Berlinale67, The Party: cocktail per un (possibile) cadavere

Sette persone si ritrovano per un cocktail party, una persona tarda ad arrivare, scontrosità e disprezzo iniziano ad uscire fuori allo scoperto e una pistola carica potrebbe far finire tutto in tragedia. Con il suo The Party, la regista Sally Potter butta giù l’asso del gioco al massacro tra borghesi chiusi in casa per celebrare il loro status e tra commedia e tragedia mischia le carte dei generi ed offre uno spaccato umano quanto mai caricaturale, grottesco e abietto. Non si salva nessuno dalla furia dell’autrice del film che fa delle debolezze e dell’antipatia dei suoi personaggi un attacco manifesto ad una categoria sociale in contraddizione tra ciò che predica e ciò che segretamente fa.

In The Party è tutto è minimale, a partire dai titoli di testa e dal bianco e nero di tutta la pellicola fino ad arrivare alle ambientazioni d’interni. L’arguzia dei dialoghi e la concatenata serie di eventi sono tutto quello di cui Sally Potter ha bisogno per tirare i fili dei suoi burattini, tutto quello che è superfluo viene lasciato da parte. Il ricchissimo cast (Bruno Ganz, Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Emily Mortimer, Patricia Clarkson, Cillian Murphy, Cherry Jones) fa quello che può con il materiale che ha tra le mani ed è comunque abbastanza.

Nonostante la breve durata (settanta minuti appena) e una certa mancanza di originalità, The Party costituisce un’ottima prova da parte di tutti e non un’occasione sprecata. Il pubblico della Berlinale ha apprezzato parecchio, ha riso, ha coperto i titoli di coda con uno scroscio d’applausi, ma quando nel film son stati fatti riferimenti al Nazismo in sala non è più volata una mosca per qualche minuto perché ridere va bene, ma non tutti sono disposti a scherzare sul proprio passato.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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