Kingsman – Secret Service Rapsody

kingsman confronto 007Da oltre mezzo secolo, l’immaginario collettivo del raffinato agente segreto riporta alla mente la figura dello 007, gentiluomo di bella presenza, che al servizio di sua maestà ha cavalcato le scene internazionali.
Tuttavia, adesso la corona britannica sarà lieta di sapere che una nuova “agenzia di intelligence internazionale indipendente che opera ad un altissimo livello di riservatezza, al disopra della politica e della burocrazia che minano all’integrità dello spionaggio del governo. L’abito è la nuova armatura di un gentleman” protegge il suolo inglese: i sarti Kingsman “i nuovi cavalieri”. Matthew Vaughn firma la regia di Kingsman – Secret Service, che ha co-scritto, diretto e co-prodotto insieme ai due fumettisti realizzatori dell’omonima grafic novel, Mark Millar e Dave Gibbons.
Il cast vanta nomi del calibro di Colin Firth che interpreta Harry Hart, nome in codice: Galahad, Taron Egerton giovane ribelle Gary “Eggsy” Unwin, Michael Caine: Chester King/Artù, Mark Strong: Merlino e Samuel L. Jackson nei panni del villains, Richmond Valentine.

È inevitabile un confronto tra una delle saghe più celebri nel cinema come i James Bond con questo film esplosivo che pur ostinando una sua serietà formale, minimamente si vuol far prendere sul serio.
Mentre un vero 007 beve solo “Martini agitato, non mescolato”, un agente Kingsman è poliedrico, oltre ad essere un ottimo amatore del Whisky come il pregiato Dalmore del 62 predilige anche la classica bevanda nazionale, così da non negarsi una prelibata pinta di birra. Anche se nel finale non può mancare un riferimento al classico drink in vero stile Bond, James Bond.
Trovo interessante analizzare il film in cinque punti significativi in modo da cogliere i caratteri salienti di questo divertente prodotto; prendo a modello il genere teatrale del dramma borghese di genere comico suddividendo l’analisi a un prologo, 3 atti ed un epilogo conclusivo:

PROLOGO

Un inizio virtuosistico con un piano sequenza accattivante che ha inizio da un dettaglio di un ingranaggio di una cassetta audio che sulle note dei Dire Straits, suona Money For Nothing registratore che con una movimento di macchina a retrocedere apre il campo all’ambientazione circostante, rivelando in una simmetria perfetta un campo si battaglia situato in Medio Oriente, in un lontano 1997.

Il ritmo diventa sempre più incalzante e assume i toni della battaglia; la mdp segue la comparsa di un elicottero che sorvola un’area nemica prima uccidono due guerriglieri e successivamente va a bombardare una fortezza incastonata nella roccia. Le esplosioni lasciano cadere blocchi di pietra che rapidamente si assemblano per comporre i titoli di testa; mentre la mdp avanza verso l’edificio da dove provengano grida e spari, fino a stringere su una finestra dentro la quale si insinua rivelando l’ambiente interno alla struttura. Un nemico è stato catturato da quattro agenti. Due spari, uno scoppio di granata e un agente morto, è qui che viene rivelato il volto del capo missione, un Colin Firth provato per il proprio errore. Sarà lo stesso Galahga a comunicare l’accaduto alla moglie e a donare la medaglia al piccolo Heggy.

Questo passaggio vede il bambino tenere in mano la medaglia mentre la mdp senza esitare si sposta su una palla di neve contenente una montagna, e vi entra dentro fino a tramutarsi in un biancheggiante paesaggio montano dove il soffio del vento trasporta la neve fino ad assemblarla nel titolo di testa: Kingsman – Secret Service.
Un escamotage intelligente che va a creare un raccordo di macchina che attraversa spazio e tempo, portandoci in Argentina 17 anni dopo, fino ad arrivare al presente.
Questa premessa si conclude con un’altrettanta sequenza significativa, suddivisa in tre parti dallo scandire di due batti ritmati alla porta a vetri che lascia intravedere due indistinte sagome umana; un’intro che ci presenta la situazione, il corpo centrale dominata dall’intruso agente segreto e la conclusione con la presentazione del padrone di casa, il villain della storia Richmond Valentine e della sua fedele assistente Gazelle.

La musica d’accompagnamento subisce un crescendo creando un tono di suspance, mentre accompagna i singoli gesti e prevedendo le pausedall’azione. Già da qui si intuisce una parvenza trash, che ricorda un po’ il cinema di Quentin Tarantino: diti mozzi dopo un colpo di pistola, agente ucciso da un tagliato perfettamente perpendicolare dovuto a una lama mostrandocelo come una mela che si apre a metà.

