Venezia74: Under the Tree, recensione e intervista al regista Hafsteinn Gunnar Sigurdsson

 

Tra i titoli più chiacchierati di questa 74ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia spicca sicuramente Under the Tree del regista islandese Hafsteinn Gunnar Sigurdsson. Variety gli ha dedicato la copertina del primo numero dei reportage dal Lido fatti annualmente dalla rivista e chiunque ha avuto modo di passeggiare per l’area del festival non avrà potuto fare a meno di notare locandine, press-book e cartoline del film sparse in giro.
Per l’occasione, Vero Cinema non solo ha avuto l’occasione di vedere Under the Tree in proiezione stampa, ma anche la fortuna di conoscere e dialogare con lo sceneggiatore-regista del film. Qui di seguito, la combo recensione + intervista per conoscere o scoprire qualcosa di più su quello che è stato uno dei film di punta del Lido al di fuori della sezione Concorso.

UNDER THE TREE, L’ERBA DEL VICINO È SEMPRE PIÙ AL BUIO

Under the Tree posterScoperto mentre sta guardando un filmino porno amatoriale con se stesso come protagonista, Atli viene cacciato fuori di casa da Agnes, moglie e madre di sua figlia. Costretto a fare ritorno a casa dei genitori, Atli scopre che tra loro e i vicini di casa è in corso una guerra riguardo a un ingombrante albero che toglie troppa luce durante il giorno. Dallo scontro verbale si passa ben presto ad atti di vandalismo e violenza in un crescendo che non può che terminare tragicamente.
Portato alle sue esasperazioni, il discorso annidato in Under the Tree incute timore. Almeno una volta nella vita, tutti si son sentiti esasperati dai rumori dei vicini di casa, dalle loro urla, dall’immondizia lasciata sul pianerottolo, dai cani che abbaiano, dal volume del televisore, dalla semplice presenza, dall’olezzo avvertibile persino dalle pareti tanta è la suggestione e lo schifo. In poche parole, anche solo per scherzare (si spera), tutti hanno immaginato di eliminare fisicamente qualcuno con cui si è stati costretti a condividere anche solo un viaggio in ascensore. È la legge della convivenza forzata in un medesimo luogo, anche se ci sono dei muri a dividere gli uni dagli altri. Ci sono anche gli individui che tollerano tutto e tutti, ma in linea di massima l’idea di una grossa comunità che vive armoniosamente è astratta e difficilmente raggiungibile.

Under the Tree espone questi semplici concetti con cinismo e cattiveria e lo fa attraverso dei (per lo più) disgustosi e vili personaggi. Nel film, c’è chi elabora il proprio senso di colpa facendo del male al prossimo, c’è chi sfoga un personale malessere prendendosela con qualcuno che non c’entra niente, c’è chi preferisce puntare il dito sugli altri invece che su se stesso. Le dinamiche e i comportamenti umani, a prescindere dal livello sociale raggiunto, sono praticamente le stesse per tutti. Tutti respiriamo, mangiamo, scopiamo e blablabla, ma soprattutto possiamo essere delle positive presenze all’interno di una comunità, degli stronzi apocalittici o delle figure ai margini.

Lontano dall’essere un film narrativamente complesso, Under the Tree fa della sua semplicità il suo punto di forza poiché tutto quello che accade in novanta rocamboleschi minuti è realistico e possibilissimo. I personaggi scritti e portati sullo schermo da Hafsteinn Gunnar Sigurdsson potrebbero essere benissimo persone che si possono incontrare per strada, sul bus, nell’androne di casa. Gente sempre di corsa che insegue chissà quale ideale di vita, sempre con le sigarette elettroniche in mano o un Nespresso bollente nell’altra, che di nascosto guarda dei filmini pornografici senza curarsi di venire scoperti, che spenderebbe decine di migliaia di euro per l’inseminazione artificiale invece che adottare un bambino bisognoso, che fa sopprimere un animale domestico in piena salute solo per cattiveria, che piange per la scomparsa di un gatto e contemporaneamente cucina un agnello, che vuole far passare tutti per delle merde senza farsi prima un esamino di coscienza, che preferisce far credere al prossimo che tutto vada bene invece che sforzarsi di migliorare realmente la propria situazione a costo di andare contro il pensiero comune.
È però l’assoluta sfiducia nei confronti del sistema-famiglia mostrata in Under the Tree ciò per cui il film verrà maggiormente ricordato, oltre all’umorismo nerissimo. Tre storie genitoriali s’intersecano: quella di Agnes e Atli (prossimi al divorzio), quella dei genitori di lui (si disprezzano e non si amano più, ma si coprono le spalle a vicenda), quella dei loro vicini di casa (ultraquarantenni che pur di salvare il proprio matrimonio cercano di avere un figlio a tarda età). Non se ne salva una di coppia, non c’è alcun personaggio pienamente positivo al di fuori del cane, del gatto o della piccola figlia di Atli e Agnes, ancora innocente e incapace di voler male a qualcuno.

