Rogue One, il film su cui nessuno avrebbe scommesso

A distanza di un anno dall’uscita di Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza di J.J.Abrams, ecco arrivare in sala il primo dei due (al momento) spin-off della saga dedicati al mondo di Star Wars. Rogue One a Star Wars Story è uno spin-off della saga diretto da Gareth Edwards (Godzilla, Monsters) che va ad inserirsi cronologicamente dopo gli eventi di Episodio III: La vendetta dei Sith e poco prima di Episodio IV: Una Nuova Speranza, e di questo il nuovo film parla: di speranza.

Un gruppo di ribelli, capitanati da Jyn Erso, la candidata all’Oscar Felicity Jones e l’ufficiale ribelle Cassian Andor (Diego Luna) cercano di rubare i piani dell’Impero per una nuova arma di distruzione, La Morte Nera. Insieme a loro si uniranno altri ribelli, spinti dalla speranza di riportare di nuovo pace nella galassia e guidati dall’onnipresente Forza.

Con questo primo episodio della serie antologica legata al mondo di Star Wars, il regista Gareth Edwards ci riporta ai fasti e alle atmosfere della prima storica trilogia, circondato da un cast di prim’ordine con nomi quali Mads Mikkelsen, Ben Mendelsohn, Forest Withaker, Donnie Yen, Rogue One regala ai fan di vecchia data una storia fresca e avvincente. Galen Erso (Mads Mikkelsen) interpreta un ex membro dell’Impero Galattico che si ribella e viene successivamente rapito e privato della sua famiglia dal direttore Imperiale Krennic, che uccide sua moglie e lo costringe a terminare il progetto della Morte Nera. Ma Erso, nel completare il suo progetto, sviluppa in parallelo la sua personale “vendetta”, inserendo nella letale arma una falla.

BATTLEFRONT

Se pur con un inizio non proprio brillante, forse causa del tanto chiacchierato reshoot e dell’inserimento in sceneggiatura (regia?) di Tony Gilroy (The Bourne Trilogy), assistiamo ad una prima parte un po’ frettolosa nell’introduzione dei vari personaggi e di un montaggio che non brilla di certo per ritmo; infatti molti dei dialoghi nella base dei ribelli, ricordano molto quelli nell’ambiente dalla CIA della famosa saga con Matt Damon, ma a partire dalla seconda metà del film, assistiamo a quello che probabilmente è la migliore trasposizione della guerra stellare nell’universo creato da George Lucas. Le battaglie tra le forze dell’Impero e i Ribelli sono veramente spietate e intense, e mostrano quello che finora solo grazie ai videogame della EA siamo riusciti a vedere su uno schermo con tanta enfasi e spettacolarità. Le navicelle, i caccia, gli Ala-X, gli AT-AT, e le tantissime creature pelose armate di mitra e fucili fanno la gioia dei fan più sfegatati che possono finalmente assistere alla “vera guerra” stellare, questa volta però sotto il punto di vista dei soldati comuni e dei ribelli che si uniscono alla causa.

Come più volte detto anche nelle interviste dal regista e visto anche nel suo Godzilla, Edwards è un fan dei classici war movie come Apocalypse Now e dei cult di fantascienza come Blade Runner e Alien, sono infatti molti i richiami ai film sopra citati e alcune sequenza sono addirittura quasi come un messaggio d’amore, in particolar modo mi riferisco alla scena in cui Diego Luna, all’inizio del film, uccide senza pietà un ribelle, intento successivamente alla fuga dalle forze Imperiali. O degli ultimi dieci minuti del film che faranno venire letteralmente la pelle d’oca ad ogni fan che si rispetti.

FANBOY

Nonostante le numerose idee originali apportate da Edwards al film, come i nuovi Death Trooper, le creature pelose o il nuovo “amichevole” droide di bordo K2-SO, il regista non dimentica di accontentare i fanboy più esigenti con piccoli e grandi cammei, come il generale Leia Organa o quello dello storico Generale Tarkin, interpretato dal compianto Peter Cushing e resuscitato grazie all’uso della motion capture e della CGI, un personaggio che ha fatto la storia della saga; per non parlare del tanto chiacchierato ritorno di Darth Vader, qui sapientemente utilizzato da Edwards che con il contagocce sa quando tirar fuori il “jolly” dal mazzo e non come qualcuno ha tentato di fare con un altro famoso blockbuster che parlava di un altra “missione suicida” con un altro storico villain cinematografico.

Ma il vero cuore pulsante di Rogue One resta senza dubbio la sua storia, e quella dei suoi personaggi, uomini e donne, ribelli che vediamo trasformarsi ed evolversi nel corso della storia, o che semplicemente grazie a dei gesti ti entrano dritti nel cuore, come la coppia di “brothers in arms” composta da Donnie Yen, un monaco cieco guidato dalla forza e protettore dei cristalli kyber (la gemma che alimenta la spada laser dei cavalieri Jedi) e Wen Jiang (Baze Malbus) suo protettore e guardia del corpo, uniti fino all’ultimo, o del meraviglioso finale che omaggia in qualche modo la storica sequenza di Luke che scorge l’orizzonte su Tatooine tra Felicity Jones e Diego Luna.

SCENE ELIMINATE

Un altro fattore da analizzare di Rogue One è quello relativo alle scene eliminate e al montaggio originale del regista. Anche se sembra che il finale voluto da Edwards sia rimasto pressoché invariato, molte sono le sequenze visibili nei teaser e nei trailer rilasciati che mancano all’appello, tra le tante, si parla di alcune sequenze che vedrebbero Darth Vader discutere con il direttore Imperiale Krennic la potenza della nuova arma dell’Impero, fino alle sequenze estese della battaglia finale. Tra le varie curiosità invece, vi è il fatto che questo nuovo episodio è il primo della serie a non avere la classica introduzione con la “theme song” di John Williams, infatti neanche la colonna sonora del film è stata affidata allo storico compositore, che per l’occasione è stato sostituito degnamente da Michael Giacchino.

Da tutto questo possiamo evincere che probabilmente i piani dello studio Disney erano leggermente diversi da quelli del regista che aveva in mente una visione più dark e cupa dell’universo di Star Wars, cosa che alla fine è stata mantenuta con somma sorpresa da parte dei fan e che possono riscontrare più punti in comune con la prima trilogia e il cinema libertino della “New Hollywood” in questo film che non con il settimo episodio diretto l’anno scorso da J.J. Abrams, e che puntava più sul fattore nostalgia per via del ritorno del cast originale.

Rogue One è forse il film su cui nessuno avrebbe scommesso, e quello che ha avuto più problemi durante la lavorazione, che ancora oggi non ci è dato sapere con certezza quali dinamiche hanno portato alla sceneggiatura di Chris Weitz il supporto di Tony Gilroy, ma senza dubbio possiamo dire che la forza scorre potente in questo nuovo capitolo della serie, in attesa di vedere cosa combineranno i talentuosi Lord e Miller con il secondo spin-off incentrato sul giovane Han Solo.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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