King Arthur, il cammino di un Re

Guy Ritchie cambia il soggetto ma non la formula: esattamente come aveva rinfrescato la visione del celebre investigatore inglese Sherlock Holmes e del fidato Watson (interpretati rispettivamente da Robert Downey Jr. e Jude Law), e sempre in attesa di un terzo capitolo che tarda ad arrivare, il regista attinge alle leggende inglesi per portare al cinema una rivistazione delle mitologiche gesta di Re Artù.

Orfano, ignaro del suo passato e cresciuto in un bordello, Artù cresce come un piccolo delinquente, finchè la sua vita non cambierà nel momento in cui riuscirà ad estrarre la leggendario spada Excalibur che gli mostrerà il suo passato: l’attuale malvagio re Vortigern è il realtà suo zio che in passato, in un atto di gelosia verso il fratello Uther, padre di Artù, cospirò contro di lui, uccidendolo e rivendicando il trono. Lo stesso Vortigern vedrà la figura di Artù come una minaccia nei suoi piani di conquista del regno e lo farà braccare da tutto il suo esercito pur di ucciderlo.

Guy Ritchie non si perde in una rivisitazione troppo ampia, la leggenda d’altronde la conosciamo, Artù riuscirà a brandire la spada magica e a sconfiggere suo zio e rivendicare il trono, liberando le terre inglesi dalla sua oppressione.
Sempre con il suo gusto divertente e pulp, con tantissimi divertente giochi di montaggio che alternao più volte il racconto di fatti avvenuti precedentemente ma all’oscuro dello spettatore, il regista tiene il ritmo del film sempre altissimo, non regalando mai un momento di pausa a tutti i nostri protagonisti che si trovano dentro una ‘classica’ storia di ribellione per far capitolare il malvagio Re.

Non mancheranno diversi simbolismi all’interno della storia, in special modo il rapporto simbiotico di Artù con la spada. Solo lui può brandire l’arma magica, forgiata e donata da Merlino alla sua famiglia. Un’arma magica atta a ristabilire un equilibrio umani-maghi rotto dai primi, per brama del potere magico, che li porterà all’uso di una forza oscura che più volte porterà il Re Vortigern a sporcarsi le mani di sangue della sua famiglia pur di ottenere più potere in vista dello scontro finale con il nipote Artù.
Allo stesso modo, il giovane Artù dovrà avventurarsi in un pericoloso viaggio di conoscenza personale come del potere della spada, un cammino dell’eroe necessario per comprendere i suoi nuovi doveri e maturare necessariamente per essere il Re che le leggende di Excalibur incoronavano come il salvatore, nel momento più buio dell’Inghilterra.

Risultato tuttavia anche molto affascinante l’idea secolare dell’uomo e della sua arma. Se con la Trilogia del Dollaro, Leone scherzava sempre dicendo che il vero protagonista non era Eastwood ma la sua pistola come il suo sigaro, Ritche si sofferma su quanto Artù debba relazionarsi con la sua spada quasi fosse una donna da corteggiare, perchè il suo potere scaturisce dall’impugnare a due mani quell’elsa. Una minore consapevolezza della figura del Cavaliere non potrà mai rendere Artù il Re decantato dalle leggende.

Ottimo anche il cast di attori che seguirà il giovane Artù, con l’affascinante Ginevra interpretata da Astrid Berges-Frisbey e la star di Game of Thrones, Aidan Gillen ad intepretare l’esperto arciere Bill “Grasso d’oca” Wilson.
King Arthur si conferma l’ottimo prodotto esattamente in linea con il cinema di Guy Ritchie.

Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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