Tutta una questione di tempo con Doctor Strange

Lo abbiamo visto indossare i panni dell’introverso e permaloso Sherlock Holmes nell’omonima serie televisiva Sherlock e interpretare l’enigmatico matematico, Alan Turing, impegnato a decifrare codici nazisti in The Imitation Game (2014), Benedict Cumberbactch torna nuovamente sul grande schermo da protagonista in Doctor Strange.
Diretto da Scott Derrickson, regista del controverso The Exorcism of Emily Rose (2005) e di altri film horror di successo come Sinister del 2012, lo troviamo qui alle prese con il cinecomics con l’egocentrico supereroe della Marvel da cui è prodotto; mentre è distribuito dalla Walt Disney Motion Pictures.

Nel cast, composto di grandi nomi, vediamo coinvolti Rachel McAdams (che ricordiamo per il ruolo dello scorso anno in Spotlight, vincitore di due Premi Oscar), Tilda Swinton (già dedita a partecipare a trasposizioni cinematografiche di grafic novel, come per Le Transperceneige, fumetto francese a cui si è ispirato il sudcoreano Bong Joon-ho per il suo Snowpiercer, 2013), Mads Mikkelsen (noto volto dello psichiatra e serial-killer nella serie televisiva Hannibal e a breve lo vedremo nel primo film della serie Star Wars Anthology, Rogue One: A Star Wars Story), Benjamin Bratt e molti altri ancora.

La trama segue le vicende del dottor Stephen Strange, neurochirurgo di spicco, che in seguito a un grave incidente automobilistico perderà la facoltà di esercitare a causa delle gravi lesioni riportate; così, smarrito si troverà ad affrontare un viaggio mistico di guarigione che lo condurrà in Nepal a Katmandu.

Come ogni film delle origini di un supereroe, anche Doctor Stange ci appassiona nelle scene di formazione che nella sua ricerca ricorda molto il viaggio che compie Bruce Wayne (Christian Bale in Batman Begins del 2005) in Asia; in entrambi in casi i due eroi amplieranno le proprie capacità fisiche, ma a Stephen è concesso anche di sviluppare abilità mentali superiori al naturale che gli conferiranno grande attitudine di combattimento.
Non possono mancare, tuttavia, analogie esplicite e sottointese al Mondo Avengers disseminate per tutta la durata del film, che sfido ad individuare; come non può essere omesso lo spiegone che differenzia i primi dediti a far fronte alle minacce fisiche dei nemici contro la terra mentre i Maestri delle Arti Mistiche, di cui Doctor Strange diventa allievo, prevengono dalle minacce metafisiche.

La presenza del tempo è un elemento persistente, il secondo vero protagonista principale della vicenda, che si avverte già dalle prime scene del film: la passione per il collezionismo di orologi di Stephen, o la frequenza con cui scorgiamo oggetti circolari che in un loro campo ravvicinato si mostrano composte di molteplici sezioni concentriche e porzioni frazionate in unità minori tra loro consequenziali; infatti, l’intero film è una metafora sulla rottura del tempo che vengono meno a una basilare logica spazio-temporale.

Così come nella scena in cui si verifica un loop temporale di un’azione che ripetuta all’infinito ricorda la situazione su cui è costruisce la commedia americana del 1993 Groundhog Day – Ricomincio da Capo con interpreti Bill Murray e Andie MacDowell che guarda caso pure in questo caso, si ha un diretto riferimento ad un orologio rotto!
Ciò che affascina di più non è tanto la vicenda narrativa, quanto la potenza espressiva delle immagini, facendo passare in secondo piano la trama di fronte alla bellezza visiva dei colorati e vivaci giochi caleidoscopici che grazie al 3D rendono l’atmosfera più immersiva e materiale.

Uno squisito accostamento di generi artistici differenti, che percorrono un arco temporale compreso tra fine ‘800 e ‘900, emerge insolitamente da questa visione filmica; spiccano, così, in tutta la loro energia vitale studi fotografici e stili pittorici che con il tempo non si sono esauriti ma semplicemente sono stati in grado di rinnovarsi, riuscendo a stare benissimo al passo coi tempi. Le bellissime sequenze in Doctor Strange dove i personaggi, in uno stato metafisico, fuoriescono dal proprio corpo suggerendo gli studi di Eadweard Muybridge sul movimento sia animale sia umano grazie all’utilizzo della cronofotografia (non a caso il prefisso «crono» deriva dal greco khrónos, per l’appunto tempo).

Inoltre, il cinema stereoscopico si presta particolarmente bene per la riproduzione tridimensionale, fortemente ricercata nei lavori di Maurits Cornelis Escher che interviene su superfici bidimensionale. Sono le trasformazioni degli spazi fisici delle città che si sviluppano in Doctor Strange come un collage illusorio ma razionale di poliedri quali gli edifici e i grattaceli che compongono il paesaggio, dando così vita a distorsioni geometriche che suggeriscono un moto infinito di geometrie frattali. Si presentano chiare ed esplicite le analogie ai labirinti e alle illusioni ottiche prodotte da Escher in una delicata esaltazione di uno dei tanti protagonisti della vicenda: la location.

Grande valore e pregio visivo che superati i primi capogiri si tramutano in esperienze coinvolgenti e totali.

IMPORTANTE AVVERTENZA: attendete pazientemente fino all’ultimo nome presente nei titoli di coda, per gli amanti dei film Marvel Studios non c’è bisogno di dare troppe spiegazioni; per tutti gli altri, invece, consiglio di temporeggiare e non sarete delusi!

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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