L’imbarazzante Torre Nera di Idris Elba

Titoli idioti esclusi, La Torre Nera, dopo soli circa dieci anni di lavorazione, di script e progetti passati di mano in mano, di major in major, con tanto di bocciature palesi da gente come J.J. Abrams e Ron Howard (che non ha ceduto alla fine a inserirsi nella produzione) è arrivato al cinema nel peggiore dei modi: vecchio, stanco, con le ossa rotte e nessuna idea valida per cui vendere il progetto al grande pubblico. 

Come giusto che sia, non ci soffermeremo a parlare della saga letteraria che sì, lo scrivente ha lette e amato, forse più della classica letteratura dell’universo di Stephen King, ma abbastanza per capirne l’importanza narrativa di tutti i sette (otto) libri e racconti che compongono l’omonima saga.
Quindi non ci soffermeremo sulla complessità dei personaggi, della minuziosa e ispiratissima descrizione di questi paesaggi western sconfinati tra Leone, Tolkien e McCarthy o delle magiche e spaventose creature che popolano queste diverse realtà. Poi c’è lei, la Torre Nera, pilastro a cui si deve l’equilibrio non solo del nostro mondo ma di tutti i mondi, e l’Uomo in Nero, un potente stregone, messaggero di morte e distruzione, che vuole la Torre Nera abbattuta, così che il male possa divorare ogni realtà esistente. 

Un’epopea western steampunk. Questa forse è la migliore attribuzione che si possa dare a tutta l’opera e come detto sopra, di tutto questo non parleremo, non perché sia assolutamente sbagliato fare un paragone dell’opera cinematografica con la fonte cartacea, ma proprio perché di quello che King ha scritto per più di 30 anni, nella versione cinematografica, non c’è assolutamente nulla, rendendo chiaro il più grande problema del film: la Torre Nera, non è la Torre Nera. 

Con appena 60 milioni di budget, sfiducia perenne verso il regista da parte della Sony e una pesante sessione di reshoot evidente, per coprire problemi di varia natura (si parla di collegamenti tra i personaggi inesistenti nella prima fase di screening) non hanno reso giustizia ai pochissimi 95 minuti per raccontare quello che di natura, dovrebbe essere il primo di una serie di film, seguita a un’annunciata e sicuramente tra poco cancellata, serie tv. 

Non ci piace sparare a zero su film brutti, troppo facile e troppo divertente, ma cercheremo di elencare in primis l’unica cosa buona del film, per poi andare con tutto quello che non funziona. 

Insieme ai terrapiattisti e antivaccinisti, quelli che urlano sempre al “eh, ma nei libri Roland viene descritto come Clint Eastwood, perché prendere Idris Elba?” sono un elemento di grande disturbo per la creatività di un’opera. A queste dichiarazioni si inserisce un “Ruspaaa” modifica in “Politicamente correttoooo” che tutti, noi compresi di Vero Cinema, mal digeriamo. Il colpo finale arriva quando il Roland di Idris Elba è l’unica cosa buona del film. Perfettamente in parte, veste benissimo i panni del Pistolero e percepiamo qualche linea di background del personaggio per come si posa, più volte lo vediamo camminare con fatica, sentire un peso che lo attanaglia sulle spalle e quindi reggersi con fatica sulle proprie gambe. Esattamente come il vecchio Wolverine di Logan, Roland è un Pistolero che ne ha vissute tante e la sua vendetta verso l’Uomo in Nero deve compiersi, nulla deve ostacolare il suo cammino. 

Tutto il resto è la fiera delle banalità, del già visto e della bruttezza. Molte opere letterarie, quando vengono portate al cinema, subiscono sempre una giusta e necessaria operazione di sottrazione: si prende la fonte originale, si sottrae, si prende il rimanente e lo si modella attorno a una visione, che sia strettamente personale o ispirata da parte dello sceneggiatore o del regista. Pensate a Jurassic Park, l’opera letteraria di Crichton era fredda e distaccata, più calcolatoria e teorica che narrativamente emotiva, quanto il suo creatore, John Hammond, un borioso antipatico che perirà a fine racconto, divorato proprio dalle sue creature. Spielberg raccoglie il meglio del romanzo e ci crea il suo film, trasformando Hammond da nemico principale a personaggio tipicamente Spielberghiano. 

Questo ci saremmo aspettati da La Torre Nera, ancor di più quando il materiale di partenza sono ben sette libri, pieni di mitologia, atmosfere, personaggi (tantissimi!) e lande desolate. Purtroppo questa semplicistica operazione ha fallito. Il lavoro di sottrazione ha colpito senza pietà ogni settore cercando di proporre uno spettacolo originale e cinematografico, ma tutto ciò a cui assistiamo è una totale mancanza di idee o di linea narrativa a fare da condimento alla più semplice battaglia del bene contro il male. A peggiorare la situazione, sono le nozioni, prese direttamente dal romanzo che vengono gettate nel film senza alcuna logica: Roland è immune ai poteri de l’Uomo in Nero, ma questo perché? Esattamente quali sono i poteri del ragazzo? Come contestualizzare l’ordine dei Pistoleri ormai scomparso? Perché sparare a piccole strutture insignificanti scatena esplosioni atomiche? Insomma, piccolezze che cercando da una parte di riempire il racconto, ma dall’altra si mostrano come una forzatura evidente, tipo l’Uomo in Nero che si ferma a darci lo spiegone di come le pistole di Roland siano state forgiate con lo stesso metallo con cui è stata forgiata Excalibur. Notizia interessante, ma detta durante un momento di scontro, ne sancisce totalmente la morte dell’azione e del ritmo. 

Il vero disastro è la controparte di Roland, l’Uomo in Nero. McConaughey evidentemente era il primo a non credere nel progetto e la sua recitazione macchiettistica e troppo sopra le righe ne sancisce il fallimento. Postura minimalista, vecchia scuola per indurre timore al prossimo, o allo spettatore, che si alterna a momenti di pura gesticolazione con le mani, sperando nell’effetto e nel miracolo finale della post produzione, ma che rende tutto il personaggio e le sue relative magie da potente stregone, troppo sopra le righe e, diciamolo, idiota. 

Qui sotto, una clip delle sue performance gesticolanti.

Il resto del film, purtroppo, è inqualificabile. Nulla si salva di una produzione allo sbando e, cosa peggiora, di una totale inesistenza creativa attorno l’opera. Ci possiamo difendere dicendo che King da portare al cinema non è sempre facile, ma è innegabile come tra tutte le operazione cinematografiche, questa sia la peggiore. Sì, Cell di pochi anni fa a confronto, è Kubrick.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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