The Autopsy of Jane Doe, disseppellire la verità

Ogni anno nel panorama del cinema americano indipendente, vengono tralasciati diversi film che meriterebbero ben più attenzione. In particolar modo questo accade per il genere horror, spesso snobbato o lasciato a una release direttamente per il mercato home video. Tra i tanti titoli ancora inediti e che forse vedremo un giorno c’è The Autopsy of Jane Doe di André Øvredal, autore dell’acclamato mockumentary Troll Hunter.
The Autopsy of Jane Doe narra la storia di due coroner, padre e figlio, interpretati rispettivamente da Brian Cox e Emile Hirsch, che in seguito ad uno strano omicidio si ritrovano a fare l’autopsia ad una donna trovata nella cantina della casa disseppellita e senza apparenti segni di violenza esterni. Austin (Emile Hirsch) decide così di annullare l’appuntamento per il cinema con la sua ragazza Emma e di restare per aiutare il padre con l’autopsia che deve essere pronta per il giorno dopo, chiedendo alla ragazza di passare più tardi per il loro appuntamento.

Inizia cosi l’autopsia della giovane Jane Doe, nome fittizio che viene spesso accostato in America alle identità sconosciute (come per esempio il Jon Doe di Se7en interpretato da Kevin Spacey). Mentre il corpo viene aperto per l’autopsia, i due coroner scopriranno che la donna riporta gravi ferite internamente agli organi, con orribili tagli, lacerazioni e bruciature, come se il suo corpo fosse stato ucciso, torturato internamente, arrivando fino allo stomaco, dove troveranno un antico pezzo di stoffa con numeri romani e lettere fino alla separazione della pelle, che rivelerà la vera natura della giovane donna.

Seppur abbastanza standard e classico nel suo svolgimento, The Autopsy of Jane Doe è quello che possiamo definire un buon film horror moderno, abbastanza originale, anche se con risvolti piuttosto semplici che ad uno spettatore più esperto non sfuggiranno, facendolo arrivare ben presto al finale scontato e prevedibile, un po’ come il recente film Krampus, altro horror che col tempo potrebbe diventare un piccolo cult come il Gremlins di Joe Dante (un altro Joe). La parte più interessante del film però è forse il rapporto che il regista è riuscito a creare tra padre e figlio (Cox e Hirsch): un uomo che ha perso la moglie di recente e che passa il tempo cercando di lasciare l’eredità al figlio che però non ha nessuna intenzione di continuare il lavoro del padre e che anzi medita di lasciare tutto e partire con la sua ragazza. Un legame molto forte, che forse è l’unico motivo che tiene ancora Austin intrappolato nella piccola cittadina del suo paese.

Nel film non mancano senz’altro le sequenze gore e splatter, che non hanno nulla da invidiare ai film di Saw (impossibile non menzionare le scene di operazioni e autopsia di Saw III e IV), e faranno la gioia dei fan più hardcore. Ottimo anche il trucco e gli effetti speciali e il regista non manca di riservare qualche piccolo (seppur troppo scontato e prevedibile) colpo di scena. Ma la parte più interessante del film è sicuramente nel suo finale “a sorpresa” che porta lo spettatore a dare le risposte lasciate in sospeso con l’inizio apparentemente scollegato.

In conclusione, The Autopsy of Jane Doe è un film che mantiene le aspettative degli horror moderni (The Conjuring 2, Man in the Dark), tenendo sempre alto il ritmo grazie ad una discreta sceneggiatura e ad un ottima costruzione del rapporto padre-figlio, dei risvolti horror e di qualche colpo di scena. Per tutti questi motivi, si riserva un piccolo posto tra gli outsider del genere.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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