RomaFF11: London Town e il ritmo vibrante dei The Clash

Anche quest’anno in questa 11ª edizione della Festa del Cinema di Roma, la sezione Alice (appositamente dedicata a un pubblico giovane composto di bambini e adolescenti) è quella che ci riserva numerose e piacevolissime sorprese. Tra i tredici film in concorso London Town ne è un esempio!

Film dalle svariate tematiche esistenziali, realizzato dal regista tedesco Derrik Borte, rappresenta una proiezione fresca e frizzante del quadro inglese attraverso gli emozionanti e vibranti anni ’70 segnati dalla presidenza della Margaret Thatcher, dal fermento dalle lotte sindacali e dall’aumento dell’inflazione; il tutto condito con una colonna sonora che accompagna tutto il film: la musica dei The Clash.

 La trama, semplice e lineare, mette in scena una situazione familiare apparentemente tranquilla, velata da un manto di silenzi e verità taciute. Il protagonista, Shay Bacher (Daniel Huttlestone già conosciuto per la parte ne Les Misérables del 2012 e la favola In to the Woods, 2014) è un quattordicenne che oltre ad adempie ai suoi doveri di studente deve farsi carico delle responsabilità e delle necessità familiari contribuendo con il padre al mantenimento economico. La madre, uno spirito libero, non è presente e nella sua ricerca, Shay si imbatterà in una “strana” ragazza, per lui che «vive fuori dal mondo», Viv; è lei che lo inizierà alla musica punk rock dei The Clash.
Così tutto inizia con una banale e innocua domanda: «Che musica ascolti?”»

È un ragazzino cresciuto troppo presto: una madre assente, un padre troppo impegnato con il proprio lavoro e un’adolescenza negata; così, quando conosce Viv si apre per lui un nuovo spiraglio. Il primo amore, i vinili ascoltati saltando sul letto e i concerti della propria band, è questo che cerca di recuperare Shay, è questo ciò di cui ha bisogno adesso.
Sul suo percorso incontra molte persone con cui avrà modo di intessere un dialogo o un confronto, compreso il proprio idolo, colui che ciclicamente ritorna quasi come un porta fortuna nella sua vita, Joe Strummer, interpretato da un Jonathan Rhyse Meyers evanescente e carico più che mai.

Un pizzico di allegria non gusta mai e pure qui questo tocco magico è riservato alla piccola sorellina di Shay, estremamente schietta e sagace nelle affermazioni dando un sapore vivace al tutto.
London Town parla di crescita, di chi lo ha fatto troppo presto e di chi ancora si rifiuta di compiere questo passo, fuggendo dalle proprie responsabilità e dai propri doveri, parla di un’epoca passata e parla di musica, tanta buona musica.
(Elisabetta Da Tofori)

La cornice indirizzata ad un pubblico prevalentemente giovane conferisce all’opera quell’etichetta da ‘si poteva fare di più’. La figura di Joe Strummer è inserita perfettamente in quella Londra post London Calling e i risultati – politici e musicali – sono messi in scena senza sbavature.
In quel periodo l’Inghilterra sentiva l’influenza pressanta della cultura (!) Statunitense, compresa la musica. I fronti quindi si dividono, i The Clash sono la novità, l’inno a cambiare le cose e a scendere i strada, in netta risposta ai Sex Pistols – più volte citati nel film – che sconfitti e scoraggiati avanzano la loro idea di Anarchia pur elevandola ad un livello generale che i The Clash mai accettarono. La loro musica si inseriva contro il sistema, contro il governo Thatcheriano, le lotte per il salario e la condizione sociale, partendo dalla sola condizione di Londra fino ad arrivare anche alla politica internazionale.

Questa influenza, la vena del punk e della ribellione per il giusto cambiamento è rappresentato perfettamente nel personaggio di Viv per quanto riguarda la situazione familiare, ma quello che manca veramente al film è la cattiveria di quegli anni, l’atmosfera cupa e le relative conseguenze nel seguire un gruppo di sbandati che rompevano le chitarre nei concerti.
Cinematograficamente parlando, manca un personaggio o una situazione alla Johnny Quid che canta “Bankrobber” dei The Clash al padre impreditore arrogante e criminale, in quel capolavoro di RockNRolla di Guy Ritchie.
(Gabriele Barducci)

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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