The Void, dentro all’ospedale degli orrori

The Void, scritto e diretto dal duo Jeremy Gillespie e Steven Kostanski, artist designer di Suicide Squad, Pacific Rim, Total Recall e del prossimo IT di Andy Muschietti, è il nuovo film della XYZ Films, di cui si è già parlato con Headshot.

Uscito quasi parallelamente sia al cinema negli Stati Uniti sia in Video-On-Demand, The Void è un grandissimo omaggio al genere horror anni ’70 e ‘80. La trama, probabilmente il punto debole di tutto il film, segue le vicende di Carter, ufficiale di polizia, che trova un uomo insanguinato lungo una strada durante il turno di pattuglia. A seguito di ciò, l’agente si vede costretto a portare la vittima all’ospedale dove lavora l’ex moglie per le dovute cure del caso.

Carter e tutto lo staff medico dell’ospedale si troveranno barricati nella struttura a causa di alcuni strani personaggi vestiti da membri del KKK con uno strano simbolo a forma di piramide presente nei loro costumi. I membri della misteriosa setta faranno di tutto per impedire ai presenti di uscire dall’ospedale e le cose non faranno che peggiorare quando gli ospiti della struttura cominceranno a trasformarsi in creature mostruose che sembrano provenire direttamente dall’Inferno.

Già da queste poche righe è impossibile non far tornare alla mente la pellicola Distretto 13 – Le Brigate della Morte, una dei primi film di John Carpenter. The Void trae ispirazione dal regista americano anche per quando riguarda le trasformazioni in chiave “gore” di bestie con tentacoli che ricordano molto le creature ideate da Rob Bottin per The Thing – La Cosa.

Solo influenze cinematografiche in The Void? Niente affatto. Nel film ci sono anche altri esseri che sembrano ispirati direttamente dal videogame The Evil Within della Betsheda, altra fonte di probabile ispirazione: man mano che la storia procede, i piani dell’ospedale cominciano a subire delle mutazioni, facendo assomigliare i reparti ospedalieri a livelli differenti di difficoltà di un survival horror.

The Void non vanta sicuramente una sceneggiatura né originale né innovativa, e un cast di attori semisconosciuti, molte domande vengono lasciate in sospeso e il più delle volte si perde il filo non solo del discorso, ma anche dell’orientamento. Si passa letteralmente da una sequenza ad un’altra con dei bruschi stacchi di montaggio (da qui il riferimento al videogame The Evil Within) che non fanno ben capire se i protagonisti si trovino dentro un incubo o se quello che succede sia la realtà.

Infine, il film omaggia anche altri cult degli anni d’oro del cinema horror, quali Hellraiser di Clive Baker e L’Aldilà del compianto regista italiano Lucio Fulci, una conclusione degna di tutta la follia e la genialità di questa coppia di registi “nerd” che molto probabilmente è cresciuta letteralmente divorando le VHS di questi capisaldi del cinema horror.

Alessio Italiano

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"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
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