The Purge, una trilogia che respira terrore e violenza

purge election posterNel panorama horror contemporaneo c’è un regista che è riuscito a far parlare di sé creando una nuova saga horror originale e a generare ben due sequel. Il suo nome è James De Monaco, regista e sceneggiatore italo-americano noto al grande pubblico di Hollywood per la sua ora trilogia The Purge, da noi chiamata La Notte del Giudizio.

De Monaco nel 2013 realizza il primo capitolo con un cast di una certa rilevanza nel panorama thriller/horror. Ethan Hawke e Lena Headey (la Cersei de Il Trono di Spade) sono i coniugi Sandin, famiglia di ceto medio alto-borghese con figli a carico, che dovranno sopravvivere allo “Sfogo” annuale. The Purge è ambientato negli Stati Uniti del 2022, in un futuro distopico non troppo lontano dalla realtà dei nostri giorni in cui una volta all’anno i governatori dello Stato Americano chiamati “Nuovi Padri Fondatori” organizzano la notte dello sfogo, una notte in cui ogni crimine è tollerato, incluso l’omicidio. La notte dello sfogo ha come unica regola quella di non poter uccidere appunto i funzionari governativi che regolano e stabiliscono le regole di questo folle “gioco”. Il primo film di De Monaco è un classico “Home Invasion”, ossia un film dove questi criminali, folli, squilibrati, psicopatici e maniaci, dediti allo sfogo annuale cercheranno di eliminare una persona che viene salvata e fatta entrare nella casa blindata dal figlio piccolo dei coniugi Sandin, mosso da un senso di pietà per la povera vittima prossima alla morte. Da li si innescherà un terribile gioco al massacro per la sopravvivenza della famiglia, che farà di tutto per tenere lontano i folli “purificatori”.

Nel secondo capitolo invece, ambientato un anno dopo i fatti del primo, De Monaco cambia cast e tipologia di film, aumentando letteralmente la posta in gioco. Se nel primo film abbiamo assistito ad un piccolo “home invasion”, nel secondo il regista italo-americano ci porta direttamente nelle strade dove i purificatori uccidono e distruggono tutto quello che li circonda. In questo secondo capitolo i personaggi cambiano, questa volta troviamo Frank Grillo (Captain America: Winter Soldier e Civil War), un padre che ha perso il figlio e che cercherà la sua vendetta-sfogo proprio durante la “notte del giudizio”. L’uomo, durante la sua missione, incrocerà il cammino con una madre e figlia e una giovane coppia in crisi.  In Anarchia: La Notte del Giudizio, De Monaco ci mostra non solo le strade e i vicoli in fiamme e devastati dai purificatori, ma anche qualcosa in più sui “nuovi padri fondatori” dello sfogo, gli uomini e donne del governo, al potere di questo folle gioco, che a distanza di cinque anni dalla sua nascita, ha visto un incredibile calo di disoccupazione e povertà, tutto questo perché quelli che il più delle volte ci rimettono durante la notte dello sfogo, sono proprio le famiglie medio-povere, disadattati o disoccupati; eliminati perché ritenuti uno spreco di risorse e un male per la nuova società per i nuovi padri fondatori. De Monaco si ispira moltissimo alla filosofia (politica) e alla visione pessimistica americana dei film di John Carpenter, il sequel è infatti un mix tra il mondo folle di Fuga da New York e il cult leggendario The Warriors di Walter Hill, per via delle numerose fazioni, bande, gang di ragazzi in motocicletta, truccati, mascherati e armati fino ai denti.

Ma perché l’opera di De Monaco è riuscita ad attirare l’attenzione del pubblico e ad avere anche estimatori tra la critica? La risposta è semplice, il regista nei suoi film, denuncia e critica i problemi della società americana. Come ai tempi fece George A. Romero con la sua leggendaria saga dei “Morti Viventi”, anche De Monaco critica l’utilizzo e la diffusione, commercializzazione delle armi da fuoco e la semplicità con cui vengono vendute anche sotto banco a minori e gente con possibili turbamenti psico-mentali. Il regista inoltre differenzia in modo evidente la scala sociale americana e la disuguaglianza di opportunità che c’è tra i diversi ceti sociali; una cosa che possiamo vedere anche oggi, nel nostro triste e attuale presente.

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Quest’anno siamo arrivati al terzo e apparente conclusivo capitolo della trilogia; questa volta a differenza del primo The Purge, ritroviamo il personaggio di Frank Grillo, l’ex agente Leo Barnes, divenuto dopo la sua redenzione un membro della sicurezza e guardia del corpo della senatrice Charlie Roan, interpretata da Elizabeth Mitchell, riuscita a sopravvivere durante l’adolescenza allo sfogo che sterminò la sua famiglia. La senatrice è intenzionata a tutti i costi a salire alla carica presidenziale e porre fine una volta per tutte al macabro rituale dello sfogo. Non resteranno a guardare  “I nuovi padri fondatori”, che sono intenzionati ad eliminare non solo la senatrice e la piccola resistenza che lotta contro lo sfogo, ma anche tutti quei politici e uomini che potrebbero ostacolare il loro programma duraturo dello “Sfogo”. Tutto questo mentre ormai negli USA, gente da tutto il mondo si appresta a partecipare allo sfogo annuale.

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DeMonaco probabilmente ha tirato fuori, seguendo il filo logico della sua trama, un altro tassello fondamentale per la costruzione del suo “universo folle”, risultando senza dubbio un terzo capitolo degno e forse superiore al secondo, ma che pecca in novità e originalità. Ancora una volta una delle particolarità più accattivanti del film sono i costumi e le maschere utilizzate dai criminali e killer che partecipano allo sfogo, quest’anno, in occasione delle elezioni, si è deciso di “omaggiare” i simboli del patriottismo e degli esponenti più importanti, come Abramo Lincoln o la Statua della Libertà. Il film, come anche i precedenti, non è esente da piccole pecche, a lungo andare infatti, il film risulta troppo ripetitivo e durante la visione si ha come un forte senso di deja vù. Ci auguriamo che se mai verrà confermato un nuovo capitolo DeMonaco trovi un modo nuovo e originale di contestualizzare la sua opera e di portarla a nuovi ed inesplorati territori.

James DeMonaco is shooting … a film!

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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