Raw/Grave, cannibal movie d’autore

RAW o Grave, è un film del 2016 presentato al Festival di Cannes, scritto e diretto da Julia Ducournau.
Raw “crudo” è il cannibal movie del nuovo millennio, in un periodo in cui si fanno avanti orde di vegani, vegetariani e problemi continui della popolazione mondiale legati all’alimentazione, ecco che la regista Julia Ducournau, qui al suo primo lungometraggio dopo essersi dilettata a lungo in vari cortometraggi (tra l’altro le è valso il premio FIPRESCI al Festival di Cannes), tira fuori una risposta forte e disturbante come fosse quasi una frecciatina rivolta a tutto il mondo vegetariano (e non solo).

La storia segue Justine (Garance Marillier), giovane e timida adolescente che viene da una famiglia di vegetariani molto rigidi, che decide di iscriversi in una scuola di veterinaria per raggiungere la sorella Alexia (Ella Rumpf), in quella che possiamo definire più che una scuola un vero e proprio mattatoio. Inizia così il battesimo del fuoco per la giovane matricola che viene inizializzata sotto secchi di sangue animale e costretta a restare insanguinata mangiando pezzi di carne cruda di coniglio. Questo porterà a poco a poco alla lenta e inesorabile trasformazione della giovane verso quello che era destinata a diventare, sviluppando dentro di lei il forte istinto e desiderio della carne “umana”.

La regista si sofferma moltissimo nella caratterizzazione e la lenta trasformazione della giovane adolescente, da prima timida e indecisa preda fino alla trasformazione finale in predatrice. Un rapporto che viene ben costruito e messo in scena grazie anche alla co-protagonista Ella Rumpf, nella parte di Alexia, la sorella, componente fondamentale alla nascita della giovane cannibale Justine, in particolar modo mi riferisco alla scena della ceretta, in cui per sbaglio Justine taglia un dito ad Alexia con la forbice.

Quello che contraddistingue Raw da tutte le altre pellicole simili sui “generis” è lo stile europeo e la sua regia lenta e tagliente, mi sento quasi di definirla pasoliniana anche se può sembrare un’eresia per qualcuno (c’è anche una sequenza in cui le matricole camminano a gattoni come i protagonisti di Salò o le 120 giornate di Sodoma). La regia della Ducurnau è da vera fuoriclasse, campi lunghi si intervallano ai primi piani dei volti dei nostri protagonisti, raccontando con poche parole tutto il disagio dell’adolescenza, del sesso, della scoperta dei corpi e del piacere della carne, in particolar modo di quello di una ragazza vergine che si scopre cannibale.

Probabilmente senza il tocco femminile della regista francese il film non avrebbe avuto quei momenti così riusciti e disturbanti, non avrebbe causato tutto il disagio e lo scalpore che aveva suscitato l’anno scorso nella critica e nel pubblico del Festival di Cannes che a gran voce gridavano allo scandalo. Anche se con uno stile e un’impronta registica d’autore europeo, Raw non manca di riservare allo spettatore diversi colpi di scena, sapientemente orchestrati fin dall’inizio dalla regista che nella sequenza d’apertura alla tavola calda, durante il pasto rigorosamente vegetariano, la nostra protagonista trova un pezzo di carne per sbaglio nel piatto, che la madre velocemente sostituisce per evitare che la figlia possa venire a contatto con qualcosa che le possa causare allergie o peggio.

Raw rimanda anche inevitabilmente il pensiero al grande maestro David Cronenberg e alla sua filmografia iniziale (Shivers, Rabid) per la trasfigurazione della carne e la trasformazione dell’uomo, anche se con leggere differenze, la Ducournau affronta la tematica con la stessa sobrietà e la voglia di mostrare, disgustare e sorprendere lo spettatore, al di là delle azioni/reazioni contrastanti, fino a spingerli a domandarsi se si conosce davvero fino in fondo “se stessi…”.

Se proprio vogliamo trovare un difetto al film sta nel fatto che non si riesce a dare il giusto spazio ad entrambe le sorelle e non si capisca chi delle due sia la vera protagonista, quasi a rubarsi la scena a vicenda in un susseguirsi d’azioni e reazioni che porteranno al tragico finale che rivelerà le verse personalità delle due sorelle e della loro famiglia.

Alessio Italiano

Alessio Italiano

"This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end"
- The Doors
Alessio Italiano

Latest posts by Alessio Italiano (see all)

You may also like...

Condivisioni