Venezia73: The Magnificent Seven, titoli di coda da Venezia

La necessità di fare remake pare sia più una consuetudine interna all’apparato produttivo hollywoodiano che un’esigenza del pubblico, diviso sempre tra sostenitori di questa pratica (a cui si lega anche quella di sfornare sequel, prequel, reboot) e ferventi miscredenti. Toccare un western classico come quello de I Magnifici Sette sembrava una cattiva idea già in partenza, ma dopo aver visionato la versione firmata da Fuqua all’ultima edizione della Mostra di Venezia, i dubbi e le perplessità si sono rarefatte a tal punto da spingere ad una promozione a (quasi) pieni voti del film. Lontano dall’originale, ma comunque attento a non rovinare i ricordi degli affezionati, I Magnifici Sette comandati dal motivato e desideroso di vendetta Denzel Washington non stupisce più di tanto, ma, a conti fatti, non delude nemmeno più di tanto. Accantonando i cliché tipici del genere e le soluzioni di comodo per far quadrare la storia (tra tutte, quella più indigeribile è quella relativa alle concrete motivazioni dei singoli personaggi per unirsi in nome di una giustizia fuori dalla legge), il film che ha concluso questo Venezia73 è semplicemente quello che é: un western semplice, che magari spingerà qualche neofita al recupero di altre pellicole simili, magari ripescandole dal suo periodo d’oro degli anni ’50 e ’60, né più né meno. (Simone Tarditi)

I Magnifici Sette nasce da una necessità figlia dell’evoluzione dei cinecomics. Siete stufi del classico film sul singolo supereroe? Nessun problema, vi facciamo Avengers, Guardiani della Galassia, Batman V Superman o Suicide Squad. Insomma, impersonare un eroe non basta più, bisogna impersonare un eroe accerchiato da altri eroi. Fuqua pesca dal passato il cult di John Sturges per riproporre quei Magnifici Sette – già ispirati da I Sette Samurai di Kurosawa – ma in chiave moderna. Il politicamente corretto tiene banco, non più cowboy bianchi, ma a capo di tutti c’è un nero, si aggiungono confederati, asiatici e apache allontanati dal gruppo.

C’è da dire, globalmente e con filmografia alla mano, ci saremmo aspettati sicuramente di peggio da parte di Fuqua che riesce, con tutte le pressioni del caso, a confezionare un buon film di intrattenimento. INTRATTENIMENTO. In conferenza stampa il regista ha voluto sottolineare questa cosa: niente messaggi politici o altro, l’unico intento è regalare 130 minuti di intrattenimento e di cowboy ninja.
Proprio entrando nel dettaglio troviamo innumerevoli difetti: destini dei personaggi scritti in maiuscolo sulla fronte, motivazioni nel salvare degli sconosciuti che, al fine della storia non ci sono. Ci si nasconde qualche spunto privato di vendetta o del banale “è la cosa giusta da fare” ma mai nulla a spiegare perché sette persone dovrebbero sacrificare la propria vita per liberare un paese dalla tirannia di un sanguinario magnate che brama miniere e oro.
Inutile dire che aiutato da un cast considerevole, il film chiude questa 73esima edizione del Festival di Venezia e arriverà nelle sale il 22 settembre. Al netto della qualità e di raffinatezza praticamente inesistente, il film è un ottimo prodotto di intrattenimento. Per qualcuno sarà poco, per altri abbastanza, noi ne elogiamo alcune caratteristiche, criticandone altre. (Gabriele Barducci)

 

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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