Under the Tree è pervaso da un pessimismo radicato e inestirpabile verso la società presente e futura, tema particolarmente “caldo” tra i film presentati alla 74ma Mostra del Cinema di Venezia. C’è ancora un briciolo di speranza per le generazioni che verranno? Lo si vuol credere, ma pare di no. Una base di partenza però può essere lo smettere di far finta che vada tutto bene e che nulla possa essere fatto per cambiare la situazione. Una cura a base di realismo e introspezione può giovare prima a livello individuale e poi a livello generale, se non altro per smetterla di farsi la guerra per delle questioni risolvibili col dialogo senza dover ricorrere a seghe elettriche, imbalsamatori o rapimenti.

under the tree chainsaw

INTERVISTA AL REGISTA HAFSTEINN GUNNAR SIGURDSSON

 Partiamo proprio dalla fase di scrittura di un film. “Under the Tree” ha una componente quasi teatrale: poche location, pochi attori, molti dialoghi. Di solito come ti approcci a scrivere una sceneggiatura?
Uhm, mi siedo alla mia scrivania e scrivo [Ride]. No, di solito prendo spunto da mie esperienze personali, da eventi che ho modo di osservare e mescolo tutto questo assieme alle influenze che possono derivarmi dai libri che leggo, dai film che guardo. È la vita a ispirarmi … in generale. Poi si tratta di dare una forma a tutto questo, costruire una storia. Da un certo punto di vista, questo è un lavoro come tanti altri e si tratta soprattutto di essere ben concentrati. Una volta che ho finito di lavorare alla sceneggiatura e ho trovato i giusti interpreti, chiedo loro di attenersi a ciò che ho scritto senza voler modificare la storia, ma se vogliono aggiungere qualche sfumatura in più ai loro personaggi io sono ben lieto di ascoltarli e ne discutiamo tutti assieme. Uno dei momenti che più amo del fare cinema sono le prove prima che il film venga girato e mi piace farne tantissime affinché tutti siano affiatati e assimilino la sceneggiatura. Ci sediamo attorno ad un tavolo, leggiamo le parti, ricreiamo tutte le scene, è importante che siamo tutti sulla medesima lunghezza d’onda in modo tale da non creare disequilibri. Come ti dicevo, io son sempre ben lieto di accogliere tutte le loro suggestioni e, se possono amalgamarsi con le vicende che ho scritto, allora sono disposto a includerle nella sceneggiatura. Fa parte della mia professione prendere qualcosa dagli attori oppure far capire loro che un’idea che hanno non può confluire nel testo che ho scritto.

In “Under the Tree”, Agnes rimane turbata quando scopre suo marito guardare un sex tape in cui lui e una amica lei stanno facendo sesso, ma durante il proseguimento del film lei sembra quasi rasserenata dal fatto di averlo potuto finalmente lasciare, un po’ come se non aspettasse altro che un buon motivo per cacciarlo fuori di casa e lui gliel’avesse fornito.
Sì, è esattamente così. Guardando il film, questo aspetto lo si può capire oppure no e la comprensione della storia non viene comunque ostacolata. È un elemento in più che ho voluto inserire per sottolineare quanto il matrimonio di Atli e Agnes sia arrivato al capolinea. Non ci può essere un futuro insieme per loro e in qualche modo uno dei due deve decidersi a lasciare l’altro.

