Personal Shopper, vivere assieme ai propri fantasmi

Maureen (Kristen Stewart) lavora come personal shopper di Kyra, una modella famosa in tutto il mondo. Si occupa di comprare per lei vestiti, gioielli, accessori, fare la spesa, sistemare il computer, in modo tale da alleggerire la sua vita e allo stesso tempo rendere possibili i suoi impegni. Dopo la morte del fratello Lewis, la protagonista inizia ad acquisire le capacità di una medium ed entra in contatto con uno spirito di cui non riesce a capire l’identità.

Con il termine “personal shopper” s’intende una persona che, dietro retribuzione come se si trattasse di un vero e proprio lavoro (di fatto, lo è), si occupa di tutte quelle compere, faccende, commissioni, per le quali chi paga per questo servizio non ha tempo o preferisce non farsi vedere in giro. Data la natura peculiare di questa mansione, spesso questi “datori di lavoro” sono celebrità o comunque individui che per un motivo o per un altro non possono occuparsi direttamente di molti aspetti della loro vita che invece vengono gestiti da tuttofare investiti di questo potere.

Andando però a spolverare anche l’etimologia del sostantivo latino persona (lett. “maschera”), si può scoprire qualcosa di più sull’ambiguità del titolo del film. Infatti Maureen sembra essere incapace di vivere se non in funzione degli altri: passa le sue giornate a mettere insieme i pezzi della vita di Kyra o a cercare di seguire le tracce che lo spirito di suo fratello (ma è realmente così?) lascia in giro. Anche quando si ritrova a disegnare o, tra un viaggio e l’altro, a guardare video sul pc, sul tablet o sullo smartphone, tutto sembra essere dovuto da un condizionamento esterno.

In questo senso, Maureen è come se non esistesse eppure è proprio in questo non-esistere che si realizza la sua vita. Quando si lamenta col suo fidanzato Gary (le loro conversazioni avvengono unicamente tramite Skype, non c’è mai un momento di condivisione reale di uno stesso spazio) di fare un lavoro che odia e che le ruba tempo per fare quello che vorrebbe veramente, la protagonista è sincera con se stessa solo fino a un certo punto perché il suo vivere consiste proprio nell’ “abitare” altre esistenze. In tal senso, è nei momenti spesi ad indossare di nascosto e senza autorizzazione le scarpe o gli abiti creati appositamente per Kyra che si realizza compiutamente, anche se solo in parte, la sua vita.

Le interazioni umane sono ridotte all’osso, eppure c’è tutto un universo sotterraneo fatto di dipinti proto-astrattisti, di sedute spiritiche, di alta moda che comunica direttamente con lei con modalità dirompenti e incomprensibili ai più. Maureen vaga per l’Europa in un costante mood privo di picchi di entusiasmo o di punte negative di demoralizzazione, ma il suo è uno stato d’animo dominato da un’unica afflizione, il tormento, che non sembra poterle mai dare pace, ma che forse, se lei riuscisse a combattere e vincere di demoni che si porta appresso, le servirebbe come tramite per raggiungere una nuova versione di sé.

Presentato a Cannes nel 2016, dove ha ricevuto pareri contrastanti da parte della stampa e che ha fatto vincere ad Olivier Assayas il premio per la migliore regia, Personal Shopper è un film che si presta ad essere analizzato attraverso molte chiavi di lettura per il suo trattare un tema attuale ed eterno come quello dell’umana identità, della personalità individuale. Nelle medesime stanze vuote ed abitazioni desolate in cui Maureen si aggira a cercare risposte e trovare significati nascosti, si smarrisce, scompare e ricompare come un fantasma, in un percorso fatto di suggestioni e comunicazioni indecifrabili.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

You may also like...

Condivisioni