The Circle, di democrazia, internet e privacy

Si vuole bene a James Ponsoldt. Ha regalato al mondo perle enormi quali The Spectacular Now e The End of the Tour. Il romanzo da cui è tratto il film era duro e attualissimo e con lo stesso Dave Eggers alla sceneggiatura ad aiutare Ponsoldt, era lecito aspettarsi qualcosa di grandioso.

Il risultato purtroppo non si è rivelato dei più soddisfacenti.

Senza perdersi in trame, spoiler, complotti o vari John Boyega che spuntano come Pokémon selvatici, The Circle è esattamente un prodotto che agli stessi dipendenti dell’azienda guarderebbero storto: un film con potenzialità inespresse.
Non è questa la sede di confronti tra il romanzo e il film, non esiste ed è un falso problema; il film nasce per vivere dentro la cornice cinematografica, ma in una piccola percentuale il confronto è necessario per mostrare cosa proponeva la fonte cartacea che il film non riesce ad esprimere al 100%.

Siamo più vicini dalle parti di Black Mirror e The Circle non si sofferma a demonizzare la tecnologia, anche quella c’è, l’aspetto distopico che prende piede nel film trae in inganno perché quello che sembra il futuro, in realtà già lo abbiamo. Quindi l’ignoranza diventa il vero problema di una società sfiduciata. Il post 11 settembre arreca ancora disagio e quindi la massima condivisione delle informazioni è l’unico modo per una democratizzazione digitale dove la trasparenza è l’obiettivo per vivere in perfetta armonia. Ma l’annullamento totale della privacy viaggia in parallelo con il disagio di perdere una sfera intima di cui noi tutti abbiamo bisogno di vivere, nascondere e proteggere.

The Circle cade proprio qui, nel trattare dei temi sicuramente forti, con risvolti morali molto presenti ma sempre puntellati, mai approfonditi.

Se da una parte Tom Hanks regala sempre ottime performance, in questo caso si cala perfettamente nella figura di un CEO tanto ispirato quanto spietato, Emma Watson difficilmente riesce ad arrivare allo spettatore.
Mae, la nostra protagonista, è il perfetto esempio di personaggio che veicola l’attenzione e l’immedesimazione dello spettatore verso la pellicola. Il suo arrivo a The Circle non è dei migliori in quanto ragazza che vive fuori dalla metropoli, il suo ‘essere social’ è ai livelli minimi. Tutti i dipendenti di The Circle, parlano, vivono e si muovono a vantaggio di punti social o condivisioni delle proprie attività.
Proprio qui manca un tassello fondamentale, di come lei da semplice centralinista arrivi a diventare un esempio di trasparenza social e addirittura, braccio destro dello stesso CEO di The Circle. Non traspare nessuna espressione sul viso della Watson, lei stessa sembra in balia di una realtà che non conosce, che respira e abbraccia ad ampi polmoni, ma che non conosce a fondo.

Se interessati a questo risvolto sicuramente attuale, il consiglio è di buttarsi sull’omonima fonte cartacea, più concreta e accattivante. Ponsoldt qui fallisce proprio nel dare delle risposte, chiudendo il succitato cerchio con un finale non banale che sembra invitare lo spettatore ad aggiungere un proprio personale tassello all’avventura appena conclusasi.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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