La Cura dal Benessere, il ritorno di Verbinski

Fin dal primo teaser trailer uscito in rete “La cura dal benessere” aveva destato la mia curiosità per diversi motivi, vuoi un po’ perché il film segnava il ritorno di Gore Verbinski al genere horror dopo il primo remake di The Ring (2001), vuoi anche per la presenza di un cast interessante ed intrigante che vede i nomi di Dane DeHaan (Life, Come un Tuono) Jason Isaac (il famoso Lucius Malfoy della saga di Harry Potter) e Mia Goth (Nymphomaniac). A Cure For Wellness, titolo originale del film, narra la storia di Lockhart, giovane imprenditore di Wall Street, intenzionato a tutti i costi a farsi strada nel mondo dei broker, tra colleghi e squali più grandi di lui. In seguito ad una promozione, Lockhart viene convocato ai piani alti e incaricato dai “pezzi grossi” di riportare indietro a New York l’amministratore Pembroke, uscito apparentemente fuori di senno dopo un soggiorno in un misterioso e idilliaco centro benessere nelle Alpi Svizzere.
Parte cosi il viaggio di Lockhart presso le famose e misteriose Alpi Svizzere dove ad attenderlo troverà un’oscura verità dietro al famoso centro e al suo misterioso e inquietante dottor Volmer. Costretto ad un periodo di soggiorno forzato nel centro benessere a causa di un terribile incidente, Lockhart comincia ad avvertire e sentire gli effetti della famosa “cura” e farà la conoscenza di Hannah, una giovane paziente dell’istituto affetta da una “strana” malattia.

L’ultima opera di Gore Verbinski (Pirati dei Caraibi, Rango, Lone Ranger) è un ritorno all’horror vecchio stile, un opera lontana dagli horror mainstream d’oggi giorno che ci riporta ad atmosfere più in linea con i classici di Mario Bava come Operazione Paura ed altre famose opere dei primi anni ‘60s, il film ha un impostazione che ricorda molto a grandi linea quella di Shutter Island di Martin Scorsese, infatti il personaggio di DeHaan ricorda mostruosamente il detective interpretato da Di Caprio incaricato di scoprire che fine abbia fatto la misteriosa paziente scomparsa dall’isola. Con estrema riluttanza da parte dello staff medico e del dottor Volmer, Lockhart viene costantemente bersagliato e sottoposto alla cura che lo porterà a non distinguere più la realtà dalla finzione. Detto così il film non sembra niente di originale, e di fatto è così, rimandi e omaggi al genere si sprecano in continuazione, per non parlare di un finale prevedibilissimo in cui assistiamo al “poco sorprendente” epilogo che ci rimanda ai classici della Hammer Films (e scoprirete il perchè di questo mio accostamento ai classici “mostri” Universal).

Sicuramente La Cura dal Benessere è un titolo interessante e accattivante che stuzzica le fantasie dei fan del genere, ma che a conti fatti si rivela un’opera che sa tanto, forse troppo di già visto, un altro film che ha avuto una “fine” simile è stato il bellissimo e bistrattato Crimson Peak di Del Toro, per certi versi due opera molto simili, anche se ambientante in epoche diverse, che conservano lo stesso fascino e amore per il cinema horror gotico tanto amato dai cari Burton, Del Toro e Verbinski ma che, forse proprio a causa di un genere ormai “vecchio” e saturo non ha quasi più nulla da dire al suo pubblico. Il regista non manca comunque di riservare al pubblico delle vere e proprie chicche, scene tanto inquietanti quanto dolorose e macabre, come quella della visita dal dentista o dell’immersione nella ampolla a tenuta stagna, passando a scene totalmente freak e bizzarre. Probabilmente Verbinski doveva soffermarsi di più su questo aspetto per movimentare e rendere più intrigante il film, che spesso, forse anche troppo per via del genere e delle sue sotto trame, piomba in una sceneggiatura lenta e pesante da seguire con attenzione.

“C’è un male oscuro dentro di noi”

Nel film c’è anche un messaggio di fondo molto interessante che il regista serva di portare avanti con cura durante tutto il suo film, un percorso che ci farà apprezzare maggiormente il nostro protagonista che intraprenderà un viaggio non solo fisico, ma anche spirituale e mentale dove si renderà conto che forse è davvero necessaria una cura dal malessere che affligge l’uomo del XXI° secolo, l’ambizione e il successo. Verbinski porta avanti un’idea secondo cui oggi, l’uomo è afflitto da una malattia più mentale che fisica, non c’è più fede in Dio, non si crede più in niente, i valori vanno sempre più perdendosi e l’unica cosa che spinge l’uomo e lo motiva è la sua fama di successo e di riuscita in un mondo fatto di squali che si “divorano” tra loro per una fetta più grossa di successo. La critica di Verbinski non si ferma solo allo stile di vita dell’uomo d’oggi giorno, sano, perfetto, senza malattie e in perfetto stato fisico e mentale, ma anche a quelli che credono che il loro corpo abbia bisogno di cure, una frecciatina a tutti i ricchi e benestanti che spesso pensano di essere davvero malati ma che il più delle volte lo sono solo per via di lavaggi del cervello fatti da una società che ti impone ad avere e ottenere sempre il meglio tramite cure dispendiose e servizi, una malattia inesistente che piano piano sta divorando una società come Carpenter aveva già previsto nel suo maestoso “cult” Essi Vivono.

Alessio Italiano

Alessio Italiano

"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
Alessio Italiano

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