La battaglia contro i mulini a vento di Miss Sloane

Elizabeth Sloane (Jessica Chastain) è una lobbista che ha rinunciato a ogni spiraglio di umanità per costruirsi una carriera a Washington, facendosi strada sbranando tutti e sottoponendosi a ritmi estenuanti di lavoro pur di far quello che ama di più: vincere. Sullo sfondo di una guerra combattuta tra chi si oppone e chi sostiene l’introduzione di una nuova legge sull’acquisto delle armi da fuoco in America, la protagonista gioca a carte coperte con entrambi gli schieramenti, ma l’obiettivo finale, almeno per lei, è qualcosa di diverso, qualcosa di più.

Miss Sloane prosegue la tradizione dei film d’inchiesta hollywoodiani, come nel caso dei recenti Michael Clayton o Concussion – Zona d’ombra, senza riuscire anche in questo caso ad essere totalmente credibile, o almeno convincente fino in fondo, nel puntare il dito verso quel qualcosa (qui, la lobby delle armi) che si crede di attaccare. La questione è molto semplice: in un sistema economico come quello americano, dove tutti i punti possono essere collegati andando a formare un intricato e solido sistema di società e corporazioni, che forza può davvero avere una grossa produzione come quella di Miss Sloane nello sferzare un colpo a quella struttura? Palle di fieno che rotolano.

Risalendo come dei salmoni la corrente di denaro che ha portato alla sua realizzazione (“Just follow the money” diceva Gola Profonda in Tutti gli Uomini del Presidente, ma stiamo parlando di tutto un altro modo di fare cinema d’inchiesta), si può davvero pensare che un film come Miss Sloane possa concretamente avere un ruolo nel contrastare con efficacia un business da oltre 300 milioni di dollari e di più di 5 milioni di membri come quello del NRA? Per quanto positive le intenzioni (almeno in maniera ipotetica), il film non può in nessun modo smascherare artefici e colpevoli dello stato attuale delle cose circa la facilità con cui negli Stati Uniti sia possibile armarsi perché non ci sono gli interessi per fermare questo ingranaggio politico-economico.

Per quanto ne siano già stati fatti, forse solo un documentario quanto più indipendente può essere in grado d’indagare ancora il mondo della lobby delle armi, ma un personaggio come quello di Elizabeth Sloane, impasticcata, dipendente dalla messaggistica istantanea, cresciuta imparando a mentire, sempre con buste di denaro pronte per pagare fusti imbevuti d’alcol perché la scopino, e i cui unici lati “umani” sono il non avere la patente e il leggere John Grisham, può solo fare la fine di un salmone dentro le fauci di un grizzly affamato.

Se si riesce a chiudere un occhio sulle contraddizioni, Miss Sloane -come prodotto cinematografico standard- svolge onestamente il suolo ruolo d’intrattenimento. Ad ogni modo, ha destato non pochi sommovimenti popolari tra sostenitori delle armi e chi invece vorrebbe limitarne l’uso. Ancor prima che uscisse, i seguaci dell’NRA hanno cercato di boicottare il film attraverso ogni social network (una previsione per un prossimo film d’inchiesta: La Guerra ai Tempi di Facebook) e il polverone si è alzato in pieno periodo elettorale, salvo poi scomparire il giorno dopo alla vittoria di Donald Trump.

Incredibilmente o meno, per alcuni Miss Sloane doveva rappresentare un film segnante un nuovo inizio per l’America, se infatti avesse vinto Hillary Clinton ci si sarebbe aspettati da lei un tentativo di regolare l’abuso di armi da fuoco e -assolutamente non a caso- lo spot pubblicitario del film è comparso a intervalli regolari nel giorno dell’elezioni proprio su quelle emittenti televisive apertamente anti-Trump.

Inutile dirlo, le cose sono andate come ben si sa e il film è scivolato in fretta nel dimenticatoio e anche se si può essere d’accordo con il messaggio confusamente condiviso dal film, è altrettanto chiaro che forse quello è solo un modo tra tanti per perdere una battaglia con un mostro invincibile, quello delle lobby.

In conclusione, una considerazione su quello che è forse è il vero motivo per vedere comunque Miss Sloane: l’interpretazione di Jessica Chastain (candidata ai Golden Globes per questo ruolo) è impeccabile nel mostrare il marciume di un essere umano disposto a sacrificare tutto per la sua carriera e al tempo stesso a non rinunciare mai a mostrarsi perfetta, immacolata, sempre sicura di sé anche mentre attorno a lei tutto sembra rivoltarsi contro. L’unico momento in cui la Sloane è sinceramente umana si trova verso la fine del film, senza trucco e senza tailleur, ma sembra sentirsi scomoda in quei panni così “normali”.

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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