Venezia73: Polina e la metamorfosi a ritmo di danza

IMG_4226Nella giornata degli autori (Venice Days) e’ stato presentato  il film Polina, dancer sa vie dei registi Valérie Müller & Angelin Preljocaj. Prendendo ispirazione dalla graphic novel omonima di Bastien Vives, le tavole delle illustrazioni vengono qui rielaborate per essere adattate alla narrazione su grande schermo.
La storia della ballerina russa Polina rappresenta l’evoluzione personale e professionale di una bambina che si trasforma in una donna attraverso la danza.
La formazione
Quando si e’ ancora piccoli e’ assai difficile comprendere quale sia la strada giusta da percorrere, l’aspirazione a cui dedicarsi. Ma una ballerina lo sa benissimo sin da subito perché la danza, oltre che una passione, è soprattutto una vocazione e per Polina è una vera e propria esigenza.
Come un pittore esprime se stesso attraverso le sue tele o un musicista riempiendo spartiti scarni di alcuna melodia, la ballerina traduce il suo vissuto in passi di danza. 
Polina, spronata costantemente dai genitori, inizia il suo percorso di formazione artistica passando da una piccola scuola di provincia al grande teatro del Bolshoi, una fortezza di talenti passati e futuri.
I piedi sanguinano, i lividi compaiono ovunque, anche stare in piedi immobile fa male, ma è il destino già scritto di ogni danzatore. Eppure Polina sembra opporsi alla meccanicità dell’apprendimento fatto di coreografie di repertorio trite e ritrite che non le danno modo di esprimersi come vorrebbe. Ha bisogno di sperimentare, ha bisogno di vivere se stessa.
(Angelica Lorenzon)
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La ricerca
Polina (Anastasia Shevtsova) ha adesso diciotto anni ed è entrata finalmente nel corpo di ballo dello storico Bolshoi, dopo anni passati tra sacrifici ed  allenamenti sotto la guida del maestro Bojinski (Aleksei Guskov) che ha visto in lei un enorme potenziale fin da subito.
Durante il periodo delle audizioni e degli spettacoli di balletto, Polina conosce un collega francese: Adrien (Niels Schneider). L’amore di questi due giovani amanti e’ lieve e fragile, come il contatto attraverso il tulle e il loro distendersi sui bianchi tutù. Occhi e gesti che si cercano nei “passi a due”, vivono il momento nelle risate correndo la sera d’estate lungo il fiume. Sono leggeri e senza pensieri nella loro stagione più bella. La scelta di Polina di seguire Adrien  in Francia “spiazza” la famiglia di lei  che ha da sempre voluto vederla come prima ballerina nel balletto di Mosca. In Francia inizia la convivenza fatta di audizioni e tecniche sperimentali di danza contemporanea così lontane dal modo di essere “classico”della ragazza. Ma la volontà  di mettersi in gioco, di non aver timore a migliorarsi con il duro lavoro del corpo non la spaventano. Eppure sarà “franata” dai propri limiti, come le dirà l’insegnante (Juliette Binoche): il guardare solo dentro se stessa non le fa osservare il mondo intorno, le manca l’esperienza per riuscire a trovare una danza interiore, un proprio modo di esprimersi attraverso i movimenti.
Polina  capirà allora di voler “danzare la propria vita”, evitando di ripetere le coreografie imposte da altri. Per andare oltre ha però bisogno di iniziare a sentire realmente con la propria pelle, ad essere la protagonista della propria vita. L’inizio della consapevolezza coincide con la disillusione, non solo del sogno d’amore  ma anche della propria esistenza: tutto ciò  si riflette quando prova la coreografia per lo spettacolo di Biancaneve con Adrien, la maestra nel vedere  i loro occhi  “troppo belli” li avverte di non volere questo, ma il desiderio dell’altro dopo l’assenza, uno stato che entrambi non conoscono ancora. Nei movimenti dei due ragazzi  sembra si sia spezzata l’intesa, c’e pesantezza: non riescono più a sfiorarsi, a prendersi ma solamente a respingersi l’un l’altro. Tutto precipita e con esso anche Polina, nello spirito e nel corpo. Ma dallo  spiraglio di una porta lasciata chiusa a metà osserva silenziosa l’insegnante di danza  rimasta nella sala, in un ballo da sola di pura libertà piena di gioia. Polina desidera essere come lei, riuscire ad esprimere se stessa in ciò che ama e sa fare meglio ma  per arrivarci ha bisogno di andarsene, di iniziare a vivere la propria vita.
(Mariangela Martelli)
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L’espressione
Dopo una fuga dalla Francia e dai fantasmi del proprio passato, Polina si rifugia in Belgio alla ricerca di un luogo dove manifestare il proprio essere attraverso la danza. È nell’improvvisazione che intuisce una nuova possibilità di espressione grazie al linguaggio a lei più congeniale. Scoprirà, così, la capacità di trasmettere la propria essenza attraverso la presa di coscienza della propria abilità sia come ballerina che come coreografa.
Uno struggente passo a due lungo la banchina di un porto accompagna lo sguardo dello spettatore attraverso un lungo piano sequenza che si protrae in avanti verso il futuro; è qui che viene raggiunta la concreta consapevolezza e la definitiva rottura con il passato.
Polina raggiunge una totalità nella danza che nessuno stile prima di allora era riuscito a darle, né la rigidità del balletto né la sperimentazione dell’Accademia, permettendole a questo punto di comunicare il proprio io interiore attraverso il fruire del corpo e dei movimenti.
L’idillio finale è talmente trascinante e coinvolgente, che trasporta lo spettatore in una sorta di magia sublime attraverso un dialogo tra due corpi in perfetta simbiosi l’uno con l’altro.
La trama circolare riconduce Polina a quel luogo di formazione iniziale che è possibile solo dopo una consapevole presa di coscienza dei traguardi raggiunti. (Elisabetta Da Tofori)
Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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