The Assassin, lo squarciamento di Hou Hsiao-hsien

the-assassin-gif4Per meglio comprendere l’importanza e il giustificato clamore che The Assassin ha suscitato nel circuito dei festival cinematografici l’anno scorso bisogna, da occidentali, cercare di capire qualcosa di più sul genere cui il film si rifà. Combinando insieme danza, letteratura e arti marziale, il wuxia è una forma d’arte totale che appartiene pienamente alla cultura e alla tradizione cinese e le sue storie hanno a che fare con sicari e assassini che si muovono nelle lande orientali in cerca di vendetta o per ristabilire giustizia, quasi mai assoldati da ricchi spietati e sempre guidati da un ordine morale interiore. Il “wu” di wuxia significa “tagliare” o “fermare” e può essere riferito ad un’arma da taglio, come quella che utilizza la protagonista di The Assassin.

All’interno del genere e quindi nel film di Hou Hsiao-hsien, la concezione stessa della violenza come mezzo per porre fine ad un’altra forma di violenza assume i connotati di qualcosa di più che un semplice spargimento di sangue: durante il compimento del suo percorso, l’eroina affronta non soltanto duelli e scontri, ma anche una metamorfosi interiore ed esteriore.

the-assassin-gif2Hou Hsiao-hsien ha sempre coltivato una profonda passione per i romanzi wuxia, ma gli ci sono voluti decenni prima di riuscire a portare una di quelle storie sul grande schermo. Lui stesso non si vergogna a raccontare che all’inizio della sua carriera si è prestato a dirigere commedie di facile presa col pubblico in modo tale da farsi un nome e poter poi concentrarsi su lavori più personali, anche riguardanti la sua infanzia.

Durante tutti questi anni, Hou Hsiao-hsien non ha mai smesso né di pensare né di leggere quelle storie, ma il livello di difficoltà nell’approcciarsi alla regia di un film di arti marziali, la necessità di assicurarsi un budget tale da poter realizzare il film secondo la sua visione, la sua ferma lotta contro il digitale in favore della pellicola (per The Assassin era stata addirittura paventata la possibilità di girarlo con vecchie cineprese Bolex), i suoi impegni come organizzatore di festival cinematografici (sotto la sua organizzazione, le ultime edizioni del Taipei Film Festival e del Golden Horse) e tutta quella serie di eventi che possono essere racchiusi nel termine “vita” hanno fatto sì che per realizzare il suo wuxia, il regista abbia impiegato molti anni.

Detto ciò, sicuramente il successo di alcuni film come La tigre e il dragone (Ang Lee, 2000) o La foresta dei pugnali volanti (Zhāng Yìmóu, 2004) ha permesso a Hou Hsiao-hsien di raccogliere manifestazioni di fiducia nei produttori, ma al contempo The Assassin non può e non deve essere avvicinato troppo ai due film appena citati perché se ne distanzia per costruzione della storia, ritmi narrativi e tecniche registiche. Insomma, niente combattimenti aerei o da un albero all’altro.

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Maggiormente interessato alla spiritualità insita nella natura maestosa dei paesaggi (alcune scene sono state girate in zone inaccessibili della Mongolia senza stanziamenti umani) e all’anima dell’eroina Nie Yinniang, il regista ha operato la scelta di ammantare la sua pellicola di silenzio, di attese, di una forma di calma metafisica qua e là squarciata da rapidi momenti di violenza, ma presto ricomposta come una foschia mattutina. Emblematico in questo senso il combattimento nel bosco di betulle: l’imperturbabile rumore della natura che vive e anima gli alberi. Le nuvole riempiono il cielo, lasciando al cielo solo una fetta di blu, di forma del tutto simile al pugnale della protagonista.

the-assassin-gif1In tutto questo, impossibile non notare l’assoluta ricerca di realismo e la cura nei minimi dettagli all’interno delle scenografie: vengano presi ad esempio i drappi di seta utilizzati in tutte le scene al chiuso, la loro similarità con i dipinti dell’epoca della dinastia Tang e la loro funzione “separativa” tra uno spazio e l’altro, lo squarciamento (ancora) tra il vedere gli sfumati contorni delle cose dietro un velo e poi per come realmente sono, la divisione che determinano tra personaggi e situazioni, le illusioni prospettiche che creano da un’inquadratura all’altra. The Assassin è cinema nella sua forma più pura, quella della magia visiva senza trucchi. Presentato nel 2015 al Festival di Cannes e qualche mese dopo al Torino Film Festival, il film è uscito nelle sale italiane il 29 settembre 2016.

Simone Tarditi

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