Headshot: dall’Indonesia con furore

Da qualche anno a questa parte più precisamente dal 2008, c’è una casa di distribuzione chiamata XYZ Films che sta a poco a poco cominciando a farsi le ossa con film di genere (horror, thriller, azione). Ad oggi, The Raid e il suo sequel The Raid 2: Berandal diretti da Gareth Evans, sono forse le due punte di diamante della casa cinematografica, ma la XYZ Films non ha solo sfornato questi due importantissimi titoli, infatti molti di essi passano inosservati nel panorama cinematografico, venendo distribuiti direttamente per il mercato Home Video o acquistati da Netflix come il recente I Don’t Feel at Home in This World Anymore, ma non solo, tra i titoli prodotti dalla casa con sede a Los Angeles, ci sono anche ospiti illustri quali Kevin Smith che ha realizzato i suoi ultimi due film, Tusk e Yoga Hosers; insomma ce n’è davvero per tutti i gusti. Nell’attesa che Gareth Evans diriga il terzo e ultimo capitolo dalla trilogia di The Raid, altri registi si sono messi all’opera realizzando lungometraggi che camminano di pari passo a braccetto con quest’ultimo: Macabre, Killers e Headshot.

Headshot è l’ultimo film della coppia di registi Kimo Stamboel e Timo Tjahjanto aka The Mo Brothers con protagonisti le star indonesiane di The Raid Iko Uwais, Julie Estelle e Very Tri Yulisman. La storia vede protagonista un uomo, Ishmael (Iko Uwais) ritrovato da un pescatore sulle rive di una spiaggia e portato in ospedale in seguito ad una grave commozione celebrale che gli ha fatto perdere la memoria. Inseguito da strani uomini appartenenti ad una sorta di “setta” con a capo Lee (Sunny Pang) un inquietante quanto intrigante capo che affettuosamente viene chiamato “Papà” dagli altri membri del clan, Ishmael dovrà affrontare il clan di Lee e scoprire la verità che nasconde il suo terribile passato.

Tutto già visto, una sorta di Jason Bourne “indonesiano”, il che è vero, però quello che contraddistingue questo film e gli altri suoi “gemelli” oltre il fattore di non utilizzare la CGI, è proprio l’alto tasso di estrema violenza e di coreografie mozzafiato del silat, arte marziale indonesiana, tra l’altro coreografate dallo stesso Uwais. Headshot, seppur non brilli per originalità nella sceneggiatura, è comunque un film che va visto per apprezzare un certo tipo di cinema che andava tanto di moda negli anni ‘80 e ‘90 e che viene rielaborato in chiave moderna, realistica e mostrando tutta la brutalità degli inseguimenti, sparatorie, combattimenti che oggi ad Hollywood vengono censurati per favorire la riuscita dei profitti al box-office.

Molte pellicole per via dei loro toni, di alcune particolari sequenze o semplicemente per le tematiche, vengono private di quegli elementi “brutali” che rendono, sì, il film più violento e crudo, ma anche più reale e duro: sentire quel sapore di ferro, zolfo, sudore, sangue, lacrime, sentire la pressione del nemico che incombe alle spalle del protagonista e vederlo trionfare soffrendo insieme a lui. Esperienze che il buon vecchio John McTiernan ci dava con i suoi Die Hard, Predator, e che oggi in parte ritroviamo grazie ad alcuni registi come Chad Stahelski e i suoi John Wick.

L’altro fattore che contraddistingue queste opere è il loro prendersi dannatamente sul serio e affrontare il tutto nella maniera più dark possibile, molti di questi film infatti sfociano quasi nel genere torture-porn, come appunto la prima opera dei registi, Macabre. C’è molta libertà e quella voglia di osare e di mostrare quello che gli altri non fanno o semplicemente non approfondiscono nella profondità carnale dei corpi contorti, distrutti, sfigurati, maciullati dai colpi violentissimi, una mattanza che fa gioire gli occhi e le orecchie dei fan più hardcore (nel vero senso della parola).

Se è vero che ogni periodo ha i suoi miti, Bruce Lee, Jackie Chan, Jet Li, Donnie Yen, Tony Jaa, oggi possiamo dire che Iko Uwais è probabilmente la più grande star del genere, tra l’altro l’attore ha avuto anche una breve comparsata nel film Star Wars: Il Risveglio della Forza, segno che ad Hollywood qualcuno l’ha già adocchiato e magari sta già pensando di dargli un film americano tutto suo e, perché no, dare vita ad una nuova “futura” leggenda del cinema “action” asiatico.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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