The Founder e il self made man del sogno Americano

In molti dopo aver visto il film, hanno sentito la necessità di puntare il dito contro Ray Kroc e la sua politica di eliminazione – metaforica – di concorrenti o ostacoli alla sua corsa verso il successo della grande M, ad oggi simbolo di globalizzazione, economia e orgoglio americano.
C’è comunque qualcosa di più, sopito in una sceneggiatura dilagante e diretta, nel film The Founder pur riconoscendone alcuni aspetti in comune con chi ha disprezzato la pellicola.

Dividendo per un attimo la questione, affrontiamo due punti: si disprezza il film o la persona Ray Kroc?
Ray Kroc nel profondo della nostra umiltà o perfezionamento esistenziale personale, è l’ultima persona con cui vorremmo avere a che fare, eliminarlo dagli amici di Facebook e non raccontargli nulla della nostra vita o del nostro quotidiano. Eppure camminando per strada, ci basta alzare gli occhi sul cartellone pubblicitario di turno per trovare l’indicazione presso il ristorante McDonald’s più vicino a noi.
Come ci insegna l’arte, cosa che succede quotidianamente anche con il cinema, l’arte è lì per insegnarci e mostrarci dove noi ancora non siamo arrivati. Possiamo criticare la persona, ma egli è colui che è riuscito a creare un impero mondiale su un hambuerg (e il giusto lotto di terreni).

Non c’è una vera e propria presa di posizione da parte di regista o sceneggiatore, ma una semplice cronaca di fatti, studio di diari, eventi storici, un lungo ripercorrere la storia che ha portato quella grande M da piccolo drive-in rivoluzionario a ristorante presente in ogni parte del globo con più di 1500 ristoranti.
Ma siamo lontani dai migliori The Social Network o affini: qui troviamo un uomo con più di 50 anni, un venditore che vende il quotidiano a ristoranti che guardano al futuro, per poi ritrovarsi di colpo nel futuro e vendere l’idea al mondo intero, affamata di soldi e cibo.
C’è una complessa stratificazione del sistema economico americano in questo film, gloria e croce di un paese che vive dello proprie contraddizioni. Se con Foxcatcher abbiamo notato come la bugia dietro la bandiera americana ha la sfumatura anche della psicosi umana, in The Founder prende anche la sfumatura dell’annientamento totale del proprio nemico o concorrente. Un sogno fondato su un’idea.
Il tema dell’idea è fondamentale per una comprensione maggiore dell’opera: al netto delle azioni di Ray Kroc verso i fratelli “contadini” McDonald, è giusto da parte loro rivendicare un’idea che non hanno mai avuto? Nella diatriba legale che renderà libero l’impero di Ray, ogni male viene a galla, mostrando come Ray ha rubato il nome sulla base di un’idea ormai concretizzata e i fratelli McDonald cercheranno di rubare l’idea troppo tardi, quando neanche il loro nome sull’insegna è più di loro proprietà.

Buffo il destino vero? Quanto il fotografo che scattò l’iconica foto del ‘Che’ Guevara che vediamo in ogni sorta di gadget a lui dedicato a cui non ha mai visto l’ombra di un centesimo.

Eppure la storia di Ray Kroc è tanto faziosa quanto ‘normale’ oseremo dire. Tutto questo sembra la risposta di una persona stritolata dal sistema economico americano, la cui professione di venditore lo fa rientrare in tale sistema e quando ha la possibilità di avere anche una minima occasione di rivalsa, l’afferra al volo e niente e nessuno deve impedire tale scalata. Mezza età, una vita di stento e giornate grigie, un successo che si pensa di meritare che mai arriva e poi tutto questo. Mettetevi nei suoi panni. Davvero lo critichereste?

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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