica valvola di sfogo extra-lavorativa che Chuck riesce a concedersi (previa autorizzazione di Wendy, eh) è di recarsi nei locali BDSM per farsi frustare, torturare con moderazione e sottomettere, pregando di non essere riconosciuto. Il rischio d’incorrere in guai e la voglia di scavalcare di tanto in tanto i limiti della moralità fa parte di entrambi, ma mentre per Axe questo bisogno si concretizza con ogni efferatezza compiuta sul lavoro, per Chuck invece si tratta di trasformarsi da preda a predatore, da moralizzatore a sodomizzato, da padrone a schiavo, da potente a debole.

Quello di Billions è un mondo popolato da individui privati di ogni senso etico e incapaci di provare un qualsiasi sentimento di sincera umanità, in cui ci si confronta per frasi fatti e soglie d’attenzione corrispondenti a pochi secondi. I personaggi vivono di citazioni cinematografiche (da Chinatown a I Soliti Sospetti, fino a culminare nel clamoroso omaggio a La Conversazione di Francis Ford Coppola durante l’ultima puntata) e sembrano voler costantemente erigere un monumento a se stessi, come fuoriuscendo dai proprio corpo per stringersi la mano da soli, contemplando gli imperi economici e giudiziari costruiti andando contro tutto e tutti.

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Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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