Blood Drive: sangue, trash … e ancora trash!

Negli ultimi anni le serie tv hanno alzato il tiro in fatto di qualità, proponendo contenuti sempre più appetitosi ed intriganti col fine di incontrare le preferenze ed aspettative di una gran fetta di pubblico. Azzardare è sempre pericoloso perché se gli ascolti non arrivano, il tentativo di successo fallisce miseramente. Eppure, fra serie Netflix sempre più in voga (per quanto quantità non è sinonimo di qualità, sorry not sorry) e prodotti che meriterebbero delle statue da quanto potenti e belli sono, si fa spazio con sfrontatezza e coraggio Blood Drive, serie di SyFy creata da James Roland.

Come descrivervi in poche parole Blood Drive? Un tripudio di sangue, no sense e trash! Se cercate una serie dalla sceneggiatura corposa e solida, dai toni soavi e composti ed i risvolti logici, abbandonate da subito l’idea di iniziarla perché Blood Drive è volutamente estrema, fuori dagli schemi e disarmante per la sua violenza gratuita.

Ci troviamo in un mondo postapocalittico dove l’acqua è oramai un lusso per pochi, la povertà e lo sbando sono all’ordine del giorno ma c’è una sola e folle speranza per chi vuole vivere nella ricchezza: partecipare alla gara automobilistica più masochista mai esistita, la Blood Drive, dove solo la coppia vincitrice torna a casa incolume e con un mucchio di verdoni, mentre ai perdenti spetta un cranio spappolato (letteralmente parlando, esatto). Per quanto possa sembrare già assurdo tutto ciò, manca un piccolissimo dettaglio: queste macchine non vanno a benzina ma bensì a sangue umano, d’altronde la benzina costa troppo, meglio impiantare un bel motore tritacarne e di tanto in tanto ficcarci dentro a forza il primo sfortunato che passa per strada, quel che conta è non restare a secco.

E fra cannibali venditori di hamburger (e la materia prima non è certo la stessa di McDonald’s), sosia obesi di Elvis Presley, cyborg torturatrici mascherate da sexy dolls, amazzoni estremamente girl power che schiavizzano uomini (per dei massaggi ai piedi e non solo) ed una misteriosa società cospiratrice che sembra tenere le redini dell’intera città, assistiamo alle spericolate e rocambolesche avventure del caricaturale poliziotto buono capitato per puro caso nel luogo sbagliato al momento sbagliato e della sexy ammalia-uomini decisa a vincere la gara per garantire un futuro migliore alla sorella rinchiusa in manicomio.

C’erano una volta i b-movies e Blood Drive li ha riportati alla luce. I film d’exploitation in voga nei decenni ’70 ed ’80 hanno sempre messo davanti la spettacolarità, inscenando senza paura violenza, gore e sesso.
Nomi come Ruggero Deodato, Mario Bava, Joe D’Amato e Larry Clark sono solo alcuni degli esponenti del genere, che in realtà è così variegato da contenere innumerevoli sottogeneri, dalla blaxploitation ai cannibal movies, dagli slasher ai documentari shock, dagli splatter ai spaghetti western.
Registi moderni come Takashi Miike, Rob Zombie ed Eli Roth, ad esempio, hanno fatto dei b-movies delle vere e proprie fonti d’ispirazione, contaminando il loro cinema e conferendo una certa fama al loro stile.

Anche Quentin Tarantino e Robert Rodriguez hanno coraggiosamente portato in vita il genere grindhouse a loro tanto caro, creando Death Proof e Planet Terror, non raggiungendo però il successo sperato. Anzi, diciamocela senza tanti giri di parole: il progetto fu un vero e proprio flop.

E qui la domanda sorge spontanea: il nuovo pubblico è troppo sensibile o semplicemente abituato ad un altro tipo di cinema che non può facilmente appezzare un genere così estremo e “non di moda”?

D’altronde ciò che non si conosce può spaventare di primo acchito, specialmente se stiamo parlando di b-movies. Eppure per i nostalgici e coloro che sono cresciuti a cereali e film di serie b, non si può non provare affetto per la spregiudicatezza e la pazzia di un prodotto come Blood Drive, per quanto però non sia eccellente ma d’altronde stiamo pur sempre prendendo in esame qualcosa che di principio non prefissa di mettere al primo posto la qualità e la struttura della trama, quanto più la bellezza dei litri di sangue che schizzano dai motori ruggenti delle automobili. Ciò nonostante sarebbe stata una serie coi fiocchi se si fosse spinta un po’ più in là, non cadendo del ridondante ma abbozzando una sceneggiatura più articolata così da poter incontrare i gusti sia dei veterani del genere e sia di coloro che si avvicinano per la prima volta al mondo dell’exploitation.

Insomma, buon tentativo audace, tante risate, ma non promosso del tutto. Chissà che sia solo l’inizio!

Angelica Lorenzon

Angelica Lorenzon

"I know everything, everything but myself."
- François Villon
Angelica Lorenzon

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