La Kingsman, il Cerchio D’oro e i suoi cugini americani

kingsman il cerchio d'oro poster

Difficile replicare il successo di un primo film ricco di novità, personalità e stile come Kingsman: Secret Service. Matthew Vaughn, con questo secondo capitolo ci riprova, ma quando si rompono alcuni limiti, difficilmente se ne trovano altri per replicare il successo.
A Il Cerchio D’oro succede questo, Vaughn, regista raffinato, pulp e mai banale, cerca di ricreare il successo del primo, con un secondo capitolo più grande, più grosso e più ipercinetico, ma qualche meccanismo di questa gloriosa macchina d’intrattenimento non è stato oliato al massimo.

Distrutta tutta la Kingsman da parte di una baronessa della droga fuori di testa (Jualianne Moore), i pochi superstiti, Galahad (Taron Egerton) e Merlino (Mark Strong) si vedono costretti a chiedere aiuto e collaborazione ai cugini statunitensi, la Statesman. Le due agenzie quindi, uniranno le forze per salvare il mondo ancora una volta.

La forza dirompente di Vaughn si evince in ogni singolo frame di ogni suo film. Il suo non è un ipercinetico patinato ma tendente all’eccesso, non a caso tutte le sue ultime produzioni sono figlie di una mamma graphic novel. Cinefumetti quindi, ma di quelli che cercano con forza una propria anima e identità al di fuori della fonte cartacea. Questo ha lanciato il successo di Kick-Ass, X-Men: First Class e il primo Kingsman.
Questo secondo capitolo non si allontana dai recenti successi. E’ uno di quei film per cui facilmente si punta il dito verso lo schermo per poter esclamare “ehi, è un film di Matthew Vaughn, si vede”. Ecco, qui (forse) si vede anche troppo.
Al netto di una perfezione tecnica e dinamica di Vaughn, il ritorno del vecchio Galahad (Colin Firth), dato per morto alla fine del secondo, è gestito tempistiche sagge. L’amnesia e il tornare a ricordare, si plasma perfettamente nello spettatore con la voglia di scoprire di più di questo affascinante personaggio.
Ma la vera novità è la Statesman, cugini statunitensi tutti cowboy e bourbon. Purtroppo nessuno di questi personaggi inediti (escluso il Whiskey di Pedro Pascal) hanno un giusta caratterizzazione. Quando hai attori del calibro di Halle Berry, Channing Tatum e Jeff Bridges, ecco, ci saremmo aspettati qualcosina di più, invece la loro presenza è impercettibile, sappiamo che ci sono e che esistono ma il contributo alla storia è sterile. Probabilmente e anche per via del titolo, Vaughn è affezionato al mondo di stile ed eleganza della Kingsman. Con un terzo capitolo in forma ufficiosa, già in lavorazione, non sarebbe male approfondire la collaborazione e regalare qualche sfaccettatura a queste nuove new entry.

kingsman il cerchio d'oro 1

Anche sul lato della novità Vaughn prova e riprova la scena della chiesa, anzi ce ne propone addirittura tre di queste scene, diverse per stile e narrazione, ma la magia della novità ora non c’è più. Ma è un male questo? Assolutamente no. Al netto di una produzione cinematografica che porta blockbuster scadenti o copie di copie di cinefumetti, Kingsman: The Golden Circle si conferma un ottimo prodotto d’intrattenimento che alla freschezza, aggiunge anche un interessante senso di continuità. C’è voglia di rivedere i Kingsman come gli Statesman e per una loro possibile terza venuta, ci aspettiamo qualcosa di veramente clamoroso.

Gabriele Barducci

Gabriele Barducci

"We gotta get out while we're young
`Cause tramps like us, baby we were born to run"
- Bruce Springsteen
Gabriele Barducci

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