C’è questo senso di libertà, dopo tanto tempo che son stati insieme, che entrambi avvertono. Agnes ci mette poco, Atli un po’ di più, ma tutti e due finiscono con l’essere d’accordo con il lasciarsi. Mi viene in mente Atli quando è nella tenda e legge l’email che lei gli ha scritto …
Lo penso anche io … poi però poco dopo aver letto la mail … [Ride]

Tutti i tuoi personaggi sembrano essere alla ricerca di un equilibrio nella loro vita. Lavorano, vanno a correre o in bicicletta, frequentano corsi di canto, prendono il sole e via dicendo. Insomma, scandiscono le loro esistenze con impegni settimanali, sempre gli stessi. Mi vengono in mente tutte le capsule Nespresso messe in ordine nella dispensa in cucina. Questi individui cercano disperatamente di tenere tutto sotto controllo, ma i loro animi sono tormentati, provano rabbia e fastidio nei confronti dei vicini di casa …
È quello che osservo nella società. Tutti abbiamo bisogno di un equilibrio nelle nostre vite, necessitiamo di occuparci di cose diverse per impiegare il tempo, altrimenti diventiamo irrequieti. Se non facessimo così, probabilmente penseremo troppo a tutti gli aspetti negativi di questo mondo e del vivere in generale. Perciò sì, credo nell’importanza di focalizzarci su qualcosa e di cercare di farla al meglio in modo tale da allontanare i brutti pensieri dalla testa.

Questo è ciò che fai anche tu col cinema?
È per questo che faccio film, per non deprimermi a riflettere sulla morte, i disastri ambientali, le crisi economiche, il terrorismo …

Tornando ad “Under the Tree”, Atli per tutto il film vuole parlare con Agnes, la insegue e la cerca costantemente, ma quando poi finalmente lei si sente pronta a tornare a parlare con Atli, mi riferisco a quando sono assieme in cucina, lui prende i suoi bagagli e se ne va via di casa …
Loro non possono parlare o comunicare civilmente perché non sono in grado di farlo. Ogni cosa che uno dei due può dire si trasforma automaticamente in un litigio. Sono troppo arrabbiati. La loro comunicazione ha raggiunto un tale picco negativo che semplicemente è meglio non parlarsi più per un po’ di tempo.

Dall’altro lato ci sono i genitori di Atli che son più preoccupati a farsi dispetti con i vicini piuttosto che rattristarsi del fatto che il matrimonio di loro figlio stia finendo malamente.
L’altro loro figlio è morto e tutta la famiglia è a pezzi. Succede spesso che le persone cui si è più vicini, come i parenti, siano anche quelle con cui si parla di meno perché ci sono degli argomenti difficili da trattare, come per esempio un divorzio o un tradimento. È più facile andare a sfogarsi o a chiedere un consiglio a qualcuno che è fuori dalla famiglia.

La colonna sonora svolge un ruolo fondamentale nel tuo film. È una musica minacciosa, a tratti inquietante.
Devo dire di essere veramente contento della colonna sonora di Under the Tree. Se n’è occupato un mio amico di vecchia data, Daniel Bjarnason, attualmente uno dei più importanti compositori islandesi. Abbiamo provato a collaborare insieme molte volte, ma questa è l’unica in cui siamo riusciti. Volevo che il film sembrasse un thriller anche se non lo è, perciò un modo per ottenere questo risultato è stato quello di utilizzare determinati tipi di musiche. Non volevo che la colonna sonora avesse una semplice funzione di accompagnamento alle scene, ma che fosse molto presente, che risaltasse.

Nel fare questo vi siete ispirati a qualche soundtrack precedentemente composta per altri film?
Mi piace molto la colonna sonora di Under the Skin, il film di Jonathan Glazer. Ovviamente non abbiamo cercato d’imitarla, ma di sicuro è stato il primo punto di riferimento che ci ha ispirati. Poi abbiamo parlato a lungo io e Daniel sul tipo di musica che avrei voluto per il film e il risultato finale è quello che si può ascoltare e di cui sono particolarmente soddisfatto.

(Intervista a Hafsteinn Gunnar Sigurdsson condotta da Simone Tarditi in data 1 settembre 2017 presso il Club 74 all’interno del Palazzo del Cinema, Lido di Venezia. Un ringraziamento particolare a Michael Arnon per la disponibilità nell’organizzare questo incontro)

Simone Tarditi

Simone Tarditi

"Into this house we're born.
Into this world we're thrown".
-Jim Morrison
Simone Tarditi

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