RomaFF11: Sole, Cuore, Amore e la melodia dissonante della vita

Dammi tre parole: sole, cuore e amore
dammi un bacio che non fa parlare
è l’amore che ti vuole
prendere o lasciare
stavolta non farlo scappare
Solo le istruzioni per muovere le mani
non siamo mai così vicini

Sono queste le parole che riecheggiano nella mente di uno spettatore inconsapevole che si trova di fronte al titolo del film: il ritornello della canzone di Valeria Rossi, tormentone dell’ormai lontana estate del 2001, inizia così meccanicamente a risuonare, come una melodia ormai lontana nel tempo e nello spazio. Dal titolo può sembrare la tipica commediola all’italiana, fresca, leggera e spensierata, come le parole che il testo evocano, ma non lo è, non è niente di tutto ciò.

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Dopo Venezia, Cannes e Berlino per Daniele Vicari si aprono le porte della capitale, presentando in concorso a Roma Sole, Cuore, Amore che ha incubato per ben quattro anni dopo l’uscita quasi in contemporanea del documentario La Nave Dolce e del film Diaz – Don’t Clean Up This Blood entrambi del 2012 eccolo di nuovo qui, sul grande schermo facendosi portavoce attraverso i suoi film dell’impegno socio-politico che lo contraddistingue.

Siamo in uno scenario attuale, nella Roma dei nostri giorni, proprio la stessa delineata da Gabriele Mainetti nel suo Lo chiamavano Jeeg Robot, ma senza esplosioni, sostanze radioattive e super eroi coatti. La storia prende vita dalle due protagoniste: Eli (interpretata da Isabella Aragonese) è una giovane felicemente sposata, con quattro figli e un lavoro massacrante e Vale (Eva Grieco che con questo film approda al cinema per la prima volta, grazie alla sua danza e alla maestria nei movimenti) donna indipendente che fa del proprio corpo un’arte attraverso le sue esibizioni come performer. Il ciclo della vita è messo in scena dalle due donne attraverso incontri fugaci; mentre Eli scende le scale del condominio prima dell’alba, Vale entra in casa dopo il lavoro nei locali per poi richiudere il cerchio alla fine della giornata, con la prima che ritorna dopo una estenuante giornata di lavoro e dei massacranti viaggi della speranza con i mezzi pubblici. Quando al contrario, la seconda esce, creando così una ciclicità che caratterizza la monotonia della quotidianità.

La danza assume un ruolo importante all’interno del film quasi a voler conferire un ritmo e un tono dalle cadenze irregolari, attraverso generi musicali differenti, così che le performance di arte moderna (appositamente coreografate e interpretate dalla stessa Eva Grieco) attribuiscano un carattere dissonante alla vicenda umana. Interessanti scelte registiche nella messa in scena delle prime due coreografie che ci appaiono quasi in un sonno notturno fatto di giochi di luci, specchi e riflessi.

Il film allude a tanti differenti sottotesti come dei sassolini gettati in acqua: nessuno di questi resta a galla e nessuno di questi viene sviluppato o analizzato dovutamente: dall’attuale crisi economica alla conseguente mancanza di lavoro, dalla violenza sulle donne all’omosessualità latente,  dalla pirateria stradale alla condizione sociale. Sole, Cuore, Amore è ironicamente nel titolo, uno spaccato dell’Italia contemporanea, anche se Vicari ha fatto un film pieno di sassolini che lasciano una pesantezza nella conclusione e sapore amaro in bocca. Difficile da digerire, ma sincero negli intenti.

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Il film una riflessione attuale sulla condizione genitoriale, sull’essere donna e moglie all’interno di una società che non aiuta in tale sviluppo e portando la persona a sacrificare la propria esistenza per quel benessere che ti permette di sopravvivere; non darà la felicità ma è fondamentale per la propria stabilità: come i soldi e un lavoro.

Le parole cattive, ma vere della figlia che rivolge alla madre Eli in un frangente di tempo in cui riesce a vederla: “Se essere donna vuol dire fare la vita che fa tu allora posso morire!”, fanno capire a quanto dobbiamo rinunciare, se vuol dire sacrificare perfino il proprio ruolo di madre. Finale triste e amaro che non da possibilità di una via di fuga, un taglio netto imprevisto che conferisce alla vicenda una nota drammatica che a tratti veniva sfiorata ma superata. Sole Cuore Amore nelle sue manchevolezze, è un film che con cattiveria comunica l’impossibilità di una via di fuga e in maniera disinvolta ci provoca commiserazione per le dolorose storie di vita.

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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