Split, la pazienza del ragno Shyamalan

C’è una grande sfida alla base di questo film, che gira tutta attorno a M. Night Shyamalan, quello che veniva considerato fino a poco più di dieci anni fa ‘il nuovo Spielberg’ e tale sfida è quella di riscattarsi.
C’è sempre stato un gruppo nutrito di fan che nonostante le ultime porcherie, hanno difeso a spada tratta ogni sua opera e almeno fino a The Village, era giusto parlare bene di Shyamalan perché il suo cinema era ricco di elementi narrativi e visivi per chi cercare il buon cinema, quello intelligente e girato con cura e devozione. Poi qualcosa si è rotto, guerre con i produttori, storie che non faticavano a reggersi in piedi e tanto caos.

Poco più di un anno fa arrivò in sala The Visit. Film piccolo nelle intenzioni quanto nella produzione, mockumentary – e quindi regia sacrificata – e una buona storia.
In quel momento Shyamalan ha mostrato che a dispetto del pensiero comune, poteva e sapeva fare ancora cinema, pur con mezzi ridotti.
La conferma definitiva è arrivata con Split. Non c’è da soffermarsi sulla trama in quanto sì, punto sicuramente interessante su cui si catalizza l’intera attenzione dello spettatore, ma a fare da padrone in questo film è la tensione: mai Shyamalan aveva realizzato un film così teso, da portare lo spettatore a scomodarsi più volte sulla sedia aspettando la scena successiva e al netto della sua filmografia, queste decine di personalità che vivono nel corpo di Kevin (un bravissimo James McAvoy) sembrano riflettere una sfumatura narrativa dello stesso Shyamalan, molte volte descritto come un ‘inventore e narratore di favole’ e la variegata filmografia, che siano apprezzati o meno, mette in risalto una chiara poliedricità nell’approcciarsi a diversi generi che hanno in comune delle storie sempre stratificate, che presentano diversi piani di lettura, sempre affini a temi cari al regista.

Split indaga nuovamente sul potenziale umano, sulla sua evoluzione e regressione, tutto con uno stile da b-movie (il cattivo che rapisce tre ragazze tutte gambe, culo e tette ne sancisce l’intenzione) ma questa volta tutto è narrato con una struttura lineare, atta sì al didascalismo in qualche situazione, necessaria per comprendere ogni sfumatura del film, ma tutto è a servizio dello spettatore che come nel classico puzzle movie, cerca di prendere più dettagli possibili per arrivare al finale dove Shyamalan inserisce il twist finale definitivo:

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A conti fatti, Shyamalan con Split crea un universo condiviso, mostrandoci come le vicende di questo film avvengono nello stesso universo narrativo di Unbreakable, con la battuta finale affidata a David Dunn (Bruce Willis). Forse David si metterà sulla caccia su questo nuovo schizzato criminale?

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Per quanto banale, o da molti definito ‘un inserimento fanboystico’, Shyamalan mostra di essere consapevole del suo cinema, del suo modo di narrare e così facendo crea una possibile attesa per un titolo che il web gli ha chiesto per molto e molto tempo, con lo stesso Shy intenzionato a realizzarlo a quanto pare.
Tutto questo però potrebbe suonare in qualche modo forzato o ambiguo, ma lo stesso cinema di Shy ha sempre avuto questa particolarità e Split è pregno di eventi a cui assistiamo inermi. Le teorie sulle diverse personalità sono affascinanti e sono narrate con una costante sicurezza che lo spettatore non può far altro che crederci e lasciarsi trascinare all’inevitabile e clamoroso scontro finale. Dove si andava a concludere con dei finali che peccavano di ingenuità, Shyamalan affronta il confine tra reale ad estremo con una maggiore consapevolezza di se stesso, tenendosi saldo su quanto costruito fino a quel momento, non perdendosi in elementi troppo estremi.

Nota di grande merito a James McAvoy sulla sua performance. Abbiamo avuto modo di vedere il film in lingua originale e ne consigliato la visione in quanto è raffinatissimo il modo in cui l’attore riesca a interpretare tanti diversi accenti e modi di esprimersi a seconda della personalità che in quel momento prende il controllo di Kevin.

Split è un grandissimo e graditissimo ritorno al grande cinema di Shyamalan. Ci siamo divertiti a prenderlo in giro e a tirare pomodori sullo schermo alla fine dei suoi ultimi film, ma se The Visit era una piccola luce, Split, risplende ampiamente a pieni polmoni, restituendoci qualcosa che chiedevamo da molto tempo a Shyamalan.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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