War Dogs – Trafficanti, quando “i soldi si fanno tra le righe”

Chiusa la trilogia di Una Notte da Leoni e dopo tre anni di assenza dalle sale cinematografiche internazionali e italiane, Todd Phillips torna a far parlare di sé con un nuovo prodotto fresco e vincente, War Dogs (o Trafficanti, titolo con il quale è stato tradotto qui in Italia).

Con questo ultimo film, Todd dà vita a una rimpatriata tra vecchi amici, riunendo oltre al direttore della fotografia Lawrence Sher, lo scenografo Bill Brzesk, il montatore Jeff Groth e il candidato Premio Oscar, Bradly Cooper (che veste i panni del personaggio secondario Henry Girard e quelli di produttore esecutivo, al tempo stesso).

 War Dogs s’ispira alla vera storia di due giovani amici, appena ventenni: Efraim Diveroli (il sorprendente ed esilarante Jonah Hill, reso noto dal grande schermo per la propria bravura in L’Arte di Vincere e più recentemente con The Wolf of Wall Street, dove lo vediamo come spalla di due big del cinema internazionale: Brad Pitt e Leonardo Di Caprio) e David Packouz (Miller Teller, che si è fatto notare per il ruolo di protagonista nel film triplice Premio Oscar Whiplash) che hanno saputo guardare cosa si nasconde aldilà di una guerra e cioè un’attività economica redditizia. Unisce due improbabili ragazzetti che si trovano a fare affari militari a elevati livelli, tanto da mettersi in competizione con le più grandi compagnie del paese, vestendo una vivace camicia hawaiana e con uno spinello sempre a portata di mano.

 Il regista dà vita a una commedia ibrida tra il “crime” e il “drama”, dove crea una trama narrativa strutturata ed elaborata che attribuisce una personalità unica al film e rende evanescente le quasi due ore di proiezione.

War Dogs è interamente narrato in prima persona, con la voce fuori campo di David Packout che nei suoi interventi concernenti la vicenda interrompe il normale flusso della vicenda attraverso il fermo immagine, per fornire allo spettatore delle informazioni necessarie o delle nozioni tecniche per una migliore comprensione della vicenda, senza che questo fornisca una fonte di distrazione a causa dal progredire delle sequenze d’immagini.

La vicenda si suddivide in sette capitoli che prendono i titoli originali dalle battute pronunciate dai vari attori:

CAPITOLO 1: “I soldi si fanno tra le righe.”
CAPITOLO 2: “Dire la verità non ha mai aiutato qualcuno.”
CAPITOLO 3: “Dio benedica l’America e Dick Cheney”
CAPITOLO 4: “Queste non sono briciole. È tutta la cazzo di torta.”
CAPITOLO 5: “Abbiamo un gran cazzo di problema.”
CAPITOLO 6: “Sembra illegale.”
CAPITOLO 7: “Se ti avessi voluto morto saresti già morto.”

Il film inizia con un flashforward, per poi tornare nel passato e prendere il filo cronologico dall’inizio della vicenda, attraverso un linguaggio giocoso e accattivante.

Lawrence Sher (Dop) adotta dei differenti toni cromatici per la messa in scena dei tre ambienti narrativi: i quadri ambientati a Miami mantengono delle colorazioni neutre ma molto vivaci (quasi in un revival di Una Notte da Leoni), mentre gli scenari della Georgia e dell’Iraq hanno forti dominanti calde, esaltate dagli infuocati tramonti sul deserto con le incantevoli silhouette dei due protagonisti che si contrappongono alle grigie, fredde, sbiadite e piovose location dell’Albania. Inoltre, alcune sequenze assumono una generale colorazione verdastra in funzione della messa in scena di situazioni di piacere per i due protagonisti: droga, donne e armi.

Gradevoli le soluzioni di montaggio utilizzate a favore della narrazione che riproducono stati d’animo dei protagonisti: interessanti le soggettive a infrarossi di Efraim e David sotto l’effetto allucinante degli stupefacenti o gli sdoppiamenti delle inquadrature prodotto dagli spinelli, il tutto contornato da una varietà di generi musicali che spaziano dal classico al reggae, dal rock al pop.

Tuttavia, il film risulta essere un manifesto antipatriottico, vista la critica rivolta all’amministrazione del governo G. W. Bush per la corsa pubblica agli armamenti dell’esercito degli Stati Uniti per la guerra in Iraq; è nel riflesso della bandiera americana sul cofano del furgone che risuona l’eco di disapprovazione per un governo distante dai valori umani per favorire quelli economici.

War Dogs è un chiaro ed esplicito omaggio al gangster movie Scarface (del 1983) diretto da Brian De Palma, che ha riconfermato Al Pacino a questo genere di ruolo. Infatti, l’enorme gigantografia di Tony Montana mentre imbraccia minaccioso un mitra, simbolicamente puntato in direzione delle teste degli ignari ospiti seduti sul divano dell’ufficio della AEY (agenzia privata gestita dai due giovani) spicca in tutta la sua potenza visiva, ricorrendo frequentemente durante tutta la durata della pellicola. Pure l’ambientazione della nostra location è la medesima, una Miami degli anni ’80 a confronto con quella d’inizio ventunesimo secolo, dei trafficanti di droga a confronto con dei trafficanti di armi. Anche Efraim con quel suo carattere sicuro e spavaldo ricorda Tony Montana ogni volta che si trova in mano la mitraglietta. Senza poi dimenticare le inconfondibili analogie della scelta grafica delle due locandine promozionali che vedono l’utilizzo della pop art nella stilizzazione delle due figure, dove ironicamente non passa inosservato il volume fisico di Jonah Hill rispetto a quello lineare e asciutto di Al Pacino e il tono vivace dei fuxia e degli arancioni di Trafficanti.

 Todd Phillips non crea niente di nuovo con War Dogs, ma grazie all’utilizzo di un linguaggio fresco e scurrile dà una botta di vitalità alla vicenda, creando un film energico e sostenuto, divertente e spiritoso, senza mai abbandonare quel filo di moralità che viene recuperato sul finale.

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori
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