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ATTO 1 – LE PRESENTAZIONI

I due protagonisti, Harry Hart e Eggsy superate le formalità del caso si sono accomodati all’interno di un pub, il “Black Prince”, e davanti ad una “gradevole pinta di Guinness” stanno assumendo toni confidenziali. La banda del patrigno del ragazzo entra nel locale minacciando il raffinato ed elegante uomo; Harry si alza e avanza in direzione della mdp con passo deciso. “I modi definiscono l’uomo” questa battuta intervallata da gesti precisi e cadenzati a effetti sonori che surriscaldano l’aria. È la premessa di una scena di combattimento che alternano rallenty ad accelerazioni, effetti visivi a cambi di focali, mostrando le vivaci azioni e reazioni.
L’inquadratura, palesemente forzata, che mostra l’agente Kingsman in posizione leggermente obliqua difronte ad uno specchio dove si può intravedere la scritta a grandi lettere “Guinness” e in lontananza il gruppo dei sei balordi.

Sembra che il regista vuole circoscrivere all’interno di un quadro l’azione virtuosistica dell’agente, che come in un riflesso o un istante fugace, dilatato da tagli di montaggio, si mostra agli occhi increduli del giovane Eggsy e dello spettatore. Matthew Vaughn, attraverso la sua regia, vuole riprendere la grafic novel a cui si ispira la pellicola, suggerendo l’analogia tra una tavola disegnatta e la sequenza filmica; ogni inquadratura è una vignetta differente ed il loro susseguirsi suggerisce la dinamicità dell’azione contenute all’interno dei riquadri, così come ogni movimento di macchina è una striscia, più lunga, tra loro intervallati.

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ATTO 2 – L’ESPERIMENTO

Il palco di prova dei malvagi piani di Valentine, ci portano nella chiesa di fondamentalisti in Kentucky.
Un carrello avanza lungo la navata centrale della chiesa in direzione del pastore, per poi compier una rotazione di 90°, andando ad individuar l’agente Galahad all’interno dell’uditorio, una perlustrazione indiscreta della sala per poi alzarsi e incamminarsi verso l’uscita.
È qui che ha inizio l’esperimento di Valentine, mentre attaccano le note di Free Bird dei Lynyrd Skynyrd, l’agente si volta verso la donna che lo insulta, prende la pistola e gliela punta contro. Galahad, sotto l’influenza della SIM card, apre le danze di questo folle mattanza e si prepara alla carica che dà il via ad un piano sequenza di oltre quaranta secondi; grazie ad un’abile e virtuosistico movimento di macchina, rapida e precisa, che si lancia nel vivo dell’azione, catturando la caricaturale carneficina dai toni fumettistici accentuati dall’effettistica. Inoltre, c’è da lodare Colin Firth per l’incredibile prestazione acrobatica, il quale ha personalmente appreso ed eseguito la coreografia del combattimento.
Anche qui il combattimento è scandito da tre macro tempi, realizzati da tre piano sequenze che sfiorano sessanta secondi, ed intervalla da scene di contorno.

ATTO 3 – 00:00:00

Mio Dio ma è spettacolare”, con le parole di Merlino, voglio commentare il seguente atto.

Con le spalle al muro e senza ormai più alcuna via di fuga, Eggsy ha la geniale idea di utilizzare l’arma del villains contro i suo ideatore e nemico; dando inizio ad un concerto di musica classica e ogni nota accompagna mini esplosioni nucleari di teste.
Un totale, un carrello a precedere in aggiunta che con una rotazione di 180°, dove il lancio di un cappello crea un raccordo visivo mentre la mdp accelera e avanza tra i soldati inondati da mille colori. Una tavola rotonda 8 scene

EPILOGO

La scena assume un sapore di già visto, introducendo la chiusura con le battute iniziali del prologo fino ad assumere lo stile della sequenza analizzata nell’atto 1.

L’epilogo chiude l’opera, sulle note di Slave To Love di Bryan Ferry, così come era iniziata. Sullo sfondo nero all’intero dei due cerchi, il logo Kingsman che ruota, bordati in verde mentre i titoli di coda iniziano a susseguirsi; la grafica lascia spazio al dettaglio dei due ingranaggi di una musicassetta. La mdp inizia a retrocedere, mostrando l’apparato sonoro sopra il tavolo di del pub, al quale sono seduti la madre e il patrigno di Eggsy. La voce fuori campo del giovane attira l’attenzione dei due, controcampo sul giovane che si presente sotto le spoglie di un vero gentleman, altro controcampo in campo lungo sulla schiera di sei persone sul fondo della stanza con Eggsy di quinta. L’allievo adesso dimostra di aver superato il maestro, rievocando la memoria del defunto Galahad, in un’auto citazione; dell’inquadratura del riflesso di Eggsy, nel già sopra menzionato specchio, ma al contrario di Colin Firth, è inquadrato in posizione frontale puntando il proprio beffardo sguardo verso lo spettatore, quasi a voler bucare lo schermo e il proseguimento della scena è già leggenda.

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Elisabetta Da Tofori

Elisabetta Da Tofori

Forse ti hanno chiesto perché volevi darti al teatro, e tu non hai potuto fornire una risposta ragionevole, poiché ciò che volevi fare nessuna risposta ragionevole può spiegarlo: volevi volare.
-Edward Gordon Craig
Elisabetta Da Tofori

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